Teo De Vita presso la miniera di Montecatini

Miniera Montecatini

San Giovanni Rotondo

di Matteo De Vita

E’ proprio vero il detto che dice “la notte porta pensiero”. A questo punto in questa notte di fine marzo mi sono chiesto se le energie rinnovabili sostituiranno completamente le energie attuali come il petrolio ad esempio. Facendo delle ricerche sull’attuale bacino d’utenza energetico e sulla motivazione che ci ha portato all’utilizzo di energie rinnovabili vi comunico che chiamarle energie rinnovabili è una grandissima balla mediatica, piuttosto si dovrebbero chiamare energie derivate.

Queste energie non rappresentano assolutamente una alternativa, quanto piuttosto una fonte di energia che deriva anch’essa da un diverso utilizzo del petrolio.

Se qualcuno pensa di poter avere i pannelli fotovoltaici senza poter disporre di greggio in abbondanza ed a buon mercato per produrli, è il caso che si sintonizzi su Canale 5 per guardare Uomini & Donne.

Per spiegare a tutti la reale portata dell’impatto delle energie derivate  devo spiegarvi l’evoluzione storica della civiltà umana: non vi preoccupate cercherò di essere il meno noioso possibile. Come si è arrivati al petrolio? Semplice: da un progressivo processo di sostituzione di una risorsa con un’altra a causa dell’esaurimento della prima e del lievitare del suo costo di approvvigionamento. Così è successo quando si passò dal legno al carbone. Inizialmente il legno era disponibile in quantità impensabili, era abbondante ed a buon mercato: basti pensare che la copertura forestale in Europa agli inizi del 1600 era dell’88%. La necessità di avere terreni da coltivare unita alla richiesta di legna per il riscaldamento provocò un lento e progressivo disboscamento in tutta Europa. Taglia oggi, tagli domani anche la legna cominciò a diventare molto costosa perchè iniziava a diminuire in disponibilità e quindi arrivò il carbone come un interessante sostituto: interessante perché vista l’abbondanza iniziale di carbone cavato in superficie era decisamente poco costoso.

Il carbone era conosciuto sin dai tempi dell’impero romano, ma non veniva utilizzato perché sporcava sia quando bruciava e sia quando veniva trasportato: per questo motivo si preferiva la legna molto più rassicurante per gli usi casalinghi e meno ingombrante.

I libri di storia (preciso che della storia non mi frega nulla se non quello di capire da essa l’evoluzione economica) ci dicono che all’inizio del diciassettesimo secolo il carbone diventa il vero e proprio componente energetico e da esso parte il primo processo di industrializzazione.
Il carbone trova ottima applicazione anche nel funzionamento delle prime macchine a vapore (vedi i grossi treni) che rappresenteranno la chiave di svolta per la trasformazione delle società da economia rurale a economia di mercato. Il successivo passo ci porta allo svuotamento delle campagne: milioni di contadini in tutta Europa abbandonano la coltivazione della terra (lavoro molto pesante, ma al tempo stesso molto salutare e gratificante) per spostarsi nei grandi sobborghi industriali per lavorare come operai. Il capitalismo nasce e si evolve grazie ad una risorsa energetica allora abbondante ed a buon mercato: il carbone. Naturalmente va precisato che al processo di industrializzazione si notarono i primi effetti collaterali sulla salute degli uomini che, respirando le nanoparticelle all’atto della combustione di questa fonte energetica, portarono le prime morti dato che proprio le nanoparticelle respirate dagli operai non venivano metabolizzate fin quando le stesse non sfornavano o un tumore o una infezione. Non voglio entrare nello specifico delle evoluzioni mediche che ci furono da allora per non annoiarvi ulteriormente, ma è importante capire che lo stesso processo di “non metabolizzazione di queste nanoparticelle” avviene anche ai giorni d’oggi con gli inceneritori diplomaticamente chiamati “termovalorizzatori”.

Ritornando ai quei tempi l’industria tessile per prima si fa portavoce di questo sensazionale mutamento: non si vive più per lavorare, ma si lavora per vivere. Le grandi metropoli iniziano a trasformarsi, sia dal punto di vista urbano che dal punto di vista socioeconomico: nascono i primi quartieri ghetti e nasce la lotta di classe creata dai processi di equilibrio ed individuazione economica all’interno delle aziende dove nascono i primi manager di livello e così via fino ad arrivare all’operaio generico identificando la classe socio economica.

