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di Matteo De Vita

Siamo abituati ad utilizzare il termine shock o a sentire menzionato questo termine nella maggior parte delle volte con una connotazione negativa. Per definizione si usa nel linguaggio quotidiano quando si è sottoposti ad una condizione di stress improvviso e molto intenso. Nonostante i grandi proclami e la sovraesposizione mediatica che lo hanno preceduto sino alla sua insediatura non convenzionale, il Governo di Matteo Renzi è privo di effetto shock. L’Italia ha bisogno proprio di questo, tutto il resto è pura conversazione per consentire lo svolgimento dei vari talk show su scala nazionale. La stessa Europa, per quanto odiata con diversi livelli di risentimento dal tessuto sociale si aspetta, o meglio si aspettava questo da Superman Renzi. Shock che purtroppo non solo non è arrivato, ma nemmeno sembra essere in gestazione. Gli 80 euro mensili promessi in busta paga entro la fine del prossimo maggio potranno creare enfasi per qualche settimana come tema di discussione, tuttavia anche qualora effettivamente arriveranno non cambieranno l’outlook del Paese. Chi pensa che questa improvvisa ma modesta quantità di reddito netto disponibile possa rimettere in moto il volano interno dei consumi dubito che conosca con genuinità il sentiment delle famiglie e delle imprese.

Oggi di denaro e liquidità ve ne è letteralmente un oceano, purtroppo questa massa di risorse finanziarie non viene messa in circolazione da chi potrebbe per due motivazioni determinanti, entrambe endogene: per primo lo stato di polizia e vessazione fiscale che i precedenti governi hanno voluto instaurare – Monti & Letta – che induce anche chi potrebbe e vorrebbe spendere a rinunciare, preferendo magari effettuare alcune spese rilevanti al di fuori dei nostri confini: pensiamo a chi va in Austria o in Svizzera per prenotare le vacanze esotiche all’estero in modo da non comunicare il proprio codice fiscale all’intermediario che riceve il pagamento. La seconda motivazione è legata invece alla percezione del rischio e ad uno stato mentale di allerta per il futuro: in buona sostanza siamo tutti abbastanza convinti che i prossimi anni saranno peggiori degli attuali e questo ci spinge per ragioni di prudenza a risparmiare il più possibile nell’attesa di tempi ancora più cupi. Solo un effetto shock endogeno (ovvero prodotto dall’interno) potrebbe mutare questo momento di recessione, depressione e costrizione economica.

Per me il tutto rappresenta una insolita anomalia rispetto ai precedenti esecutivi: non mi stupirei se le estorte esternazioni di Barca venissero riconsiderate tra qualche mese dalla stampa nazionale. Un possibile effetto shock, ad esempio, che adesso si potrebbe produrre prenderebbe di mira la sfera del pubblico impiego nelle amministrazioni pubbliche: i dipendenti dello Stato devono poter essere licenziati, senza possibilità di ricollocamento, al pari di quelli del settore privato. Sono proprio loro che oggi rappresentano la supercasta degli intoccabili. Solo la piccola e media impresa privata in compagnia di investitori esteri può rimettere in moto l’occupazione e questo può verificarsi solo con una corporate tax rate al massimo del 20% e la ridefinizione di un nuovo mercato del lavoro, più dinamico ed innovativo, in cui si possa assumere e licenziare senza ostracismi o senza cause di reintegro o vertenze legali con i sindacati. Ovviamente quanto sopra rappresenta forse più un sogno che una possibilità concretamente operativa: deltronde in Italia chi tocca i lavoratori pubblici muore. Ma se non si inizia attraverso una misura scioccante a implementare una strategia in quella direzione allora sarà il Paese ad affrontare una lenta e inesorabile morte, prima industriale e dopo economica.

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