Archivio per dicembre, 2013

Politici Sangiovannesi. Troppo facile dire Buon Natale!!!

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di Matteo De Vita

Dopo un anno di politica assente, fatta di ribaltoni politici e di continui rinvii su quelle che dovrebbero essere le manovre dedite a risollevare la nostra città da una situazione patrimoniale ed economica disastrosa, i Politici Sangiovannesi non provano nessuna vergogna nell’utilizzare la classica frase magica: “c’è chi scrive Buon Natale di cuore, chi assimila concetti poetici d’alto bordo riconducendosi ad un Natale vissuto in questa realtà, chi addirittura utilizza mercenariamente il Natale per ricongiungere eventuali rotture politiche”.

Il Natale è utilizzato anche come strumento politico dedito a far dimenticare “le mancanze” che questa amministrazione continua a distribuire su tutto il territorio. E pensare che nel Sindaco Pompilio inizialmente si notava uno spirito di collaborazione costruttivo, che si è rilevato poi completamente fallimentare sul piano operativo.

Basti pensare (giusto per citare le esperienze personali) le richieste fatte dall’Associazione Nuovamente per la realizzazione del “Time Festival” su cui il comune nulla ha mosso: un festival che avrebbe portato posti di lavoro per 123 giovani Sangiovannesi disoccupati, oppure le richieste fatte per la “riqualificazione della Masseria Agropolis” su cui è stato presentato un progetto in linea di massima dedito alla riattivazione della struttura su cui il Sindaco Pompilio nulla ha fatto. 

Molto probabilmente il Sindaco Pompilio, che ha una visione dell’imprenditoria contorta, non riesce ad entrare in una visione politica e produttiva che porti alla nostra città nuovi posti di lavoro.

A questo punto voglio ricordare al Sindaco Pompilio che è troppo facile recitare copioni in consiglio comunale, è troppo facile dire che il nostro comune è tra i primi in Italia riguardo la trasparenza, è troppo facile asfaltare una strada, illuminare una rotonda, inaugurare una fontana. Se ancora non lo ha capito carissimo Sindaco Pompilio la nostra San Giovanni Rotondo sta morendo: chiudono in media 3 posizioni fiscali la settimana, gli artigiani hanno difficoltà con il pagamento delle tasse, la stragrande maggioranza dei settori non sono in difficoltà, sono falliti che è ben diverso.

A volte, scendere dai palazzi istituzionali e rendersi conto delle realtà che vive la nostra città, aumenterebbe l’esperienza di vita, le capacità politiche e si diventerebbe più comprensibili nei confronti di un popolo che, in tutto il vostro asset politico, vi manderà a casa uno per uno.

La buona politica è quella che dice buon natale quando i settori produttivi hanno pieno regime, la buona politica è quella che dice buon natale cedendo parte del proprio stipendio per aiutare le famiglie di San Giovanni in difficoltà, la buona politica è quella che dice buon natale con un programma natalizio dedito a distrarre la popolazione da tutti i problemi, la buona politica è quella che trasmette sicurezza al proprio asset aziendale, la buona politica è quella che è sempre in stretto contatto con la popolazione.

Ora, premettendo che nel pensiero sopra citato, l’attuale amministrazione non è impegnata neanche in uno dei punti delineati mi chiedo:

CON QUALE CORAGGIO GRIDATE A GRAN VOCE BUON NATALE AI SANGIOVANNESI?

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Letta. “Venghino immigrati Venghino”.

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Fonte. Il Fatto Quotidiano.

Sono almeno sei mesi che giornali e tv evitano di raccontare che Gianni Letta è sotto inchiesta. Nonostante le carte circolino nelle redazioni dei maggiori quotidiani e delle agenzie di stampa, nessun direttore ha pubblicato le intercettazioni che raccontano come le emergenze sono state usate per fare affari e favori. Letta è considerato l’uomo del dialogo e soprattutto il sottosegretario con cui gli editori hanno trattato e tratteranno gli aiuti alla stampa in crisi. L’unica testata che ha offerto una panoramica dell’indagine è stato il mensile campano “La voce delle voci”. Le agenzie di stampa si sono occupate della faccenda solo il 29 aprile per comunicare, su input della Procura di Roma, che i pm avevano chiesto l’archiviazione di Letta. Ma non hanno spiegato per quali reati fosse indagato e oltretutto hanno diffuso una notizia monca. Letta è stato scagionato dall’accusa di associazione a delinquere, ma rimane indagato per abuso, turbativa d’asta e truffa. Su queste ipotesi di reato, si è svolto un surreale ping pong tra le Procure di Roma e Potenza, dove entrambe sostenevano la competenza dell’altra e non volevano occuparsi di lui. Alla fine ci ha pensato la Cassazione, che ha spedito tutto a Lagonegro.

