michele gemma

 

di Michele Gemma

Casse quasi vuote. Al Comune di San Giovanni Rotondo suona l’allarme. Dopo il buco Gema, l’esposizione finanziaria dell’Ente nel progetto musicale Actor Dei, ci sono da aggiungere altri due fregature: quella della Gestor Spa, 216mila euro, e delle somme anticipate dal Comune per la costruzione delle cabine Enel, superiori a 44mila euro. Nonostante tutto il Comune di San Giovanni Rotondo ha rispettato il patto di stabilità interno, ovvero non ha peggiorato il proprio saldo finanziario, rapporto entrate-uscite. Lo spettro del dissesto finanziario (vedi San Nicandro Garganico e San Marco in Lamis stando alle dichiarazione del sindaco Angelo Cera) per la città di san Pio sembra non esserci.

Dissesto no ma difficoltà si. Secondo indiscrezioni sul conto corrente di Palazzo San Francesco ci sarebbe poca liquidità disponibile. In soli quattro mesi l’apparato comunale burocratico ha sborsato quasi 7 milioni di euro per pagamenti, relativi all’anno 2012, di diversa natura. Forniture di energia elettrica, utenze telefoniche, stipendi, carburanti, onorari, manifesti, forniture idriche, acqua minerale, gagliardetti personalizzati, merce da buffet, fiori freschi e corone d’alloro, liquidazioni franchigie per sinistri, spese per gli asilo nido ed altro ancora. Sin qui nulla di strano. Sempre che 20mila euro di spese postali per un Comune, di circa 27mila abitanti, non rappresentino qualcosa di esagerato. Il bilancio d’esercizio 2012 dell’Ente si è chiuso, al di là di spesate più o meno normali, con un avanzo di amministrazione di 381mila 226 euro. Il patrimonio netto del Comune, ossia la consistenza del patrimonio di proprietà, supera abbondantemente i 28 milioni di euro. Nella stessa somma sono iscritti, ed è uno dei punti dolenti delle casse di Palazzo San Francesco, i crediti di dubbia esigibilità. I medesimi corrispondono ad una grossa fetta di denari: 3 milioni 350mila 695 euro. La parte più sostanziosa dei “soldi virtuali” si trova alla voce somme riscosse e non versate dalla Gema S.p.A. per tassa rifiuti, Ici, Tributi minori e proventi contravvenzionali. L’azienda di riscossione che ha bucato diversi Comuni (l’azione giudiziaria sta facendo il suo corso) tra i quali anche quello caro a san Pio. Un buco largo oltre 2 milioni di euro. Non meno importanza rivestono i 938mila euro di esposizione finanziaria maturata dal Comune di San Giovanni Rotondo nel progetto musicale Actor Dei. Il musical dedicato alla vita del frate con le stimmate proclamato santo nel 2002.

Altri 216mila euro, derivanti dalla tassa per l’occupazione di suolo pubblico, non sono stati versati dalla ditta Gestor Spa nel corso dei pregressi esercizi finanziari (la durata dell’anno contabile che per i Comuni coincide con quello solare: dall’1 gennaio al 31 dicembre). L’ultimo debito di dubbia esigibilità è rappresentato dalle somme anticipate, 44mila euro 114 euro, dal Municipio per la costruzione delle cabine Enel.

Al momento Palazzo San Francesco resta nel girone dei “buoni pagatori”. Considerate anche due uscite. La prima è riferita alle spese per il personale, riferite sempre all’anno 2012, che superano di qualche euro quota 4 milioni e mezzo per circa un centinaio di dipendenti (una media di circa 45mila euro annui a dipendente). La seconda è inerente le prestazioni di servizio che ammonta a circa 9 milioni. Il problema, stando alle indiscrezioni trapelate dal Palazzo, è che nelle casse comunali ci sia una scarsa liquidità disponibile. Sino a qualche giorno fa si parlava di 170mila euro. Altra batosta che sta mettendo a dura prova i conti dell’Amministrazione pubblica è rappresentata dalla ormai celebre “tassa Bramante”, gli introiti dell’imposte (non da ultima l’Irpef comunale) serviranno a liquidare gli eredi della famiglia Bramante, in forza della sentenza emessa dal Tribunale civile di Foggia in merito ad un mancato indennizzo per esproprio di terreni. Il debito totale, di 3 milioni di euro, sarà pagato dai sangiovannesi. La scadenza del pagamento di una delle quattro tranche è alle porte. La situazione appare sotto controllo anche se i segnali economici e finanziari che arrivano da Palazzo San Francesco non sono propriamente rassicuranti.

Alle non rasserenanti condizioni delle casse municipali ha, certamente, contribuito una alternata presenza del titolare della delega al Bilancio. Dal mese di giugno del 2011, dalla elezioni a sindaco di Luigi Pompilio, sono ben tre gli assessori che si sono succeduti sulla poltrona della borsa comunale. Dapprima Gianfranco Latiano, in quota Fli, che ha rassegnato le proprie dimissioni dopo circa nove mesi di mandato a “causa di esigenze professionali”. Poi Bambina Mangiacotti. Sempre espressione di Futuro e Libertà incaricata dal primo cittadino nel mese di luglio dell’anno scorso. L’esperienza di Mangiacotti dura ancor meno di quella di Latiano. Solo cinque mesi. A dicembre Pompilio gli revoca l’incarico. A fine marzo dopo il mezzo ribaltone politico che ha visto l’ingresso in maggioranza dell’Udc, l’incarico di assessore al Bilancio viene conferito ad Antonio Centra di Scelta Civica. Quest’ultima formazione nata all’indomani delle elezioni politiche di febbraio. In sintesi su 24 mesi disponibili la postazione al Bilancio è stata occupata per circa 14 mesi. Troppo poco e troppo altalenante il cammino di un Assessorato, quello al bilancio, cruciale per la programmazione amministrativa di un Ente.

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