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di Matteo De Vita.

Ebbene sì, tutte le inchieste di cui mi occupo scatenano immediatamente molteplici criticità, ma il dato preoccupante arriva proprio dai quei DeeJay che, essendo accusati, scappano senza dare mai risposta,. Un paio di giorni fà ho scritto un articolo riguardante la realtà fallimentare del nostro settore, quello del Dee Jay. La mia critica parte dall’operato di tutti quei deejay (il 98%) che si vendono ai proprietari dei locali con tariffe inesistenti (20 – 30 euro) eludendo tutta la procedura che dovrebbe essere portata a compimento quantomeno onorando il pagamento dei contributi.

Immediata la replica di alcuni di questi che, leggendo le vere problematiche, hanno replicato per comunicarmi che quello che dichiaro corrisponde al falso. Tocca rinfrescare le idee allora: il settore del Dee Jay oggi a livello remunerativo può essere paragonato a quello del lavoro extracomunitario che raccoglie i pomodori nei campi (media di 20/30 euro a prestazione) con la differenza che il rapporto lavoro/investimento è completamente differente. Oggi un deejay che parte dalle basi è immediatamente drogato dalla tecnologia e affronta un investimento iniziale che si aggira attorno a 1.500 euro (spesa che nella maggior parte dei casi è fatta dalla mamma e dal papà) per l’acquisto di Computer / Mixer / Consolle che interfacci con il software installato nel PC. Partendo dal presupposto che questa modalità è totalmente fallimentare, il giochetto diventa molto semplice: dopo l’acquisto del PC immediatamente parte l’installazione di programmi per scaricare musica dalla rete; tra quelli più utilizzati troviamo kazaa, Ûtorrent. L’obbiettivo di tutti questi “dilettanti allo sbaraglio” è quello di mettersi in evidenza e per cercare di entrare nel mercato che loro definiscono della “nightlife” della loro zona. L’approccio è molto semplice: il “novello della consolle” si vende ai proprietari dei locali a prezzi nettamente inferiori di quelli di mercato, pescando immediatamente la fiducia dei proprietari dei locali che da perfetti “mercenari” inseriscono immediatamente il “DJ novello” nel palinsesto delle serate.

Dopo questo rinfresco di idee, l’altra cosa che sta destando preoccupazione è “la pretesa” dei proprietari dei locali nei confronti del deejay che nella maggior parte dei casi per suonare “devono fare i tavoli”; fare i tavoli significa occupare un doppio ruolo, cioè quello del P.R. (Public Relations). Negli ultimi anni difatti si sente molto parlare di questa figura che ha fatto arma di distruzione di massa in tutta la penisola Italiana, cioè il DJ/P.R. Questa figura vergognosa ha portato a far si che molti proprietari delle discoteche siano alle loro dipendenze dato che la loro unica capacità è quella di “fare un pò di ammuina” cioè portare gente, fregandosene di selezione e qualità clientela. Questi “Idioti da Strapazzo” guadagnando in percentuale (completamente in nero) sul numero delle persone all’ingresso e sul numero dei privee venduti, effettuano la prestazione da Dee Jay in modo completamente gratuito eludendo a loro volta tutti i passaggi burocratici che si dovrebbero affrontare per l’effettuazione della prestazione dietro la consolle. I dati ISTAT parlano chiaro: il 90% dei DJ che operano nei locali con licenze di pubblico spettacolo, sono abusivi.

Capite quindi che la problematica relativa al nostro settore deriva anche dall’incompetenza dei proprietari dei locali stessi a cui non interessa il “livello di qualità musicale” ma interessa solo la quantità di biglietti pagati. Mentre quindi il livello musicale delle discoteche d’Italia, grazie a questi personaggi, è sceso a dismisura, uno dei più grandi gruppi d’organizzazione internazionale denominato Time Warp (brevetto tedesco) a breve avrà la potenza economica addirittura per essere quotato in borsa. Questo perchè? Perchè il “mix di incompetenza” e la “non innovatizzazione” musicale e di Lighting è talmente immenso che in media siamo indietro di almeno 20 anni a differenza degli altri stati europei che operano nella nightlife. E mentre la Spagna nel 2012 ha incrementato lo sviluppo di locali notturni che hanno portato a fatturati di oltre 34 Miliardi di Euro, l’Italia, nonostante tutti i beni culturali, le spiagge, una Sardegna meravigliosa, invece che incrementare il mondo della nightlife lo ha addirittura diminutito.

