Archivio per marzo, 2013

Adesso abbiate paura

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di Matteo De Vita

Sono sommerso in questi giorni da richieste su richieste di amici che hanno paura su un eventuale fac simile della situazione di Cipro.

Il problema di natura macroeconomica che stiamo attraversando ha una pericolosità che non immaginate, difatti, tutto sembra ancora muoversi in modo apparentemente democratico ma lo stato non percepisce che il dato disoccupazionale è catastrofico, la chiusura di partite i.v.a. anche ed inoltre il lavoro in nero sta aumentando a dismisura. Facciamo delle distinzioni tra un operaio generico ed un titolare di azienda: al primo sapete quanto gliene frega dello spread, dei tassi, del debito? almeno fino a quando non gli toccherete il suo equilibrio economico legato allo stipendio che percepisce. Il secondo, l’imprenditore, oltre ad essere già gonfio di notifiche di equitalia, che non pagherà mai, quali azioni deve automaticamente intraprendere per avere quantomeno il piatto a tavola tutti i giorni? Ve lo dico io: mobilizzare la partita i.v.a. ed effettuare tutte le prestazioni in nero dato che il rapporto tra compenso e pagamento delle tasse statali è totalmente fallimentare. La crisi ha portato via ogni cosa, anche la dignità. Ma adesso voglio ricordare a tutti che non siamo più in crisi ma in emergenza.

In questo momento mi va di ringraziare tutti gli eroi che, nonostante tutto, continuano a lavorare seppur in nero perchè hanno a casa dei bambini da sfamare, e sopratutto per non delinquere. La parola democrazia in questo momento storico dovete sapere che “non esiste” l’articolo uno della costituzione poi “una barzelletta”. Tutto è in gioco, e quando dico tutto, mi riferisco ai padri che non hanno il coraggio di dire ai propri figli che non possono andare con gli amici a fare una pizza, o comperare un nuovo pantalone perchè troppo costoso o addirittura non poter andare a trovare i parenti la domenica per risparmiare risorse economiche, ammesso che c’è ne siano.

Viviamo di apparenza, dove il sorriso è in competizione con lo sguardo su chi deve prevalere in determinate azioni. Tranquillizzatevi però perchè se non c’è lavoro, non c’è progresso non è colpa vostra ma del sistema diventato saturo in ogni cosa. Un sistema che non ha previsto un assalto così feroce dei grandi capitalisti, un sistema che ha permesso di far diventare l’oriente la fabbrica del mondo fregandosene letteralmente del mondo occidentale. Un oriente che senza diritti civili è diventato l’arma di distruzione di massa peggio del nucleare, che con l’inserimento nel WTO ha potuto distruggere ogni cosa perchè competitivo e puntuale nelle consegne su merci di grosso calibro. Basti pensare che la Ferrari, il nostro faro nel mondo sulle auto, produce tutto l’abbigliamento dell’apparato “ferrari store” in giappone perchè più competitivo, senza però tenere presente che la maggior parte dell’abbigliamento è frutto di sfruttamento di lavoro minorile e di turni preoccupanti anche di 18 ore di lavoro. Roberto Saviano nel libro “Gomorra” parla del porto di Napoli come una metropoli di scambio merci ma credetemi che è molto più pericoloso di quello sembra. A tal proposito vi consiglierei di fare un giro panoramico per capire su come l’85% delle merci presenti nei negozi di abbigliamento ad esempio, passano tra quei container. Movimentazioni giornaliere di container che arrivano dall’oriente? in media 850 container da 103 metri cubi pieni di qualsiasi cosa ogni giorno ed in questo periodo economico, al soddisfacimento del solo mercato nazionale.           

Ma come pensiamo di andare in competizione commerciale se i dati sono questi? 

Rispondere quindi alla domanda: Teo ma finiremo come Cipro? è assolutamente difficile. Quello che posso consigliare in termini economici sono le seguenti manovre:

– se avete azioni di stato cedetele immediatamente, anche se il compratore ve le svaluta del 10%;

– se avete denaro investito con assicurazioni a capitale garantito, controllate che la pancia contrattuale non si rilevi poi una bufala di gioco finanziario dove potete perdere anche il capitale garantito. E come fare? Recatevi presso le assicurazioni e presso le banche e chiedete ai dirigenti che vi hanno proposto il prodotto se in un eventuale crak finanziario, nonostante il capitale garantito, esistono clausole che vi facciano perdere comunque in percentuale e se, il dirigente vi conferma che il capitale è garantito, e che voi non perdete nulla, come rappresentante dell’istituto fatelo mettere per iscritto, allegandoci una marca da bollo e protocollate la dichiarazione in agenzia delle entrate.

