Archivio per marzo, 2014

Il “FAKE” Superman Finanziario degli Italiani

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di Matteo De Vita

Siamo abituati ad utilizzare il termine shock o a sentire menzionato questo termine nella maggior parte delle volte con una connotazione negativa. Per definizione si usa nel linguaggio quotidiano quando si è sottoposti ad una condizione di stress improvviso e molto intenso. Nonostante i grandi proclami e la sovraesposizione mediatica che lo hanno preceduto sino alla sua insediatura non convenzionale, il Governo di Matteo Renzi è privo di effetto shock. L’Italia ha bisogno proprio di questo, tutto il resto è pura conversazione per consentire lo svolgimento dei vari talk show su scala nazionale. La stessa Europa, per quanto odiata con diversi livelli di risentimento dal tessuto sociale si aspetta, o meglio si aspettava questo da Superman Renzi. Shock che purtroppo non solo non è arrivato, ma nemmeno sembra essere in gestazione. Gli 80 euro mensili promessi in busta paga entro la fine del prossimo maggio potranno creare enfasi per qualche settimana come tema di discussione, tuttavia anche qualora effettivamente arriveranno non cambieranno l’outlook del Paese. Chi pensa che questa improvvisa ma modesta quantità di reddito netto disponibile possa rimettere in moto il volano interno dei consumi dubito che conosca con genuinità il sentiment delle famiglie e delle imprese.

Oggi di denaro e liquidità ve ne è letteralmente un oceano, purtroppo questa massa di risorse finanziarie non viene messa in circolazione da chi potrebbe per due motivazioni determinanti, entrambe endogene: per primo lo stato di polizia e vessazione fiscale che i precedenti governi hanno voluto instaurare – Monti & Letta – che induce anche chi potrebbe e vorrebbe spendere a rinunciare, preferendo magari effettuare alcune spese rilevanti al di fuori dei nostri confini: pensiamo a chi va in Austria o in Svizzera per prenotare le vacanze esotiche all’estero in modo da non comunicare il proprio codice fiscale all’intermediario che riceve il pagamento. La seconda motivazione è legata invece alla percezione del rischio e ad uno stato mentale di allerta per il futuro: in buona sostanza siamo tutti abbastanza convinti che i prossimi anni saranno peggiori degli attuali e questo ci spinge per ragioni di prudenza a risparmiare il più possibile nell’attesa di tempi ancora più cupi. Solo un effetto shock endogeno (ovvero prodotto dall’interno) potrebbe mutare questo momento di recessione, depressione e costrizione economica.

Per me il tutto rappresenta una insolita anomalia rispetto ai precedenti esecutivi: non mi stupirei se le estorte esternazioni di Barca venissero riconsiderate tra qualche mese dalla stampa nazionale. Un possibile effetto shock, ad esempio, che adesso si potrebbe produrre prenderebbe di mira la sfera del pubblico impiego nelle amministrazioni pubbliche: i dipendenti dello Stato devono poter essere licenziati, senza possibilità di ricollocamento, al pari di quelli del settore privato. Sono proprio loro che oggi rappresentano la supercasta degli intoccabili. Solo la piccola e media impresa privata in compagnia di investitori esteri può rimettere in moto l’occupazione e questo può verificarsi solo con una corporate tax rate al massimo del 20% e la ridefinizione di un nuovo mercato del lavoro, più dinamico ed innovativo, in cui si possa assumere e licenziare senza ostracismi o senza cause di reintegro o vertenze legali con i sindacati. Ovviamente quanto sopra rappresenta forse più un sogno che una possibilità concretamente operativa: deltronde in Italia chi tocca i lavoratori pubblici muore. Ma se non si inizia attraverso una misura scioccante a implementare una strategia in quella direzione allora sarà il Paese ad affrontare una lenta e inesorabile morte, prima industriale e dopo economica.

