2013-08-31 00.37.30

 

di Matteo De Vita – Private Banker – Broker Finanziario

Dopo aver archiviato uno degli anni migliori della loro storia recente, a inizio 2014 i listini azionari sono rimasti in gran parte stazionari. 
Il 23 di gennaio, i mercati hanno accusato un ribasso sulla scia della pubblicazione di dati sull’attività manifatturiera in Cina più deboli del previsto. Il risultato preliminare dell’indice dei direttori d’acquisto del settore manifatturiero cinese ha infatti evidenziato una flessione a quota 49,6, segnalando una contrazione per la prima volta in sei mesi. Inoltre, il recente indebolimento delle valute di 
alcune nazioni emergenti, come il peso argentino e la lira turca, ha causato un’inversione dei flussi finanziari e una fuoriuscita di capitali da questi paesi. Ciò potrebbe avere ripercussioni sulle esigenze di finanziamento, con conseguenze rilevanti per i progetti già avviati in questi paesi in via di sviluppo. 
Negli Stati Uniti i dati diffusi a dicembre hanno confermato che in generale l’economia continua a crescere, sebbene a ritmo moderato. Il Pil reale è cresciuto a un tasso annuo del 3,2% nel quarto trimestre del 2013, rispetto al 4,1% dei tre mesi precedenti. Le statistiche pubblicate a metà gennaio dal Census Bureau statunitense hanno mostrato che le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,2% a novembre e del 4,2% su base annua. L’indice dei direttori d’acquisto (Pmi) del settore manifatturiero ha subito un lieve calo dello 0,3%, a 
57,0 punti, a dicembre, il secondo miglior risultato di tutto il 2013. Dopo le ottime performance conseguite nell’ultima parte del 2013, a gennaio le azioni statunitensi non hanno registrato variazioni di rilievo e l’indice S&P 500 ha perso l’1,5% in euro. Gli utili aziendali sono stati generalmente in linea con le stime degli analisti.
A dicembre 2013 sono giunti nuovi segnali di crescita dell’economia dell’area Euro. A metà gennaio, l’Eurostat ha indicato che nel mese di novembre, in termini destagionalizzati, la produzione industriale è aumentata dell’1,8% nell’Eurozona. Le vendite al dettaglio sono salite dell’1,4%, e rispetto a novembre 2012 hanno evidenziato un progresso dell’1,6%. L’indice Pmi flash composito elaborato da Markit per l’area Euro è passato dai 52,1 punti di dicembre ai 53,2 di gennaio, il valore più alto da 31 mesi. Secondo Eurostat, l’inflazione dei prezzi al consumo annuale nell’area Euro è calata dallo 0,9% di novembre allo 0,8% di dicembre. 
I principali indici azionari europei hanno perso terreno a gennaio, ma la correzione potrebbe essere dovuta alle preoccupazioni circa l’impatto sui mercati emergenti dell’ulteriore riduzione degli acquisti di attivi della Federal Reserve, anziché a timori sugli utili aziendali e i mercati finanziari europei. A gennaio l’indice Msci Europe è sceso di circa l’1,8%.

In Giappone l’economia prosegue il suo trend di ripresa. A fine gennaio, l’indice Pmi elaborato da Markit e Jmma per il settore manifatturiero ha registrato un progresso a 56,6 punti, da 55,2 di dicembre, un’evoluzione che segnala il miglioramento più consistente delle condizioni delle imprese manifatturiere nipponiche dal febbraio 2006. In occasione della riunione di politica monetaria del 22 gennaio, la Banca del Giappone non ha modificato il programma di allentamento, mirante ad accrescere di 60-70 miliardi di yen l’anno la base monetaria. L’Istituto acquisterà anche Etf e fondi d’investimento immobiliare locali rispettivamente per 1 e 30 miliardi di yen l’anno. Malgrado la generale solidità dello yen nel corso del mese, a gennaio l’Msci Japan ha perso il 2,0% in euro. Come è accaduto anche in altri mercati sviluppati, la correzione deve essere letta nel contesto delle ottime performance che hanno caratterizzato gran parte del 2013

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