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Fonte il sole 24 ore

 

Le mazzette della Coop viaggiano sotto le mentite spoglie di consulenze (spesso fittizie) e subappalti ad imprese indicate dai politici. Francesco Simone, il super-consulente della Cpl Concordia arrestato nei giorni scorsi per la tangentopoli ischitana, conferma le accuse della Procura di Napoli e, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, ammette l’esistenza di un «sistema corruttivo» e di un «protocollo ben collaudato» all’interno della società.

Confessione che ha portato i pm a mettere sott’inchiesta per corruzione l’ex sindaco di Procida Luigi Muro. A lui – secondo Simone – sarebbe stata riservata una quota quantificata tra il 10 e il 20% di una società costituita ad hoc dalla Cpl Concordia per accelerare – anche grazie ai suoi rapporti con l’attuale primo cittadino isolano – le autorizzazioni amministrative. Il dirigente ha raccontato di aver assistito a colloqui tra Muro e Roberto Cesari, ex presidente della Cpl, durante i quali si faceva esplicito riferimento alla vicenda. Cesari si sarebbe poi anche lamentato con Simone per il fatto che Muro «voleva monetizzare subito il suo guadagno» vendendo la propria quota appena ottenuto il finanziamento.

 Nei prossimi giorni, intanto, i pm potrebbero convocare come testimone anche Giulio Tremonti. I riferimenti all’ex ministro dell’Economia spuntano in una intercettazione ambientale nell’ufficio di Simone («ovviamente, il suo rapporto, la sua vicinanza con lui mi crea delle opportunità di relazioni importanti quando servono», dice) e in una conversazione telefonica del febbraio 2014 tra lo stesso Simone e il manager Maurizio Rinaldi nella quale si parla – scrivono i pm – dell’interessamento di Tremonti per la «trasformazione in Spa della società Cpl distribuzione e della relativa quotazione in Borsa».

Simone viene intercettato al telefono anche con Massimo D’Alema al quale chiede la disponibilità per organizzare, tramite il sindaco di Ischia Giosi Ferrandino, «una riunione degli albergatori più importanti» per una degustazione dei suoi vini. Nel corso del colloquio, omissato delle risposte dell’ex premier, il manager accenna in maniera frammentaria a Cuba e ai «cubani che vengono domani» oltre che a un «responsabile delle assicurazioni sull’estero di Milano».

La posizione di D’Alema è chiara: non è indagato, ma i pm potrebbero essere interessati a capire la natura dei rapporti della sua fondazione Italianieuropei con la coop rossa. Il capitolo relativo ai finanziamenti agli enti culturali è uno degli snodi dell’inchiesta dei pm Woodcock, Loreto e Carrano. La Cpl Concordia finanziava anche la Icsa fondata dal sottosegretario ai Servizi segreti Marco Minniti con regolari bonifici di 20mila euro l’anno. Gli inquirenti hanno però «il fondato sospetto che parte del denaro» versato dalla Coop all’associazione di studi strategici «costituisca il ‘prezzo’ per potersi aggiudicare gare di appalto a cui intendono partecipare». Negli atti si fa riferimento in particolare a una chiacchierata tra l’ex presidente Casari e il vicesegretario generale della Icsa Giovanni Santilli che dice al primo di considerarsi «privilegiato» perché «parte della fondazione».

Agli atti del procedimento c’è spazio (tanto) anche per la politica. E appare quasi una sorta di contrappasso, rispetto alle polemiche degli ultimi giorni tra i grillini e il Pd, la telefonata intercettata del numero uno della Concordia nella quale dice (chissà se per scherzo o meno) che lui «voterà 5Stelle in quanto l’indicazione è quella».

Intanto emerge che l’organismo di Vigilanza della Cpl Concordia propose nel dicembre 2014 al Cda una serie di azioni correttive da mettere in campo alla luce delle «violazioni» e delle «carenze procedurali e organizzative riscontrate» nelle indagini interne avviate dopo che era emerso il coinvolgimento di Cpl in due inchieste: quella sulla metanizzazione di Ischia e quella sugli appalti al Policlinico di Modena, deflagrata a fine maggio 2014 con 63 indagati, tra cui l’allora direttore generale Stefano Cencetti. A firmare quella relazione, ora agli atti dell’inchiesta, c’era anche Maurizio Rinaldi, presidente del consiglio di amministrazione della Cpl Distribuzione, finito poi agli arresti nei giorni scorsi. L’Odv proponeva alcune azioni, come la risoluzione del contratto di collaborazione con Massimo Ferrandino, che risultava sospesa per iniziativa dello stesso avvocato, spiegando che i contratti di consulenza erano difformi agli standard aziendali e che non c’erano elementi per affermare che la concreta necessità di quella consulenza legale fosse stata condivisa con l’ufficio legale di Cpl. L’organismo proponeva anche la sospensione dei pagamenti a Tunita Sarl, la “cassaforte” occulta dell’azienda, gestita da Simone, con cui venivano creati i fondi neri da usare per corrompere chi di dovere.

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