Il carbone consente di riscaldare le abitazioni (un tempo sempre molto fredde), consente di far funzionare fucine e macchine a vapore per tenere in movimento telai, motori e rotative. L’uomo non si alza più quando canta il gallo all’alba, ma con la sirena delle fabbriche che lo sveglia per ricordagli che tra poco inizia il turno di lavoro. Un po’ come dire: svegliati che la musica è cambiata perchè devi lavorare e portare il pane a casa.

Ulteriormente l’uomo si abbandona ad una vita incontaminata a stretto contatto con la natura, per scegliere di passare la propria vita dentro uno stabilimento industriale (9 ore al giorno), al buio, in mezzo alla confusione di macchine e rumori di ogni sorta. Già allora, città come Londra apparivano all’occhio del viandante forestiero, città invivibili, corrotte dai costumi, dall’alcool, dalla prostituzione e dall’inquinamento rendendoci schiavi della vita giornaliera e reinvestendo il proprio denaro in circuiti viziosi come i primi giri di scommesse, le prime ragazze a pagamento, le prime serate da fighetti di strada succubi del processo di industrializzazione.

Nel frattempo i giacimenti di carbone smettono di essere convenienti in quanto il carbone in superficie si era esaurito ed era necessario iniziare ad estrarlo e nascono così le prime miniere di carbone. La risorsa energetica che ha consentito quanto abbiamo esposto finora comincia tuttavia a diventare costosa: qualcuno in America si accorge che si può ottenere altrettanta energia dallo sfruttamento di un liquido nero, che sembra carbone liquefatto ma in realtà è petrolio.

Inizia ad essere utilizzato per illuminare le strade nelle grandi città metropolitane. Alla fine del 1800 in città come Francoforte, Parigi e Londra vi erano milioni di cavalli che venivano utilizzati per trascinare carrozze, diligenze, carri merci e via così. Mantenere un cavallo era costoso, pochi se lo potevano permettere, inoltre ogni cavallo sporcava abbondantemente con le sue naturali evacuazioni. Qualche decina di migliaia di cavalli in città come New York o Londra possono creare un vero e proprio problema per l’igiene e la salute pubblica, oltre che a essere ingombranti.

Si intuisce l’importanza di poter spostare uomini e merci velocemente ed a costi ragionevoli: dal petrolio nascono moltissimi derivati, gli idrocarburi ed i composti sintetici, tutte sottocategorie che tiriamo fuori dal prodotto di origine, come quando oggi misceliamo il senza piombo con l’olio per tirarne fuori la cosiddetta miscela per i motori a due tempi. Nasce così l’industria dell’automobile insieme a quella della petrol chimica per iniziare e tirare fuori prodotti sotto derivati del petrolio.

Subito dopo nascono i primi computer che iniziano la loro arma di distruzione di massa iniziando un processo legato alla polverizzazione di posti di lavoro, sostituendosi allo stesso nei processi di assemblaggio. Era solo l’inizio ed anche i computer potevano fare poco, però se facciamo un paragone semplicissimo, oggi la più grande nave merci del mondo, grazie alla tecnologia e alla robotizzazione possiede semplicemente 11 persone di equipaggio.

Ma il contributo maggiore che ha dato il petrolio all’evoluzione umana non lo troviamo nell’industria automobilistica, quanto in quella agroalimentare.

Tanto per iniziare in meno di 100 anni la fertilità e produttività dei terreni è spaventosamente aumentata di circa il 5 % all’anno, proprio di pari passo all’aumento dell’offerta petrolifera. In poche parole posso coltivare più terreno se posso spostarmi di più e per spostarmi ci vuole petrolio.

Questo strepitoso aumento di disponibilità alimentare è stato possibile solo grazie al greggio ed a tutte le sue invenzioni fatte: i trattori, le mietitrebbiatrici, le pompe di irrigazione, i fertilizzanti sintetici ed i pesticidi, che per quanto possano essere denigrati, hanno consentito di soddisfare il fabbisogno alimentare della civiltà umana, man mano che questa cresceva esponenzialmente.

E perché cresceva così tanto la popolazione mondiale? Per diretta conseguenza del cambiamento di vita sia alimentare che salutare: in quanto abbiamo avuto la possibilità di nutrirci con una varietà e ricchezza ed abbondanza alimentare che nessun altra generazione prima di noi ha potuto avere. Questo ha consentito all’organismo di essere più forte contro gli attacchi esterni e di procreare con una progressione esponenziale impensabile fino a qualche secolo fa. Grazie al petrolio abbiamo potuto avere le coltivazioni intensive che a cascata alimentano gli allevamenti intensivi di bestiame (bovini, suini ed ovini). Pensate a quante volte mangiate carne durante il giorno: fino a 70 anni fa la carne si mangiava una volta ogni 15 giorni, in occasioni di feste e ricorrenze popolari.

