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di Matteo De Vita.

In questi giorni continuo a divertirmi guardando le prime iniziative del Premier Letta che a mio avviso cerca di gettare acqua sul fuoco esponendosi con le sue frasi come il Messia che parla bene ma razzola male. “Il lavoro è il cuore di tutto dichiara il Premier” continuando che vanno dati segnali positivi immediati e solo in questo modo c’è la faremo. 

A mio avviso il nuovo premier non riesce a capire che il risveglio del mercato del lavoro non avverrà mai se non si interverrà subito sui punti percentuale della pressione fiscale ormai arrivata in media al 78%. E mentre Enrico Giovannini (neoministro del welfare) riapre il capitolo della legge Fornero per capire dove migliorarla, le imprese continuano a chiudere in modo sempre più preoccupante. Il distacco dalla realtà di questa classe politica lo si vede quando dichiarano le loro preoccupazioni sulla chiusura di grandi aziende nelle grandi metropoli come Roma, Milano, Bologna e così via, confermando la loro totale impreparazione sui dati che nei piccoli centri o zone periferiche stanno distruggendo lo stato sociale in modo disastroso. L’esempio classico è la provincia di Foggia che nei primi mesi del 2013 ha avuto un incremento dei reati penali di vario genere del 42%, nella maggior parte dei casi si ruba per mangiare o per sfamare la propria famiglia.

Le uniche manovre plausibili che lo stato deve preoccuparsi ad attuare, guardando anche la situazione del debito sovrano riguardano immediati provvedimenti per abbattere la pressione fiscale almeno di 15 punti percentuale, risvegliare il mercato del turismo con manovre storiche e campagne marketing di grosso calibro, tasse zero per chi assume giovani sotto i 40 anni, agevolare gli investitori esteri senza tassarli in modo disastroso come attualmente avviene, ridare credito alle imprese con un condono tombale immediato sia sui rapporti bancari (transabili) che con i rapporti con il fisco. Ulteriormente agevolare l’apertura di nuove attività produttive e commerciali senza effettuare lunghe trafile di tipo amministrativo che in molti casi scoraggiano l’investitore privato.

Per questa classe politica sembra sempre difficile però attuare delle manovre storiche che possano cambiare la storia del paese in modo veloce ed efficace, limitandosi ad utilizzare testuali parole: “Occorre urgentemente affrontare le emergenze occupazionali, di chi il lavoro lo ha perso o non lo trova. Ma soprattutto, occorre rimettere in movimento interi settori economici fiaccati dalla peggiore crisi economica della storia del nostro Paese” come se il copione per loro sia sempre lo stesso: parliamo di manovre che non attueremo mai e teniamoli buoni. Anche Napolitano ha dichiarato gli stessi concetti, come se sia solo uno l’autore dello scritto che poi gira in tutta la classe politica.

Sapete qual’è il problema vero? Nei palazzi del potere gli equilibri che hanno costruito in tutti questi anni sono intoccabili. Da una parte i Sindacati che chiedono sempre tutele tutele, dall’altra gli imprenditori che hanno fatto si che le loro manovre si possano attuare solo attraverso l’utilizzo del potere politico. Purtroppo il giocattolo si è rotto e questo colosso di equilibri da voi creato negli anni non soddisfa più tutta l’utenza della popolazione Italiana attiva. Se non si interverrà “prima di subito” non arriveremo a fine anno.

SARA’ RIVOLUZIONE.

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