Gianni Letta è indagato da dieci mesi per il business dell’immigrazione. Nessuno però lo sa (o lo scrive). Lo ignora persino il magistrato che dovrà occuparsi di lui. Si chiama Francesco Greco (solo omonimo del procuratore aggiunto di Milano) e lavora da poche settimane a Lagonegro, un comune di 5 mila abitanti in provincia di Potenza, dove la Procura più piccola d’Italia, con un solo pm che fa contemporaneamente il capo reggente e il sostituto, dovrà decidere la sorte dell’uomo più potente del governo dopo Silvio Berlusconi. Con “Il Fatto quotidiano”, che gli chiede notizie sullo stato del fascicolo, Greco cade dalle nuvole. Eppure nel luglio scorso il dossier Letta è stato destinato al suo ufficio dalla Cassazione, dopo un surreale conflitto di competenza fra i magistrati di Roma e Potenza. Tutti però si sono dimenticati di dirgli che sulla sua scrivania sta per arrivare una valanga di informative, corredate da mesi di intercettazioni. Carte che accusano il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, in concorso col capo del dipartimento Immigrazione del ministero degli Interni, Mario Morcone, e con alcuni manager de “La Cascina”: una holding di cooperative da 200 milioni di euro di fatturato, braccio secolare di Comunione e Liberazione a Roma, nata come mensa per gli studenti della Capitale, che oggi controlla ospedali, hotel a 4 stelle e ristoranti di grido (come il Pedrocchi di Padova e Le Cappellette di Roma), dove i clienti vip lasciano sulle pareti la loro foto accanto alla dedica di Giulio Andreotti. Letta è sotto inchiesta per reati piuttosto pesanti: abuso d’ufficio (fino a 3 anni di carcere), turbativa d’asta (fino a 2), truffa aggravata (fino a 6).

Potenza del Vaticano 
L’indagine parte da Potenza, quando il pm Henry John Woodcock si mette a lavorare su una presunta organizzazione specializzata nell’aggiudicarsi commesse pubbliche truccando le gare. A indagare sono gli uomini della squadra mobile e quelli del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, diretti dal colonnello Sergio de Caprio, alias Capitano Ultimo, l’ufficiale che arrestò Totò Riina. Gli investigatori intercettano e pedinano i fratelli Angelo e Pierfrancesco Chiorazzo, dirigenti della Cascina e di altre società. E quasi subito scoprono che i due stanno tentando di accaparrarsi gli appalti per i centri di assistenza ai rifugiati, grazie agli aiuti di Letta. E’ l’estate del 2008. Giornali e tv lanciano ogni giorno “l’allarme immigrati” e il governo dichiara addirittura lo stato d’emergenza. Letta si muove alla sua maniera. A legarlo alla Cascina non sono solo i rapporti di consuetudine con Chiorazzo, ma è soprattutto la comune vicinanza al Vaticano e ad Andreotti, numi tutelari della cooperativa. Per anni La Cascina ha accumulato appalti dalle Alpi alla Sicilia, dalle università alle strutture pubbliche, dai teatri agli stadi, fino alla bouvette del Senato. Nel 2008 l’Asl di Taranto le ha scucito la bellezza di 8,8 milioni di euro; il comune di Roma altri 20. Non è un mistero che i vertici della Cascina selezionino il personale anche sulla base di elenchi stilati da vescovi e politici di area. Ma il gruppo non disdegna le alleanze trasversali, come quella intrecciata con il governo di Fidel Castro per gestire due hotel di lusso sulle spiagge di Santa Lucia e di Varadero. La crescita tumultuosa, le scelte sfortunate (come quella di Cuba) e 74 milioni di debiti con il fisco, hanno però messo la holding ciellina alle corde.