Senza petrolio questa catena alimentare (come bluff in aumento legato ai servizi) non potrebbe continuare a sostenersi, in quanto non potremmo avere raccolti abbondanti per alimentare la crescita, l’ingrasso ed il riciclo degli animali di allevamento.
Non dimentichiamo inoltre il prolungamento della vita media provocato dalla capillare diffusione e produzione di farmaci da banco (pensiamo solo alla volgare aspirina).

Capite quindi da questo sintetico mio discorsetto storico come sia assolutamente fuori luogo pensare di poter sostituire una risorsa che ci ha trasformato e ha trasformato le nostre vite e continua a trasformale (vedi il traffico aereo degli ultimi 5 anni).

Non mi devo chiedere se in futuro ci sarà benzina per mettere in moto il mio suv, quanto piuttosto se il supermercato sotto casa verrà rifornito di ortaggi e alimenti preconfezionati.

Le fonti di energia alternativa, anche se sono energie derivate, non risolveranno MAI totalmente e PER TUTTI i problemi e le difficoltà a cui stiamo andando incontro.

In futuro l’energia, specialmente quella elettrica, ci sarà ancora, ma non per tutti e soprattutto non ai prezzi che conosciamo ora. Avrà una erogazione a singhiozzo, con periodi molto frequenti di stacchi: ma questo solo per chi sarà molto ricco. Per gli altri si ritornerà indietro: molto indietro, la candela sarà già un lusso. Se qualcuno sta pensando ai pannelli solari, è meglio che se li scordi: non potremmo mai avere pannelli fotovoltaici per tutti. E perché ? Perché per fabbricarli, assemblarsi e trasportarli occorre petrolio, proprio quello che dovrebbero sostituire e spazzare via i pannelli come dichiarano anche alcuni rappresentati del partito democratico. Ma dico io con quale coraggio istituzionale comunicate ai cittadini delle simili idiozie? 

Un pannello fotovoltaico è costituito di svariati elementi minerali: silicio, rame, cadmio, indio, gallio. Solo per estrarre una tonnellata di rame servono 8 barili di petrolio!!

Spero non penserete di spostare un trattore Holland del peso di 10 tonnellate con i pannelli fotovoltaici sul tetto della cabina di pilotaggio!!

E i fertilizzanti ed i pesticidi con che cosa li sostituite ? Gli aerei e le navi traghetto con cosa li spostate ? Con l’idrogeno?

……ma fatemi il piacere. Io se avessi incarichi istituzionali non mi permetterei mai di fare dichiarazioni per fare la bella faccetta davanti alla telecamera. Oggi mi pare di vedere solo quello, politici a caccia dell’obbiettivo mediatico, totalmente ignoranti (non tutti ma il 90%) ed impreparati sull’economia e sopratutto con la convinzione di far passare tutte le (fatemi passare questo termine) stronzate che dichiarano.

Una delle più grandi bugie che vi hanno raccontato sulla circolazione delle automobili è che i carburanti come la benzina ed il gasolio verranno sostituiti dalle cosi dette celle a idrogeno.
Per chi non lo sapesse, sono una sorta di pila a vita eterna che produce energia elettrica dalla catalisi dell’idrogeno. Celle a combustibile ce ne saranno in futuro: alcuni milioni, forse.

Ma di certo non li avrete voi, ma solo come ho detto prima, le persone più ricche, proprio come avveniva 70 anni fa quando l’automobile era un lusso per pochi ed oggi le stesse sono per pochi, specie se hanno un costo in fattura da 500.000 €.

Concludendo questo straordinario prodotto c’è lo ritroveremo negli anni, come minimo nei prossimi 300, perchè non possiamo sostituire il petrolio con il nulla dato che lo stesso ci ha vincolati a questo stile di vita.

Una delle 5 stelle del movimento dovrebbe contenere, un cervello elettronico che risponderebbe immediatamente, alle dichiarazioni affrettate dei vari politici: prima di aprire bocca documentatevi come in questa notte di fine marzo ho fatto io, con la differenza che a me piace parlare di cose reali e fattibili, mentre ad alcuni parlamentari neoeletti piace rispondere in modo troppo affrettato come se avesse già qualcuno che dall’alto che lo illumini.page3image1000

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