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di Matteo De Vita

Il movimento 5 Stelle possiede un regolamento chiamato “non statuto” che è molto semplice ed efficace. Una espressione di democrazia che dal basso ha tirato fuori 8 milioni di voti nell’ultima tornata elettorale. Tra i tanti problemi da risolvere all’interno del movimento, è oggetto di discussione la partecipazione da parte dei candidati e degli attivisti all’interno di trasmissioni televisive. L’ultimo episodio è accaduto nuovamente nella trasmissione pomeriggio 5, condotto da Barbara D’Urso dove un neoparlamentare è intervenuto democraticamente e soggettivamente durante la diretta come ospite.

Che la ricetta dei venti punti del programma è meravigliosa e che io come attivista la condivido in pieno, anche se in temi macroeconomici ancora non vedo quantomeno una proposta di azioni scritte per risollevare la piccola e media impresa, tengo a precisare che a mio avviso l’intervento dei parlamentari a 5 stelle nelle televisioni è un atto dovuto che punta a soddisfare tutti quei cittadini che non sanno cosa sia un computer e tantomeno conoscono la rete. A tal proposito va precisato che “non esiste nessuna regola che vieta l’intervento in TV” ma è semplicemente una preferenza che Grillo gradisce dato che a suo avviso le televisioni continuano a macchiare le informazioni, e nel caso dei talk show, si cade nella trappola di chi cerca in ogni modo di screditare il movimento, facendo intervenire poco o niente gli intervistati.

Su questo vorrei che i nostri lettori capiscano che il modus operandi di Beppe Grillo è assolutamente molto raro e obsoleto, difatti con l’intervento del neoparlamentare a pomeriggio 5 lo stesso rischia a detta della stampa una espulsione dal movimento cosa assolutamente vergognosa e non democratica.

I parlamentari devono essere liberi di partecipare dove gli pare senza essere schiavi di quello che potrebbe pensare Grillo, anche perchè ulteriormente alla rete si valuterebbe il loro grado comunicativo, oltre che alla loro preparazione in termini sociali e culturali. Conoscere il parlamentare non significa solamente inserire un curriculum da far leggere online agli iscritti al movimento, ma significa valutarne tutte le capacità a 360° con interventi televisivi, interventi di piazza e interventi online, che confermino la preparazione alle grandi responsabilità a cui gli elettori hanno dato mandato e sopratutto, continuo a ripeterlo, andare in TV significa comunicare con gli oltre due milioni di elettori che non sanno ne cosa sia un computer, ne cosa sia la rete.

Quando ascoltavo gli spettacoli a Mantova di Grillo utilizzava queste parole: “da una parte c’è la verità, dall’altra ci sono i giornali”. Bene io a questo punto mi sento di dichiarare anche che oltre alla verità e ai giornali c’è anche la “rete” che come le televisioni influisce sull’opinione pubblica e la macchia se serve. Tutto questo però non deve condizionare il pensiero di quei parlamentari che vogliono andare in TV per comunicare con gli elettori e magari far conoscere le loro capacità. Il movimento non è di Beppe Grillo ma di 8 Milioni di cittadini che hanno votato a 5 stelle, ma anche ad una definizione democratica straordinaria chiamata “OGNUNO VALE UNO”. La democrazia diretta a questo punto dovrebbe creare una azione di voto per tutti i movimenti che i portavoce dovrebbero effettuare a nome degli elettori, infatti parliamo sempre della velocità con cui in rete svolgiamo azioni meravigliose, allora credo che inserire un referendum per tutte le azioni che passo passo dovranno svolgere sia un punto su cui si possa tranquillamente discutere.

Le frasi dette in campagna elettorale non le scordiamo, una di queste è “non date il voto al movimento così a delega, rendetevi tutti parte del cambiamento altrimenti non andremo da nessuna parte”. Ecco credo che questo non stia avvenendo perchè se qualcuno soggettivamente prende delle decisioni come quella di andare in TV (rendendosi parte del cambiamento) viene espulso o viene richiamato su una azione che è legittima e non ha nessuna regola scritta che lo vieta.

Comunicare con il popolo significa farlo con tutti i mezzi: televisione, giornali, rete, radio. Sappiamo perfettamente che il tuo blog porta parecchia remunerazione alla tua persona, ma credo sia il momento di mettere da parte gli interessi personali e consegnare in mano ai cittadini questa                  meravigliosa macchina chiamata Movimento 5 Stelle.

Jacques Maritain diceva: La tragedia delle democrazie moderne è che non sono ancora riuscite a realizzare la democrazia.

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Commenti su: "No alle televisioni. Ma dov’è scritto?" (2)

  1. Andrea Uguccioni ha detto:

    Matteo il discorso di dire “Uno vale uno” o un partito che “parte dal basso” sono solo degli slogan elettorali! ! Il parlamento funziona in modo diverso il voto funziona a gruppi e nn a singoli!!! Il discorso di proporre un governo a “cinque stelle”Non conoscendo che la legge elettorale ancora “funziona” che è la coalizione che prende più voti è quella che decide l’eventuale Premier!!!! Il problema che ha Grillo che odia i giornalisti perché quando faceva il comico ed è stato cacciato dalla Rai dopo aver parlato male di Craxi negli anni ottanta! !! Nel PDL c’è un problema che a forza di appoggiare Berlusconi si sono troppo immedesimati in lui, ma tt questo sempre restando all’interno delle regole democratiche detto “in senso lato”!!!

  2. Andrea Uguccioni ha detto:

    Per quanto riguarda le televisioni anche a me non piace cm i giornalisti televisivi si comportano ma sono loro che cn la loro notorietà spostano le intenzioni di voto della gente è così che funziona in democrazia e Grillo o volente o nolente ora ne fa parte da quando si è esposto andandoin piazza a fare comizi politici!!!

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