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I nuovi padroni d’Italia “under construction”

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di Matteo De Vita

L’appetito vien mangiando e il boccone Mps, dopo IntesaSanpaolo e Unicredit, non ha saziato la fame di Blackrock per i«prodotti » made in Italy. Il gigante d’investimento americano – il più grande fondo finanziario del mondo – sta preparando l’assalto alle medie imprese italiane. Il colosso Usa venerdì è salito al 5,75% del Monte dei paschi di Siena e ora è il secondo socio della banca presieduta da Alessandro Profumo dopo la Fondazione di palazzo Sansedoni, scesa al 15%.

Un’operazione che conferma il vivo interesse per le banche della Penisola (secondo azionista sia di Unicredit col 5,2% sia di Intesa col 5%, è poco sotto il 5% in Ubibanca) e, in generale, per il listino di piazza Affari: Blackrock ha infatti una posizione di primo piano in Telecom (attorno al 5%), Generali (3%), Fiat Industrial (4%), Mediaset (2%) e ha circa il 5% di Atlantia, Azimut e Prysmian. Lo shopping sul listino milanese non si è certamente esaurito venerdì con l’ingresso nel capitale di Rocca Salimbeni. Del resto, le scelte vengono dettate da un algoritmo e per ora l’Italia è tra le mete preferite, tenuto conto che Brasile e Russia sono da poco finite nella lista nera di Blackrock.

Sta di fatto il colosso guidato da Larry Fink – ebreo della California che in 20 anni ha creato un colosso da 4.300 miliardi di dollari di investimenti su scala globale – potrebbe far scattare l’operazione «pmi». Il progetto, per ora a livelli embrionali, è allo studio con i vertici della Cassa depositi e prestiti. Pochi giorni fa, secondo indiscrezioni, emissari di Blackrock arrivati dalla sede di Londra hanno incontrato a Roma Bernardo Bini Smaghi, responsabile progetti speciali di Cdp. Sul tavolo, la creazione di un «fondo dei fondi» volto a incentivare il mercato dei mini bond. Si tratta di strumenti di indebitamento, sostenuti,ma senza successo, dal decreto «Destinazione Italia» varato a febbraio dal governo di Enrico Letta.

La Cdp sta passando al setaccio varie soluzioni volte ad aiutare le aziende per utilizzare queste speciali obbligazioni che hanno l’obiettivo di aggirare il credit crunch. I prestiti bancari ormai vengono sistematicamente negati e servono alternative per finanziare lo sviluppo delle imprese. La Cassa vuole sfruttare l’enorme liquidità inutilizzata di Blackrock e dare così un nuovo sostegno alle medie aziende del Belpaese. Il piano sembra trovare ilgradimentodel colossoUsache, proprio per studiare a fondo l’eco – nomia italiana, ha intensificato le visite dentro i nostri confini: dal quartier generale londinese, i «pellegrinaggi» di manager Blackrock in Italia si sarebbero intensificati da inizio anno. D’altra parte, per comprare un titolo sul listino di piazza Affari bastano grafici e slide, mentre per investire nella cosiddetta economia reale serve una conoscenza diretta del territorio. E forse non è un caso che quest’anno la convention dei 150 top manager Blackrock si terrà in Italia, a Milano.

Comunque, non sarebbero solo i soldi dello «zio Sam» ad alimentare il fondo disegnato dalla Cdp. I soldi americani potrebbero essere accompagnati da altre fonti di liquidità: laCassa intenderebbe coinvolgere nel progetto enti di previdenza e fondi pensione. Alcuni approfondimenti su questa opzione dovrebbero essere al centro di una riunione, in programma l’1 aprile, tra l’alta dirigenzadella Cdp e i rappresentanti della Covip, l’autorità di vigilanza sulla previdenza complementare. Il tutto sotto l’attenta regia del presidente della spa controllata dal Tesoro, Franco Bassanini. Che sta progressivamente mutando la natura della Cdp. Senza dimenticare, che lo stesso esecutivo di Matteo Renzi scommette sulla Cassa per sbloccare definitivamente il pagamento dello stock di debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. La crescita del pil italiano, insomma, passa da via Goito.