– se avete un mutuo a tasso variabile convertitelo immediatamente in tasso fisso. Le borse, i mercati, le azioni e i prodotti tossici in termini finanziari porteranno cattivo tempo nei prossimi mesi;

– se avete poi come nel film di “totò peppino & la malafemmena” spazio per conservare un pò di denaro sotto al mattone meglio ancora. Potrebbe accadere un black out sulla liquidità e, andando in banca per disinvestire o prendere le vostre somme di denaro, la banca vi palleggi tra una scusa e l’altra restituendovi quanto dovuto a singhiozzo.

L’altro aspetto a mio avviso su cui i grandi esperti non stanno facendo nulla è “la troppa legislazione effettuata dalla guardia di finanza”. Il discorso è molto semplice: la guardia di finanza potrebbe legiferare con tutti i controlli di natura fiscale che vuole, ma sapete quale sarà il rapporto tra il legiferato (sanzione) e l’incassato? in questo periodo storico appena il 14%. L’imprenditore in questi tempi ha bisogno di sentire uno stato che gli faccia da partner, non da succhia sangue di tasse su tasse. Ma come pensano di chiedere ai contribuenti, o meglio con quale diritto istituzionale chiedi del denaro che non c’è. Sarebbe bastata una persona che, al vertice di questo prestigioso corpo che è la Guardia Di Finanza, avesse detto con dati alla mano, negli incontri tra stato e forze dell’ordine: “”signori se non smettiamo di legiferare il gettito diminuirà a dismisura, anzi, facciamo delle campagne per invogliare il contribuente al pagamento con delle offerte vantaggiose”” come avviene perfettamente negli altri stati europei.

Invece no, e difatti a breve arriverà ulteriormente un ulteriore punto di i.v.a. che, tanto per cambiare, diminuirà ancora di più il consumismo ma cosa peggiore farà risorgere le informazioni delle agenzie di rating che ci porteranno ad un ulteriore declassamento, questa volta l’ultimo, dopodichè cari connazionali inizierà l’apocalisse, quella fatta di rivolte popolari e di cittadini che, con la forza si riapproprieranno del paese.

Ora dico io ai signori dei palazzi: Finiamola una volta per tutte con questa crisi pericolosa, la tragedia è quella di non voler lottare per superarla.

 

 

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La Farsa sulle Energie Rinnovabili

Teo De Vita presso la miniera di Montecatini

Miniera Montecatini

San Giovanni Rotondo

di Matteo De Vita

E’ proprio vero il detto che dice “la notte porta pensiero”. A questo punto in questa notte di fine marzo mi sono chiesto se le energie rinnovabili sostituiranno completamente le energie attuali come il petrolio ad esempio. Facendo delle ricerche sull’attuale bacino d’utenza energetico e sulla motivazione che ci ha portato all’utilizzo di energie rinnovabili vi comunico che chiamarle energie rinnovabili è una grandissima balla mediatica, piuttosto si dovrebbero chiamare energie derivate.

Queste energie non rappresentano assolutamente una alternativa, quanto piuttosto una fonte di energia che deriva anch’essa da un diverso utilizzo del petrolio.

Se qualcuno pensa di poter avere i pannelli fotovoltaici senza poter disporre di greggio in abbondanza ed a buon mercato per produrli, è il caso che si sintonizzi su Canale 5 per guardare Uomini & Donne.

Per spiegare a tutti la reale portata dell’impatto delle energie derivate  devo spiegarvi l’evoluzione storica della civiltà umana: non vi preoccupate cercherò di essere il meno noioso possibile. Come si è arrivati al petrolio? Semplice: da un progressivo processo di sostituzione di una risorsa con un’altra a causa dell’esaurimento della prima e del lievitare del suo costo di approvvigionamento. Così è successo quando si passò dal legno al carbone. Inizialmente il legno era disponibile in quantità impensabili, era abbondante ed a buon mercato: basti pensare che la copertura forestale in Europa agli inizi del 1600 era dell’88%. La necessità di avere terreni da coltivare unita alla richiesta di legna per il riscaldamento provocò un lento e progressivo disboscamento in tutta Europa. Taglia oggi, tagli domani anche la legna cominciò a diventare molto costosa perchè iniziava a diminuire in disponibilità e quindi arrivò il carbone come un interessante sostituto: interessante perché vista l’abbondanza iniziale di carbone cavato in superficie era decisamente poco costoso.

Il carbone era conosciuto sin dai tempi dell’impero romano, ma non veniva utilizzato perché sporcava sia quando bruciava e sia quando veniva trasportato: per questo motivo si preferiva la legna molto più rassicurante per gli usi casalinghi e meno ingombrante.

