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Nella foto, Mauro Cappucci, Presidente del Consiglio Comunale.
di Matteo De Vita
Nonostante tutto, tra ribaltone, riassetto staff comunale ed altro ancora il mio urlo di coerenza nei confronti dei politici locali è quello di rendicontare al popolo tutti gli accaduti avvenuti dall’inizio della crisi politica fino ad oggi. Intanto la classe politica di San Giovanni continua a vendere chiacchiere su “cose non realizzabili”. Voglio ricordare che la mancanza di certezze allontana ancora più qui pochi cittadini rimasti, spaventandoli ulteriormente.
MA ADESSO CARI POLITICI VOGLIO SPIEGARVI UN PO’ DI COSE CON LA SPERANZA CHE VI ATTIVIATE IMMEDIATAMENTE: 
San Giovanni Rotondo è messo davvero così male?
Il bollettino è obiettivamente molto complicato. Siamo in una recessione che fra il 2008 e il 2012 ci ha fatto perdere molta produttività locale. Abbiamo circa 4.800 disoccupati a San Giovanni Rotondo caro Pompilio. Siamo indietro rispetto a tanti degli obiettivi prefissati dalla sua amministrazione. È una crisi che sta colpendo duro il sistema produttivo, gli individui, le famiglie.
È un quadro così negativo?
Non per tutti, non per quei Sangiovannesi – e sono migliaia – che conservano il lavoro, che non sono andati in Cig e hanno visto rinnovato il contratto, o lavorano in imprese esportatrici che vanno bene come lo stabilimento Fiat ed Alenia a Foggia. Ma per tutti sono cresciute le insicurezze, che hanno effetti anche economici. Lo sanno bene le imprese che hanno bloccato i piani d’investimento locale: magari dovrebbero farli per innovare, ma preferiscono rinviarli. È l’immagine del Paese sospeso, come su uno strapiombo: chi è sull’orlo è paralizzato, chi sa di non esserlo non si muove per il timore di finirci.
E la politica gioca la sua parte?
Dal blocco della politica deriva una componente psicologica aggiuntiva. Per questo, come ho ben sottolineato a Pompilio, urge «rimetterci in moto». Altri Paesi in provincia di Foggia si stanno già attrezzando, anche noi dobbiamo arrivarci con una chiarezza di visione della classe politica, ma sopratutto con le capacità che aimè questa amministrazione non ha. Non si riesce ancora ad entrare nell’ottica che per migliorare lo status sociale dobbiamo sviluppare produttività, ma per fare questo, va fatto un lavoro amministrativo molto elaborato e complesso, e di persone capaci sul comune di San Giovanni Rotondo si contano sulle dita di una mano.
Cosa consiglio alla politica?
Di dire la verità sulle condizioni del Paese. È duro farlo, ma è illusorio “vendere” progetti che non potranno essere realizzati. È meglio puntare su interventi più tecnici, magari meno eclatanti, ma utili per dare il messaggio che Sangiovanni un futuro ce l’ha, anche se si è giovani. Ma ritorniamo sempre alle lenti di ingrandimento in termini microeconomici che il comune non mette in funzione, partendo dal bacino di utenza attivo della popolazione per lavorare su esso e migliorarlo con delle proposte inerenti alla produttività.
Cosa penso?
Penso che l’attività amministrativa debba far fronte alle richieste di massima urgenza per la città, non continuare la normale operatività politica che allontana sempre di più il popolo. Naturalmente l’attuale assetto amministrativo si è appena insediato e come gli altri non riesce a capire quali siano le soluzioni da iniziare a mettere in atto. E una vergogna!!
Una priorità fra tutte?
Rivalutare il settore religioso con un programma serio, fatto di comunicazione e marketing con le agenzie che mobilitano milioni di turisti, che il comune di San Giovanni Rotondo ha letteralmete sottovalutato negli ultimi 6 anni. Ricordo ancora i programmi televisivi che ci hanno umiliato e l’attore Enrico Montesano che prendeva in giro il paese su visite a San Giovanni dove i turisti compravano pentole e oggettistica varia a fronte di un trasporto gratuito, ma per fortuna è finito anche questo tipo di commercio, totalmente fallimentare. Tra le varie proposte, le mie inchieste hanno portato all’attenzione del sindaco la necessità immediata di capire come riattivare determinati ambiti economici per incominciare la distribuzione della ricchezza citando l’incontro con le imprese locali che non ha mai fatto, la verifica dell’attuale mole debitoria della città nei confronti delle banche, le necessità del popolo primarie che dovrebbero arrivare tramite i servizi sociali, altro settore con un risultato totalmente fallimentare. Capire con che tipo di popolazione abbiamo a che fare ci proietta a prendere determinate decisioni in operatività.
Conclusioni?
Potrei dire tanto, come sempre tra i miei repertori di informazione, ma un consiglio spassionato che do al Sindaco Pompilio è il seguente: se vuole quantomeno iniziare a risolvere le problematiche microeconomiche della città le propongo un incontro per farle capire che, per risolvere queste problematiche, il lavoro da fare è tanto. Un lavoro che non ha orari, non ha disegni politici, non ha soluzioni di breve termine ma bisogna inizia altrimenti a breve i cittadini si ribelleranno, e questa volta non in modo democratico.
Attendo le sue risposte caro Sindaco Pompilio.
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