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di Nadine Ferrero e Matteo De Vita.

L’altra sera un amico che studia economia mi ha chiesto come faccio, con i miei titoli quali ragioniere e perito commerciale e master in marketing in Svizzera, a delineare gli attuali assets finanziari. Gli ho risposto in modo molto semplice: per capire e scrivere come andiamo nelle letture e fasi macroeconomiche seguo i soldi e non la politica. Non avremo nessuna ripresa che distribuisca ricchiezza almeno fino al 2020 e resteremo un Paese di serie B dichiara De Vita. Per Moody’s il futuro del Belpaese è tutt’altro che tranquillo e confermando il rating ‘Baa2’ con outlook negativo taglia le stime 2013. Il Pil, secondo l’agenzia, dovrebbe quest’anno scendere dell’1,8%, più dell’1% precedentemente stimato. Quando vediamo queste percentuali di calo voi penserete magari che un ulteriore punto di PIL non è che sia un disastro. Sommandolo al processo di deindustrializzazione degli ultimi 4 anni è un dato catastrofico.

In un comunicato Moody’s spiega che l’elemento chiave per confermare il voto precedente “è l’elevato rischio che l’Italia possa perdere la fiducia degli investitori e, alla fine (anche) l’accesso al mercato del debito privato come risultato dello stallo politico”. A condizionare l’outlook negativo di Moody’s la previsione che “la crescita continuerà ad essere anemica per il crescente rischio che l’attuale recessione si prolunghi oltre la prima metà del 2013”. Pertanto l’agenzia ha rivisto al ribasso “le sue previsoni sul Pil 2013 dell’Italia a -1,8% contro la previszione precedente di un -1%, e prevede una crescita nel 2014 limitata ad uno 0,1%, dato che fa completamente ridere e che non ripristinerà assolutamente nulla. Nella sua analisi Moody’s prosegue sottolineando il peso della “bassa fiducia dei consumatori e degli investitori”, che in parte riflettono il risultato senza un vincitore chiaro delle elezioni. A queste potenziali difficoltà, si aggiungono, “le prospettive politiche incerte, insieme all’aumento della disoccupazione e all’indebolimento della domanda interna”.

Per l’agenzia, “nonostante gli sforzi in corso per formare un governo, senza un consenso ed un chiaro mandato, le prospettive di ulteriori riforme sono deboli”. Non solo. “La paralisi politica e la conseguente incertezza sul futuro impegno sulle riforme aumenta la probabilità che gli investitori concludano che l’alto (livello del) debito dell’Italia non sia più sostenibile. In questo scenario – afferma Moody’s – il governo dovrà probabilmente chiedere il sostegno dell’Eurozona attraverso l’Esm (European Stability Mechanism) e, potenzialmente, della Bce”. La crisi che si è inoltrata negli ultimi anni porterà ad un drastico risultato economico anche per il 2013. Non parliamo solo della non sostenibilità al pagamento del debito pubblico ma alla preoccupazione che ci siano mandati di prelievo coatto sui conto correnti dei risparmiatori. Oltre a questo il continuo slittamento del governo nel creare riforme fiscali che incoraggino gli investitori esteri ad effettuare manovre sul nostro territorio. Siamo sempre più soli, il tempo passa, e i conti riguardanti disoccupazione, credibilità sui mercati, produttività sono sempre peggiori.

E mentre l’Italia piange, il porto di Napoli ha aumentato le sue movimentazioni di container orientali del 18%. Fatevi una domanda e datevi una risposta.

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