commercialista-corso

 

di Matteo De Vita.

Mai nessuno ha deciso di intraprendere un’inchiesta per domandarsi in termini semplici quali sono le manovre amministrative da effettuare per avviare una azienda in Italia. Per non farvela troppo lunga sappiate che come imprenditore ho assaggiato e toccato con mano tutte le fasi della crisi economica, quindi ho passato anche tutte le fasi psicologiche riguardo il circuito fatto di banche, agenzia delle entrate, controlli della Guardia di Finanza, cartelle esattoriali di Equitalia, pressione fiscale, quindi chi meglio di me è pronto a darvi un quadro completo della situazione.

Ma andiamo subito al sodo: cosa avviene quando si decide di intraprendere un percorso nel creare una azienda?

Prima di tutto si sceglie come operare, se persona fisica o persona giuridica. Ultimamente, per non accollarsi ulteriori responsabilità e per rischiare meno su quello a cui si va incontro, aprendo una attività, si sceglie come forma giuridica la S.R.L. che sta per società a responsabilità limitata. Ma andiamo alle operatività: cosa serve per avviare questo meccanismo? Come prima cosa ci si rivolge alla camera di commercio che nel caso della s.r.l. richiede l’intervento di un notaio per la costituzione societaria, dove all’interno si inseriscono tutti gli oggetti e gli interessi in cui la società di nuova costituzione è interessata ad operare. Spese notarili di inizio? € 2.700,00. Il notaio per confermare i depositi e le varie iscrizioni in camera di commercio chiede ai soci il versamento del capitale minimo garantito che si versa in banca, il tanto discusso capitale sociale. Morale della favola? Altre € 2.500,00 da versare se una società ha uno standard di capitale minimo di € 10.000,00 e non abbiamo ancora iniziato.

La parte calda sta per arrivare, dopo tutto questo “iter” passiamo ai famosi commercialisti che per molti casi hanno le responsabilità a mio avviso dell’attuale instabilità del paese. I soci dopo aver avuto l’ok del notaio, si recano presso un commercialista per stabilire l’ambito contabile e le operatività della società. Il consulente conoscendo la debolezza in termini tecnici dei contribuenti spiega cosa fare e dice testuali parole: “ci vogliono i registri contabili, libri sociali, camerale” e poi ti dice: “si devono ingaggiare dipendenti?”. In poche parole il giochetto del commercialista per iniziare i rapporti, è composto da un ulteriore spesa iniziale di euro €500,00 e naturalmente poi va concordata la tratta mensile per le tenute contabili, che di solito si aggirano per le società ad una rata minima da 150,00 € mensili.

Iniziate a sudare freddo vero? Bene perchè è solo l’inizio. A farvi passare la voglia nell’aprire una attività, sono le spese che ogni mese la società deve sopportare tra: “affitto sede iniziale, obbligatorietà al versamento dei contributi, spese telefoniche, spese gestionali iniziali”. 

Bello fare imprenditoria in Italia vero? 5.700,00 € di sole spese vive iniziali, senza calcolare spostamenti, varie ed eventuali. Per non parlare poi del meccanismo che si innesca con i consulenti del lavoro che, dopo l’immatricolazione all’i.n.p.s. degli eventuali dipendenti della società, prelevano il tuo denaro dal conto corrente in modo forzato riguardo le spese di gestione che nello standard sono di € 25,00 mensili per busta paga oltre i contributi e i versamenti una tantum.

Capite con queste poche nozioni inziali come sia impossibile operare in Italia?

Lo stato Italiano non si è mai preoccupato dello sviluppo imprenditoriale anzi, non ha mai tirato fuori una legge che analizzi il rapporto tra “inizio attività e agevolazione al pagamento delle tasse di una impresa” che parte in un percorso di sviluppo collettivo attraverso la produttività, e vi dirò di più, tutte le leggi di agevolazioni europee per le imprese di nuova costituzione sono solamente una balla mediatica su cui, data la mia esperienza, posso dire tranquillamente a tutti quelli che ne hanno fatto richiesta che non vedranno mai un euro, tranne se non sei disposto a cedere il 30% della richiesta a fondo perduto al politicante che, con il suo vizietto di turno, spinge la pratica e la fa passare in tempi ragionevoli.

Non esistono in Italia leggi di agevolazione per gli assets finanziari in starting, non esistono leggi che invoglino le aperture di aziende anzi tutto il contrario, non esistono inoltre aiuti istituzionali che mettano le imprese in una condizione psicologica stabile, dove magari ci sia la consapevolezza, da parte del contribuente, di avere uno stato partner.

Ecco perchè trovate molti casi di società good company e società bad company. E’ umanamente impossibile in Italia, dopo la base delle spiegazioni che vi ho fornito solamente riferite all’apertura di una attività, avere un rapporto equo e tranquillo con lo stato, anzi, gli algoritmi studiati e messi in pratica da “agenzie delle entrate e vertici statali”, sono appropriatamente messi in atto per indurre il contribuente in questo vortice che porta utile allo stato, fa funzionare alla perfezione Equitalia e induce infine la popolazione a passare in media il 78% del reddito annuale nelle casse dello stato attraverso il gettito. Ecco perchè dopo tutti questi anni è arrivato il momento in cui il giocattolo non regge più.

Ora la domanda sorge spontanea: come vogliamo essere competitivi sul mercato se lo stato in cui viviamo non sa cos’è il mercato stesso?

L’anno scorso ho conosciuto uno dei dirigenti nazionali di apple, che mi disse che la loro azienda era intenzionata a premiare l’Italia per il successo fatto sulla base della vendita dei loro prodotti. Chiesero a diverse aziende i preventivi per il solo assemblaggio dei loro prodotti. Sapete cosa mi disse quel dirigente? Mi disse che l’azienda che fece il preventivo più allettante toccava plusvalenze superiori del 38% del loro costo d’origine. Eccovi svelato quindi una ulteriore verità. Parlando di apple quindi, vi comunico che tutto il loro fatturato italiano scappa per l’85% all’estero non ridistrubuendo ricchezza e prosperità.

Dopo questi banali esempi, che sono semplici, che non utilizzano termini tecnici in tema fiscale elaboriosi, comunico apertamente ai miei connazionali che se non prenderemo provvedimenti d’urgenza, non legati alle poltrone, l’Italia pagherà i suoi errori con il sangue in una rivoluzione che è sempre più vicina.

Ai politici dico con la massima convinzione: Io De Vita Matteo, come cittadino ed imprenditore che conosce nel dettaglio i drammi e le conseguenze che si vivono nell’apertura di una Partita I.v.a. sarei in grado, molto meglio di voi, di portare risultati positivi al nostro reparto produttivo nazionale nel giro di soli 8 mesi. Le soluzioni sono sotto gli occhi di tutti e le vostre lenti di ingrandimento funzionano solamente quando guardate il vostro conto corrente, chissà perchè quando guardate l’Italia vi funziona alla perfezione solo la bocca, che a breve vi sarà taciuta.

Le mie prossime inchieste entreranno direttamente nella vita reale degli imprenditori, in modo da farvi toccare con mano i temi reali, non le balle che vi vendono i maggiori talk show italiani.

 

 

 

 

 

 

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