Nelle mie prossime inchieste parlerò di fatturato del settore notturno e delle problematiche inerenti ad ingaggi ed operatività legali partendo dalla mia realtà. Quella della Puglia.

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Commenti su: "Dee Jay. Una realtà Fallita." (20)

  1. Bravo concordo e meno male che ho lavorato dal 1980 ad oggi vivendo i magnifici anni 80 dove si lavorava con capacità non con i lettori cd che mettono a tempo in automatico.

  2. OTTIMO COMMENTO, IO POSSO SOLO AGGIUNGERE CHE PER COLPA DI QUESTI MERCENARI, PROFESSIONISTI, LAVORANO AL ESTERO PER ESSERE VALORIZZATI,IO A VOLTE NE VEDO E NEASCOLTO TANTI DI QUESTI NOVELLINI E MI METTO LE MANI NEI CAPELLI,E CHIEDO LORO DI FARE UN SET CON I VINILI E LI ARRIVA IL CINEMA, MI SENTO DIRE ANTICO, PREISTORICO ECC ECC, BENE ALLORA A SORPRESA SI ORGANIZZA E COSA SI SCOPRE NON SANNO MIXARE SENZA IL LORO PC,. E VOI SARESTE DJ. HAI PIENAMENTE RAGIONE SULLA QUESTIONE DJ/PR, MIè SUCCESSO TEMPO FA IN UN CLUB MILANESE LA DIREZIONE PAGA IL DJ 50/80 euro A SERATA E GUADAGNI CON I TAVOLI………HO SALUTATO E ME NE SONO ANDATO VIA .

  3. matteo ha detto:

    Avete perfettamente ragione anch’io casco spesso in questo tranello di PR/DJ, ma per la immensa passione che ho per la musica e per il mestiere di dj, non posso fare a meno di continuare a suonare, anche se a testa bassa e con qualche sassolino nella scarpa. Spero che prima o poi le cose cambieranno.
    Un’ ultima cosa: anche io ultimamente ho iniziato a suonare con il software in modalità vinile (pc, due piatti e un mixer) anche se continuo a stento a comprare vinili, purtroppo le case discografiche dovrebbero rendersi conto che un lp con una sola canzone non può essere venduta a una media di 10 euro, c’è la crisi per tutti e anche per noi, e soprattutto con 50 euro di serata che compri 4-5 dischi???!!! nel giro di una stagione se ti dice bene ti sei riuscito a procurare un archivio per una serata

  4. Viviani Pierfrancesco ha detto:

    Io dico che ho imparato con i tecnics(vinili)meglio di quelli non ce ne sono! mi è morto il cuore quando i vinili un po’ alla volta sono scomparsi!!con i vinili avevi la musica in mano perfetto!!adesso ho i cdj 100 si per carità vanno bene ma non come i vinili,e poi x quanto riguarda il pagamento della musica con i vinili non scappi paghi x forza.an e odio le console che vanno con il pc xke con sync hai già fatto il mix!!buuuuuuuuu,un’altra cosa per fare dei bei mix bisogna conoscere la musica a livello strutturale ciao

    • E vero che il digitale ha un po agevolato quanti non sanno suonare tecnicamente e qualitativamente ma e anche vero che oggi non spendiamo un capitale come una volta per comprare dischi
      …..e poi sopratutto il dj che suonava con il vinile e si aggiornato al digitale lo vedi lo senti te ne accorgi!
      anche perche suona e suonera sempre restera in pista vista l’esperienza
      ……tanti invece sono solo di passaggio

  5. biel de sà ha detto:

    bravo bellissimo articolo…
    principalmente la parte dove spiega che il dj se ancora cosi si chiama è portato a fare il pr….
    direi che è piu semplice dire che uno si trasforma in pr che mette un pò di musica perchè non ha piu tempo di dilungarsi sulla scelta della musica di qualità,ammesso che ce ne sia,oltre al modo di suonare che sta diventando sempre piu freddo!
    alla base ci deve essere il trasmettere sensazioni partendo dal fatto che il dj deve amare ciò che fà!
    concludopurtroppo la realta dei locali rispetta come tutte le realta il odo di pensare che è sbagliato(tipo modo all’italiana)cosa che in altre nazioni logicamente è diverso!