I libri di storia (preciso che della storia non mi frega nulla se non quello di capire da essa l’evoluzione economica) ci dicono che all’inizio del diciassettesimo secolo il carbone diventa il vero e proprio componente energetico e da esso parte il primo processo di industrializzazione.
Il carbone trova ottima applicazione anche nel funzionamento delle prime macchine a vapore (vedi i grossi treni) che rappresenteranno la chiave di svolta per la trasformazione delle società da economia rurale a economia di mercato. Il successivo passo ci porta allo svuotamento delle campagne: milioni di contadini in tutta Europa abbandonano la coltivazione della terra (lavoro molto pesante, ma al tempo stesso molto salutare e gratificante) per spostarsi nei grandi sobborghi industriali per lavorare come operai. Il capitalismo nasce e si evolve grazie ad una risorsa energetica allora abbondante ed a buon mercato: il carbone. Naturalmente va precisato che al processo di industrializzazione si notarono i primi effetti collaterali sulla salute degli uomini che, respirando le nanoparticelle all’atto della combustione di questa fonte energetica, portarono le prime morti dato che proprio le nanoparticelle respirate dagli operai non venivano metabolizzate fin quando le stesse non sfornavano o un tumore o una infezione. Non voglio entrare nello specifico delle evoluzioni mediche che ci furono da allora per non annoiarvi ulteriormente, ma è importante capire che lo stesso processo di “non metabolizzazione di queste nanoparticelle” avviene anche ai giorni d’oggi con gli inceneritori diplomaticamente chiamati “termovalorizzatori”.

Ritornando ai quei tempi l’industria tessile per prima si fa portavoce di questo sensazionale mutamento: non si vive più per lavorare, ma si lavora per vivere. Le grandi metropoli iniziano a trasformarsi, sia dal punto di vista urbano che dal punto di vista socioeconomico: nascono i primi quartieri ghetti e nasce la lotta di classe creata dai processi di equilibrio ed individuazione economica all’interno delle aziende dove nascono i primi manager di livello e così via fino ad arrivare all’operaio generico identificando la classe socio economica.

Il carbone consente di riscaldare le abitazioni (un tempo sempre molto fredde), consente di far funzionare fucine e macchine a vapore per tenere in movimento telai, motori e rotative. L’uomo non si alza più quando canta il gallo all’alba, ma con la sirena delle fabbriche che lo sveglia per ricordagli che tra poco inizia il turno di lavoro. Un po’ come dire: svegliati che la musica è cambiata perchè devi lavorare e portare il pane a casa.

Ulteriormente l’uomo si abbandona ad una vita incontaminata a stretto contatto con la natura, per scegliere di passare la propria vita dentro uno stabilimento industriale (9 ore al giorno), al buio, in mezzo alla confusione di macchine e rumori di ogni sorta. Già allora, città come Londra apparivano all’occhio del viandante forestiero, città invivibili, corrotte dai costumi, dall’alcool, dalla prostituzione e dall’inquinamento rendendoci schiavi della vita giornaliera e reinvestendo il proprio denaro in circuiti viziosi come i primi giri di scommesse, le prime ragazze a pagamento, le prime serate da fighetti di strada succubi del processo di industrializzazione.

Nel frattempo i giacimenti di carbone smettono di essere convenienti in quanto il carbone in superficie si era esaurito ed era necessario iniziare ad estrarlo e nascono così le prime miniere di carbone. La risorsa energetica che ha consentito quanto abbiamo esposto finora comincia tuttavia a diventare costosa: qualcuno in America si accorge che si può ottenere altrettanta energia dallo sfruttamento di un liquido nero, che sembra carbone liquefatto ma in realtà è petrolio.

Inizia ad essere utilizzato per illuminare le strade nelle grandi città metropolitane. Alla fine del 1800 in città come Francoforte, Parigi e Londra vi erano milioni di cavalli che venivano utilizzati per trascinare carrozze, diligenze, carri merci e via così. Mantenere un cavallo era costoso, pochi se lo potevano permettere, inoltre ogni cavallo sporcava abbondantemente con le sue naturali evacuazioni. Qualche decina di migliaia di cavalli in città come New York o Londra possono creare un vero e proprio problema per l’igiene e la salute pubblica, oltre che a essere ingombranti.

Si intuisce l’importanza di poter spostare uomini e merci velocemente ed a costi ragionevoli: dal petrolio nascono moltissimi derivati, gli idrocarburi ed i composti sintetici, tutte sottocategorie che tiriamo fuori dal prodotto di origine, come quando oggi misceliamo il senza piombo con l’olio per tirarne fuori la cosiddetta miscela per i motori a due tempi. Nasce così l’industria dell’automobile insieme a quella della petrol chimica per iniziare e tirare fuori prodotti sotto derivati del petrolio.