“Pronto, sono Gianni Letta”
Per risollevarsi dalla crisi, il vicepresidente Angelo Chiorazzo – 35 anni, celebre per aver organizzato nel ‘97 una contestazione a Oscar Luigi Scalfaro alla Sapienza di Roma, molto stimato dal segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone – punta sugli appalti in uno dei settori più redditizi e meno controllati: gli immigrati. Legatissimo a Clemente Mastella (era con lui sull’aereo di Stato da Roma al Gran Premio di Monza nel 2007), soprannominato nell’Udeur “il vaticanista” per aver organizzato vari incontri fra lo statista di Ceppaloni e Bertone, Chiorazzo ha un altro asso nella manica: proprio Letta. Il 6 agosto 2008 – si legge nelle carte – Angelo è a Palazzo Chigi col cappello in mano. Una delle sue società gestisce già il Centro accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Bari con 1200 ospiti, e sta per aprirne un altro a Taranto da 400 posti. Ogni ospite “vale” fino a 50 euro di rimborsi pubblici al giorno. Il manager fiuta l’affare (il gruppo incassa già 70 mila euro al giorno) e vorrebbe espandersi in tutt’Italia. Letta chiama il capo dell’immigrazione al ministero, il prefetto Morcone, che si mette a disposizione. Due giorni dopo Chiorazzo torna alla carica a Palazzo Chigi con la lista dei “Cara” più appetibili. In cima all’elenco, Foggia e Crotone. Dopo il secondo incontro, Letta richiama Chiorazzo per dirgli che qualcosa comincia a muoversi: “Il prefetto di Crotone mi dice che vuole che lei vada o lunedì o martedì… perchè poi lui va a Cosenza dove è stato trasferito e dice: ‘E’ meglio che lascio le cose fatte’. Allora, o lunedì o martedì mattina la aspetta in Prefettura… eh… a nome mio”. Chiorazzo ringrazia e già sogna parlando con i colleghi: “Crotone è il campo più grande d’Europa, può arrivare a 1300 persone”. Con il fratello Pierfrancesco, aggiunge: “Devi andare in Calabria a battere il ferro finché è caldo (a Crotone l’indagine sarà archiviata, ndr) ”.

L’appalto al telefono 
La dottoressa Alberti si produce in un esercizio di dettatura che pare il remake della celebre scena di “Totò, Peppino e la malafemmina”. “Allora scriva”, esordisce mentre Chiorazzo prende nota: “Alla direzione centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo. Alla cortese attenzione del prefetto Forlani, Roma. Oggetto: offerta di strutture ed accoglienza sita in Policoro, Matera”. Seguono dieci righe di dettato, dopo di che la signora ha un soprassalto di coscienza: “Senta, ma poi i posti quanti sono?”. E Chiorazzo: “210”. La funzionaria dello Stato per un attimo si ricorda del suo ruolo e pone un problema non secondario: “Ma c’è tutto? Cioè, per un’accoglienza dignitosa, c’è tutto?”. Chiorazzo la rassicura: “Sì, sì, sì, tutto. C’è tutto”. E meno male. Gli investigatori invece annotano: “Nessuna tempestiva verifica preventiva è stata eseguita dal ministero per accertare che effettivamente la struttura fosse in possesso di tutti i requisiti necessari e per verificare la sicurezza e la salubrità dei luoghi”. Solo il prefetto di Matera, un giorno prima di aprire il “Cara”, sguinzaglia una delegazione a controllare. “Sta di fatto”, prosegue la nota, “che dopo gli accessi eseguiti, su apposita richiesta della Prefettura di Matera, dall’Asl5 di Montalbano Ionico, è emerso che la struttura ospitante il Centro, in via del tutto eccezionale, può contenere al massimo 107 persone”. Così il 16 novembre 2008 la Prefettura invia un fax urgentissimo per comunicare che gli ospiti in soprannumero vanno trasferiti. Nel frattempo l’Auxilium potrebbe aver incassato 5 mila euro in più al giorno riempiendo il “Cara” oltre i limiti. Secondo la Procura di Roma, in questa vicenda non ci sarebbe nulla di penalmente rilevante. Il pm Sergio Colaiocco ha fatto archiviare l’accusa di associazione per delinquere contro Letta e Morcone. Poi, pur non essendo competente per territorio, ha lasciato intendere che – se fosse per lui – li scagionerebbe anche dalle altre accuse di abuso, truffa e turbativa. A suo avviso, lo stato d’emergenza legittima tutto. Secondo Woodcock, invece, l’emergenza non farebbe venir meno l’obbligo di chiedere almeno cinque preventivi prima di assegnare un appalto milionario con un paio di telefonate. Ora la parola passa al pm unico di Lagonegro. Se avrà tempo.

 

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