  6. Da cliente e operatore (non da Dj) del mondo della notte ho sempre sostenuto l’ aspetto qualitativo dell’ offerta dei locali. In questo articolo manca secondo me l’ aspetto più importante del problema. Nel nostro paese manca ormai la cultura della qualità, purtroppo non esiste più il pubblico capace di scegliere, il 70/80% dei frequentatori di locali non si accorge neanche se in console c’ è un Dj competente oppure un manichino che fa fare tutto all’ Ercules. Da gestore (in una città come riccione poi) mi sono accorto che pur investendo in qualità (di prodotti da somministrare e di musica) manca poi il ritorno economico che è il senso di un’ attività. Sicuramente i complimenti di qualche cliente danno tantissima soddisfazione, e ti caricano di motivazione, ma il problema rimane costi più alti, marginalità più basse. Come ci sono gli improvvisati Dj ci sono anche improvvisati gestori. Credo che il nodo più complicato da sciogliere sia recuperare quel livello culturale che rende i clienti capaci di scegliere, se i clienti smettono di frequentare un locale perchè quello che viene offerto fà cagare sicuramente il gestore o cambia politica o chiude. Se invece il cliente continua ad andare nel locale comunque, trattandosi di business ha ragione il gestore.

    • Fabrizio ha detto:

      Eros non posso che condividere il tuo commento aggiungendo che purtroppo questo fenomeno si verifica in quasi tutti i campi. Meccanici improvvisati, tecnici di computer che sono dei formattatori cambiaschede, esperti finanziari che di finanza capiscono solo quello che devono ripetere a memoria. Con un’aggravante in tutto questo. Oltre a danneggiare chi lavora con serietà e professionalità, a evadere le tasse e svendersi come schiavi del nuovo millennio, oggi calpestano la loro dignita, domani chissà quali danni faranno in qualsiasi settore opereranno. A tutti i DJ novelli improvvisati e non con la passione dico solo una cosa: la passione va bene, quando si fa un lavoro per passione e si viene pagati il giusto e non sottopagati c’è molta più soddisfazione. Anche perché oggi vi fate pagare poco voi, domani i vostri “clienti” cioè i gestori dei locali pretenderanno che gli portiate gente e che vi paghino poco perché così avete sempre fatto. E si passano la voce per cui nel giro non avrete fama di esser bravi anche se lo siete realmente ma di costare poco. Questa fama non ve la toglierete mai più!

  7. mario ha detto:

    La cosa peggiore e che se denunci la cosa non lavori piu’. L’altra figata e che se fai musica dal vivo ma hai gia un lavoro sei esentato dall’agibilita’ il dj no. questa si chiama discriminazione. TAnto queste sono tutte parole al vento perche non cambiera mai nulla dato che i locali preferiscono lasciare le cose cosa. piuttosto la domanda e’ come mai i controlli sono cosi cehi<????????