Subito dopo nascono i primi computer che iniziano la loro arma di distruzione di massa iniziando un processo legato alla polverizzazione di posti di lavoro, sostituendosi allo stesso nei processi di assemblaggio. Era solo l’inizio ed anche i computer potevano fare poco, però se facciamo un paragone semplicissimo, oggi la più grande nave merci del mondo, grazie alla tecnologia e alla robotizzazione possiede semplicemente 11 persone di equipaggio.

Ma il contributo maggiore che ha dato il petrolio all’evoluzione umana non lo troviamo nell’industria automobilistica, quanto in quella agroalimentare.

Tanto per iniziare in meno di 100 anni la fertilità e produttività dei terreni è spaventosamente aumentata di circa il 5 % all’anno, proprio di pari passo all’aumento dell’offerta petrolifera. In poche parole posso coltivare più terreno se posso spostarmi di più e per spostarmi ci vuole petrolio.

Questo strepitoso aumento di disponibilità alimentare è stato possibile solo grazie al greggio ed a tutte le sue invenzioni fatte: i trattori, le mietitrebbiatrici, le pompe di irrigazione, i fertilizzanti sintetici ed i pesticidi, che per quanto possano essere denigrati, hanno consentito di soddisfare il fabbisogno alimentare della civiltà umana, man mano che questa cresceva esponenzialmente.

E perché cresceva così tanto la popolazione mondiale? Per diretta conseguenza del cambiamento di vita sia alimentare che salutare: in quanto abbiamo avuto la possibilità di nutrirci con una varietà e ricchezza ed abbondanza alimentare che nessun altra generazione prima di noi ha potuto avere. Questo ha consentito all’organismo di essere più forte contro gli attacchi esterni e di procreare con una progressione esponenziale impensabile fino a qualche secolo fa. Grazie al petrolio abbiamo potuto avere le coltivazioni intensive che a cascata alimentano gli allevamenti intensivi di bestiame (bovini, suini ed ovini). Pensate a quante volte mangiate carne durante il giorno: fino a 70 anni fa la carne si mangiava una volta ogni 15 giorni, in occasioni di feste e ricorrenze popolari.

Senza petrolio questa catena alimentare (come bluff in aumento legato ai servizi) non potrebbe continuare a sostenersi, in quanto non potremmo avere raccolti abbondanti per alimentare la crescita, l’ingrasso ed il riciclo degli animali di allevamento.
Non dimentichiamo inoltre il prolungamento della vita media provocato dalla capillare diffusione e produzione di farmaci da banco (pensiamo solo alla volgare aspirina).

Capite quindi da questo sintetico mio discorsetto storico come sia assolutamente fuori luogo pensare di poter sostituire una risorsa che ci ha trasformato e ha trasformato le nostre vite e continua a trasformale (vedi il traffico aereo degli ultimi 5 anni).

Non mi devo chiedere se in futuro ci sarà benzina per mettere in moto il mio suv, quanto piuttosto se il supermercato sotto casa verrà rifornito di ortaggi e alimenti preconfezionati.

Le fonti di energia alternativa, anche se sono energie derivate, non risolveranno MAI totalmente e PER TUTTI i problemi e le difficoltà a cui stiamo andando incontro.

In futuro l’energia, specialmente quella elettrica, ci sarà ancora, ma non per tutti e soprattutto non ai prezzi che conosciamo ora. Avrà una erogazione a singhiozzo, con periodi molto frequenti di stacchi: ma questo solo per chi sarà molto ricco. Per gli altri si ritornerà indietro: molto indietro, la candela sarà già un lusso. Se qualcuno sta pensando ai pannelli solari, è meglio che se li scordi: non potremmo mai avere pannelli fotovoltaici per tutti. E perché ? Perché per fabbricarli, assemblarsi e trasportarli occorre petrolio, proprio quello che dovrebbero sostituire e spazzare via i pannelli come dichiarano anche alcuni rappresentati del partito democratico. Ma dico io con quale coraggio istituzionale comunicate ai cittadini delle simili idiozie? 

Un pannello fotovoltaico è costituito di svariati elementi minerali: silicio, rame, cadmio, indio, gallio. Solo per estrarre una tonnellata di rame servono 8 barili di petrolio!!

Spero non penserete di spostare un trattore Holland del peso di 10 tonnellate con i pannelli fotovoltaici sul tetto della cabina di pilotaggio!!