Il mercato globale finanziario a febbraio 2014

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di Matteo De Vita – Private Banker – Broker Finanziario

Dopo aver archiviato uno degli anni migliori della loro storia recente, a inizio 2014 i listini azionari sono rimasti in gran parte stazionari. 
Il 23 di gennaio, i mercati hanno accusato un ribasso sulla scia della pubblicazione di dati sull’attività manifatturiera in Cina più deboli del previsto. Il risultato preliminare dell’indice dei direttori d’acquisto del settore manifatturiero cinese ha infatti evidenziato una flessione a quota 49,6, segnalando una contrazione per la prima volta in sei mesi. Inoltre, il recente indebolimento delle valute di 
alcune nazioni emergenti, come il peso argentino e la lira turca, ha causato un’inversione dei flussi finanziari e una fuoriuscita di capitali da questi paesi. Ciò potrebbe avere ripercussioni sulle esigenze di finanziamento, con conseguenze rilevanti per i progetti già avviati in questi paesi in via di sviluppo. 
Negli Stati Uniti i dati diffusi a dicembre hanno confermato che in generale l’economia continua a crescere, sebbene a ritmo moderato. Il Pil reale è cresciuto a un tasso annuo del 3,2% nel quarto trimestre del 2013, rispetto al 4,1% dei tre mesi precedenti. Le statistiche pubblicate a metà gennaio dal Census Bureau statunitense hanno mostrato che le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,2% a novembre e del 4,2% su base annua. L’indice dei direttori d’acquisto (Pmi) del settore manifatturiero ha subito un lieve calo dello 0,3%, a 
57,0 punti, a dicembre, il secondo miglior risultato di tutto il 2013. Dopo le ottime performance conseguite nell’ultima parte del 2013, a gennaio le azioni statunitensi non hanno registrato variazioni di rilievo e l’indice S&P 500 ha perso l’1,5% in euro. Gli utili aziendali sono stati generalmente in linea con le stime degli analisti.
A dicembre 2013 sono giunti nuovi segnali di crescita dell’economia dell’area Euro. A metà gennaio, l’Eurostat ha indicato che nel mese di novembre, in termini destagionalizzati, la produzione industriale è aumentata dell’1,8% nell’Eurozona. Le vendite al dettaglio sono salite dell’1,4%, e rispetto a novembre 2012 hanno evidenziato un progresso dell’1,6%. L’indice Pmi flash composito elaborato da Markit per l’area Euro è passato dai 52,1 punti di dicembre ai 53,2 di gennaio, il valore più alto da 31 mesi. Secondo Eurostat, l’inflazione dei prezzi al consumo annuale nell’area Euro è calata dallo 0,9% di novembre allo 0,8% di dicembre. 
I principali indici azionari europei hanno perso terreno a gennaio, ma la correzione potrebbe essere dovuta alle preoccupazioni circa l’impatto sui mercati emergenti dell’ulteriore riduzione degli acquisti di attivi della Federal Reserve, anziché a timori sugli utili aziendali e i mercati finanziari europei. A gennaio l’indice Msci Europe è sceso di circa l’1,8%.

In Giappone l’economia prosegue il suo trend di ripresa. A fine gennaio, l’indice Pmi elaborato da Markit e Jmma per il settore manifatturiero ha registrato un progresso a 56,6 punti, da 55,2 di dicembre, un’evoluzione che segnala il miglioramento più consistente delle condizioni delle imprese manifatturiere nipponiche dal febbraio 2006. In occasione della riunione di politica monetaria del 22 gennaio, la Banca del Giappone non ha modificato il programma di allentamento, mirante ad accrescere di 60-70 miliardi di yen l’anno la base monetaria. L’Istituto acquisterà anche Etf e fondi d’investimento immobiliare locali rispettivamente per 1 e 30 miliardi di yen l’anno. Malgrado la generale solidità dello yen nel corso del mese, a gennaio l’Msci Japan ha perso il 2,0% in euro. Come è accaduto anche in altri mercati sviluppati, la correzione deve essere letta nel contesto delle ottime performance che hanno caratterizzato gran parte del 2013

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