  8. bon, io non ho mai guadagnato un euro per i party che ho fatto: non me ne sono mai fatto un problema, sia chiaro, ho sempre pensato di dover partire da molto basso, e quindi già suonare da qualche parte era motivo di grande soddifazione per me.
    Poi siccome sistematicamente poi una moltitudine incredibile di dj/pr ha iniziato a passarmi avanti, ho iniziato a rinunciare di andare in giro a cercare un’oretta di spazio.
    Ho provato anche a sentirli, a cercarci in qualche modo la bravura. Non l’ho mai trovata né nella tecnica (non prendiamoci in giro, lo vedete tutti quando uno suona con un traktor o simili, non leva gli occhi di dosso dal pc, rendendo di fatto anche le cuffie completamente inutili – e ho visto e sentito gente fare cavalloni anche col pc…), né nella selezione dei dischi (un disco di un tipo, uno dopo completamente diverso, con l’unico filo logico di essere dischi famosi), facendone uscire dei disastri clamorosi: ma allo stesso tempo non ho mai sentito nessuno lamentarsene 😀
    Ormai non ho più fiducia in questo sistema…non è un problema di controlli, perchè dai commenti ho sentito di gente che parla di pochi controlli, e allo stesso tempo ho visto gente sbroccare per un controllo siae. Solite contraddizioni.
    Il sistema clubbing qui da noi è fallito, e io ho semplicemente voluto smettere di farne parte prima di diventarne una delle cause….non mi sono mai voluto abbassare a fare il pr per suonare anche se ovviamente me l’hanno chiesto…
    scusate tanto ma preferisco rimanere in casa mia a suonare per conto mio piuttosto che diventare parte del problema
    ps i dischi costano 8-10 euro, ma hanno anche un costo di fabbricazione, a differenza delle net-label che si possono aprire praticamente a costo 0….e io francamente ne ho veramente tanti, e in tempi come questi di crisi per l’analogico, ho comprato un mixer più grosso (8 canali addirittura) e ho iniziato a lavorare a un set 3 decks + maschine….giusto per dire che il non suonare in un club non pregiudica la mia passione! E dovrebbero esserne in tanti a fare così, invece di dare il culo e suonare nel privè davanti ai tavoli riempiti con gli amici!
    saluti

  9. L’ha ribloggato su Amolanoia.

  10. Qui c’è un errore

    lo ha addirittura diminutito.

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    dopo la correzione.

  11. La colpa non è di chi accetta 30 €

    ma di quelli che dovrebbero controllare

    e non lo fanno.

    Nel’80 i dischi li compravano i proprietari delle discoteche

    e soprattutto avevano tutta la strumentazione

    e i dj prendevano da 50 a 100.000 lire.

  12. letsdj ha detto:

    iniziate chiamando la finanza quando vedete il solito ragazzino dietro la console con i masterizzati o canzoni false. Nel giro di 7/8 telefonate per ogni città spariranno tutti e chi vorrà mettere un dj vero e in regola nel proprio locale dovrà pagare.

  13. Cristianjay ha detto:

    come diceva letsdj basta fare girare la siae nei locali vediamo poi quanti originali trovano, e poi con sta cippa che vanno a suonare per 30 euro quando poi dovranno acquistare gli originali .-)

  14. lello cacciola ha detto:

    ragazzi ma state scherzando credo, chiamare la guardia di finanza e far controllare i club io vivo a napoli ma sapete a chi appartengono i club…..quindi la colpa e’ solo nostra, noi che abbiamo fatto la gavetta per anni a non essere uniti sapevamo benissimo che con l’entrata in scena di queste figure chiamate p.r. che niente hanno a che fare con la musica e con la movida,era allora che dovevamo agire e non permettergli di farla da padroni di consoll e bar ma solo quello di dare etichetta alla serata,ed invitare persone.e non quello che un ragazzino detto p.r. venga dal dj che magari a 30 anni di esperienze di consoll a dire cosa mettere.o magari di affiancarti un ragazzetto come lui alla consoll che ti dice senti devo suonare e magari vuole mettere dischi anni 80 e li ti viene da dire ma dimmi quanti anni hai ma non 6 nato nel 90? con questo saluto tutti e buon proseguimento

  15. max barbieri ha detto:

    ciao amici…giuro che a volte mi sento sconfortato,il resto è scritto qua !

  16. giuseppe ha detto:

    era meglio con il vinile, perche’ se eri veramente bravo ti ingaggiavano nei locali,quindi guadagnavi qualche soldino che utilizzavi per comprare i dischi.Tecnologia di merda ridateci i technics 1210………

  17. Roger ha detto:

    Ho letto credo tutti i tuoi articoli….io credo che scriverò un libro con tutte le perle che mi capitano.
    Vita vissuta non sentito dire..se sei / siete curiosi

    Posted by Roger Aresu on Tuesday, July 12, 2011

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