E i fertilizzanti ed i pesticidi con che cosa li sostituite ? Gli aerei e le navi traghetto con cosa li spostate ? Con l’idrogeno?

……ma fatemi il piacere. Io se avessi incarichi istituzionali non mi permetterei mai di fare dichiarazioni per fare la bella faccetta davanti alla telecamera. Oggi mi pare di vedere solo quello, politici a caccia dell’obbiettivo mediatico, totalmente ignoranti (non tutti ma il 90%) ed impreparati sull’economia e sopratutto con la convinzione di far passare tutte le (fatemi passare questo termine) stronzate che dichiarano.

Una delle più grandi bugie che vi hanno raccontato sulla circolazione delle automobili è che i carburanti come la benzina ed il gasolio verranno sostituiti dalle cosi dette celle a idrogeno.
Per chi non lo sapesse, sono una sorta di pila a vita eterna che produce energia elettrica dalla catalisi dell’idrogeno. Celle a combustibile ce ne saranno in futuro: alcuni milioni, forse.

Ma di certo non li avrete voi, ma solo come ho detto prima, le persone più ricche, proprio come avveniva 70 anni fa quando l’automobile era un lusso per pochi ed oggi le stesse sono per pochi, specie se hanno un costo in fattura da 500.000 €.

Concludendo questo straordinario prodotto c’è lo ritroveremo negli anni, come minimo nei prossimi 300, perchè non possiamo sostituire il petrolio con il nulla dato che lo stesso ci ha vincolati a questo stile di vita.

Una delle 5 stelle del movimento dovrebbe contenere, un cervello elettronico che risponderebbe immediatamente, alle dichiarazioni affrettate dei vari politici: prima di aprire bocca documentatevi come in questa notte di fine marzo ho fatto io, con la differenza che a me piace parlare di cose reali e fattibili, mentre ad alcuni parlamentari neoeletti piace rispondere in modo troppo affrettato come se avesse già qualcuno che dall’alto che lo illumini.page3image1000

Il Livello di un parlamentare a 5 Stelle

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di Matteo De Vita

Riguardo l’intervento mancato dei parlamentari neoeletti nella città di San Giovanni Rotondo, il nostro meetup aveva intenzione di fare domande molto interessanti riguardanti i punti del programma.

Decidiamo quindi di contattare il nostro portavoce Giuseppe D’Ambrosio a cui chiedo semplicemente la motivazione della loro assenza e l’interesse da parte nostra di presentargli un progetto riguardo il punto del programma riguardante la ripresa della piccola e media impresa, proponendogli delle soluzioni interessanti che all’interno avrebbero avuto la visione di un grande economista italiano nostro amico di nome Eugenio Benetazzo.

Il nostro portavoce sapete cosa ci ha risposto? Chiedetelo a Barbara D’Urso. Ora facciamo una precisazione: tenendo presente che non esiste nessuna regola che vieti l’intervento di attivisti o di parlamentari a 5 stelle in televisione, vi sembra democratica questa risposta? forse le televisioni non sbagliano così tanto quando pubblicano determinate informazioni sul movimento. Ora noi capiamo che il portavoce D’ambrosio possa ricoprire il ruolo dell’incazzato nei confronti di un attivista che è andato in TV, ma secondo voi è una risposta plausibile e democratica? Crediamo proprio di no.

A questo punto, dopo aver inviato una mail a Grillo sul comportamento di un portavoce che, assumendo posizione di rilievo risponde in quel modo e a quel livello, crediamo che, su questo tipo di azioni, si debbano prendere dei provvedimenti seri che portino ad un miglioramento del movimento dato che, da quanto si capisce da questa risposta ridicola e poco democratica, se il livello di un portavoce è quello di dire ai propri elettori, “chiedetelo a Barbara D’Urso” lo stesso non conoscendo la definizione di “ognuno vale uno” ci invita a nozze, quindi, nel prossimo intervento in televisione lo inviteremo ad un dibattito pubblico e democratico. Se in rete un parlamentare assume questi comportamenti, non osiamo immaginare cosa potrebbe combinare nelle aule istituzionali.

Per il resto comunichiamo al sign. D’Ambrosio che queste azioni totalmente antidemocratiche ci faranno tornare in televisione molto presto e renderemo atto a tutta la nazione del suo modus operandi. Intanto se questo è il comportamento che assume un nostro parlamentare nei confronti di elettori a 5 stelle, iniziamo ad avere conferme sui punti di domanda e sugli atti dimostrativi che poniamo tramite le televisioni e gli altri mezzi di informazione.

Aggiungendo un mio pensiero personale, totalmente fuori dal gruppo meetup, mi vien da dichiarare: D’Ambrosio si vergogni. 

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Il Ribaltone e l’informazione

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[http://michelegemma.com/2013/03/30/san-giovanni-rotondo-game-over/#more-198]

di Matteo De Vita

Non tutti i giornalisti devo definirsi come impostori o responsabili sull’inquinamento dell’opinione pubblica o perchè pilotati dall’alto dai loro editori. In capitanata abbiamo chi lavora con grande senso di responsabilità, con senso civico e di totale trasparenza nei confronti dei cittadini. Ritornando sulla definizione di attivismo, possiamo tranquillamente confermare che chi, come Michele Gemma (di cui condivido i suoi ideali di informazione) distribuisce informazione seria e coerente, effettuando puro attivismo per il bene comune. Nei miei interventi a TV Gargano ho sempre dichiarato, collegandomi all’ultimo articolo fatto da Michele, l’esistenza dei due popoli nella città di San Giovanni Rotondo: il popolo di casa sollievo ed il popolo che è allo sfaldamento totale.

Tornando al ribaltone che a mio avviso è una ulteriore bufala su cui i cittadini sono stati tirati completamente fuori, tanti mi chiedono le possibili soluzioni che immediatamente dovremmo attuare per il nostro reparto microeconomico dedito a risollevare la piccola e media impresa, e su questo, mi andrebbe di dare un consiglio al nostro sindaco che in termini Microeconomici non conosce a mio avviso i dati riguardanti San Giovanni Rotondo, invitandolo ad intraprendere immediatamente le seguenti azioni:

– Incontro con le varie categorie di imprese presenti nella pancia del 71013;

– Valutazione delle esposizioni bancarie delle imprese convocando i vertici delle banche interessate;

– Rivalutazione delle assunzioni di Giovani Locali in tutte le categorie di imprese con campagne di promozione politico/sociale;

– Inventario delle imprese elite del territorio con cui instaurare una campagna di valorizzazione sui mercati nazionali ed esteri;

– Cacciare immediatamente Equitalia con la riscossione dei crediti da parte dei messi comunali, realtà che in molti comuni sta spazzando via questo istituto che è responsabile della vita e della morte delle persone insieme alle grandi banche, e con loro, le privatizzazioni delle stesse;

Su questi quattro punti potremmo iniziare un lavoro di natura amministrativa incessante e molto elaborato. Prevedendo le risposte del Sindaco che potrebbe dichiarare: “capisco i punti ma non è mio compito risollevare il settore di impresa del nostro territorio” allora, come elettore le rispondo che il futuro della nostra città a brevissimo diventerà una realtà scomoda fatta da persone normali che pur di vivere dovranno commettere dei reati. Se il sindaco che rappresenta le istituzioni non è in grado di governare, figuriamoci se sia in grado di mettere in pratica almeno uno dei quattro punti da me proposti. Cari signori forse dimenticate che i cittadini sono proprietari del comune, i cittadini vi tengono nelle aule istituzionali e gli stessi democraticamente vi manderanno a casa.

Per tutto il resto faccio i miei complimenti all’unico Giornalista che abbiamo nel nostro territorio, invitandolo a continuare su questa linea, una persona che non fa distinzioni di bandiere politiche ma che fa semplicemente informazione. Complimenti Michele Gemma.

Blog: http://www.michelegemma.com

[http://michelegemma.com/2013/03/30/san-giovanni-rotondo-game-over/#more-198]

No alle televisioni. Ma dov’è scritto?

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di Matteo De Vita

Il movimento 5 Stelle possiede un regolamento chiamato “non statuto” che è molto semplice ed efficace. Una espressione di democrazia che dal basso ha tirato fuori 8 milioni di voti nell’ultima tornata elettorale. Tra i tanti problemi da risolvere all’interno del movimento, è oggetto di discussione la partecipazione da parte dei candidati e degli attivisti all’interno di trasmissioni televisive. L’ultimo episodio è accaduto nuovamente nella trasmissione pomeriggio 5, condotto da Barbara D’Urso dove un neoparlamentare è intervenuto democraticamente e soggettivamente durante la diretta come ospite.

Che la ricetta dei venti punti del programma è meravigliosa e che io come attivista la condivido in pieno, anche se in temi macroeconomici ancora non vedo quantomeno una proposta di azioni scritte per risollevare la piccola e media impresa, tengo a precisare che a mio avviso l’intervento dei parlamentari a 5 stelle nelle televisioni è un atto dovuto che punta a soddisfare tutti quei cittadini che non sanno cosa sia un computer e tantomeno conoscono la rete. A tal proposito va precisato che “non esiste nessuna regola che vieta l’intervento in TV” ma è semplicemente una preferenza che Grillo gradisce dato che a suo avviso le televisioni continuano a macchiare le informazioni, e nel caso dei talk show, si cade nella trappola di chi cerca in ogni modo di screditare il movimento, facendo intervenire poco o niente gli intervistati.

Su questo vorrei che i nostri lettori capiscano che il modus operandi di Beppe Grillo è assolutamente molto raro e obsoleto, difatti con l’intervento del neoparlamentare a pomeriggio 5 lo stesso rischia a detta della stampa una espulsione dal movimento cosa assolutamente vergognosa e non democratica.

I parlamentari devono essere liberi di partecipare dove gli pare senza essere schiavi di quello che potrebbe pensare Grillo, anche perchè ulteriormente alla rete si valuterebbe il loro grado comunicativo, oltre che alla loro preparazione in termini sociali e culturali. Conoscere il parlamentare non significa solamente inserire un curriculum da far leggere online agli iscritti al movimento, ma significa valutarne tutte le capacità a 360° con interventi televisivi, interventi di piazza e interventi online, che confermino la preparazione alle grandi responsabilità a cui gli elettori hanno dato mandato e sopratutto, continuo a ripeterlo, andare in TV significa comunicare con gli oltre due milioni di elettori che non sanno ne cosa sia un computer, ne cosa sia la rete.

Quando ascoltavo gli spettacoli a Mantova di Grillo utilizzava queste parole: “da una parte c’è la verità, dall’altra ci sono i giornali”. Bene io a questo punto mi sento di dichiarare anche che oltre alla verità e ai giornali c’è anche la “rete” che come le televisioni influisce sull’opinione pubblica e la macchia se serve. Tutto questo però non deve condizionare il pensiero di quei parlamentari che vogliono andare in TV per comunicare con gli elettori e magari far conoscere le loro capacità. Il movimento non è di Beppe Grillo ma di 8 Milioni di cittadini che hanno votato a 5 stelle, ma anche ad una definizione democratica straordinaria chiamata “OGNUNO VALE UNO”. La democrazia diretta a questo punto dovrebbe creare una azione di voto per tutti i movimenti che i portavoce dovrebbero effettuare a nome degli elettori, infatti parliamo sempre della velocità con cui in rete svolgiamo azioni meravigliose, allora credo che inserire un referendum per tutte le azioni che passo passo dovranno svolgere sia un punto su cui si possa tranquillamente discutere.

Le frasi dette in campagna elettorale non le scordiamo, una di queste è “non date il voto al movimento così a delega, rendetevi tutti parte del cambiamento altrimenti non andremo da nessuna parte”. Ecco credo che questo non stia avvenendo perchè se qualcuno soggettivamente prende delle decisioni come quella di andare in TV (rendendosi parte del cambiamento) viene espulso o viene richiamato su una azione che è legittima e non ha nessuna regola scritta che lo vieta.

Comunicare con il popolo significa farlo con tutti i mezzi: televisione, giornali, rete, radio. Sappiamo perfettamente che il tuo blog porta parecchia remunerazione alla tua persona, ma credo sia il momento di mettere da parte gli interessi personali e consegnare in mano ai cittadini questa                  meravigliosa macchina chiamata Movimento 5 Stelle.

Jacques Maritain diceva: La tragedia delle democrazie moderne è che non sono ancora riuscite a realizzare la democrazia.

Minoranze Attive

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La storia dei popoli e delle civiltà ci insegna quanto sia stato importante il ruolo delle minoranze attive durante il corso della storia. Le rivoluzioni, le innovazioni, le lotte per la conquista dei diritti nascono sempre dall’attivismo di specifici gruppi che desiderano cambiare lo stato delle cose che li circonda e li svantaggia, nel tentativo di raggiungere un benessere di vita migliore, andando contro agli interessi della maggioranza che vorrebbe lasciare lo stato di cose eternamente invariato, conservando il potere e controllando i diritti delle persone.

Il rapporto che lega la maggioranza alla minoranza è indissolubile, perché l’esistenza stessa di una maggioranza presuppone la presenza di una minoranza che ne legittima l’entità. Il concetto di maggioranza e minoranza non è da intendersi solo come espressione di un rapporto numerico, ma anche in termini di status sociale e potere. La parola minoranza si riferisce quindi a tutti quei gruppi che, a prescindere dal loro numero di persone da cui sono composti, si trovano in una posizione di svantaggio sociale e dei diritti. Le donne possono considerarsi come una minoranza in termini di status e diritti, pur essendo nel mondo circa sette volte più numerose degli uomini.

Fatta questa precisazione, si può facilmente intuire l’ importanza che hanno le minoranze attive sia in merito all’introduzione di novità, in quanto sono loro che  portano il rinnovamento e il cambiamento interpretando lo spirito del tempo, sia in merito al ruolo di tenere sotto controllo, per quanto possibile, l’ operato della maggioranza che di natura è conservatrice, evidenziando quali possano essere i margini di miglioramento attraverso una sana critica costruttiva dall’interno. Da una parte le minoranze attive contrastano l’egemonia conservatrice delle maggioranze costringendole al rinnovamento come nel caso del Femminismo, che portò al raggiungimento dei diritti quali l’ aborto e le pari opportunità rinnovando la società ai tempi moderni, dall’altra contribuisce al miglioramento di qualsiasi gruppo dall’interno, offrendo punti di vista alternativi che aumentano la qualità e l’equità delle decisioni nel rispetto di tutti.

Ogni gruppo, movimento, partito deve avere la maturità di saper ascoltare le minoranze interne, perché proprio da loro può partire quel rinnovamento che determina la longevità del gruppo o partito stesso. Gli attivisti sono coloro che sollevano questioni cruciali che spesso provengono dalle minoranze interne, non sono solo quelli che lavorano per le maggioranze divulgando i contenuti e le ideologie, distribuendo volantini e facendo opinione in giro per le piazze.

Il coraggio di sfidare le maggioranze e il loro carattere conservatore, ha permesso il raggiungimento dei nostri diritti nel corso dei secoli (vedi democrazia), ma il conformismo e l’ attivismo acritico, occupato freneticamente solo a divulgare verso l’esterno senza farsi domande e critiche dall’interno, ha solo portato schiavitù intellettuale e disparità sociali (e non solo intellettuale, vedi deportazione degli africani e degli ebrei), caratterizzando le società moderne e contemporanee.

conformistascritto da piosky83

 

La Casa Brucia

Italia-brucia

di Matteo De Vita.

In questi giorni continua questo teatro politico fatto di partiti che continuano a palleggiarsi dichiarazioni che riguardano le responsabilità. Dopo circa 40 giorni dal voto possiamo tranquillamente dichiarare che l’Italia continua il suo percorso di distruzione di massa, dove continuano a chiudere imprese, in media 45 al giorno, e dove si continua a parlare di chi deve o non deve governare. Voglio ricordare a tutti i signori politici che parlare a tutte le televisioni del “senso di responsabilità” non significa mandare un messaggio ad altri partiti che faccia capire che il metodo migliore sia un governo fatto di un solo partito che governi, e non un governo di coalizione. Il senso di responsabilità cari signori è quello di riaccendere immediatamente la macchina economica per il bene democratico della nostra nazione. Mentre Berlusconi parla di eventuale governo di intese, Bersani continua le sue prese di posizione, generalizzando sempre i punti del programma del PD e non parlando minimamente di manovre economiche che dovrebbero risollevare il paese. Il M5S continua ulteriormente la sua presa di posizione non appoggiando nessun partito (è nel non statuto) ma credo che questa non sia la migliore soluzione. Il movimento ha intrapreso un percorso politico in un momento economico disastroso e, proprio facendo appello al grado di responsabilità dovrebbe capire che ogni minuto, ogni giorno, ogni settimana che passa significa ottenere chiusure di partite i.v.a., processo di deindustrializzazione, diminuzione del gettito fiscale, polverizzazione di posti di lavoro. Tutto quello che vediamo in questi giorni non è che lo scenario politico visto nelle precedenti legislature, dove ognuno cerca di far valere il proprio ideale andando sempre a caccia di poltrone. L’immagine di questo articolo non è scelta a caso, difatti mi piacerebbe sapere da tutti (5 stelle compresi) cosa farebbero nel caso in cui la loro casa bruci, dato che mentre a Roma continua questo gioco delle parti, le tensioni sociali aumentano, i reati lo stesso, avvicinando sempre di più il paese alla realtà greca dove i cittadini entrano nei supermercati, rubano cibo e lo distribuiscono alla popolazione. Dopo un mese di totale fermezza politico istituzionale riesco a capire che, se nei prossimi 90 giorni non si attueranno manovre che ridiano credito alle imprese, che riportino all’accesso al credito anche gli imprenditori che hanno chiuso causa pressione fiscale, inizieranno le rivolte di strada, ed allora si che non ci sarà più nulla da fare per uscirne in modo democratico ma, tutta la classe politica ne pagherà le conseguenze in modo disastroso.

Qualcuno all’interno del parlamento con grande senso di responsabilità nei confronti dei cittadini dovrebbe urlare nelle aule istituzionali in modo fortissimo: A fuoco, a fuoco!

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