Archivio per la categoria ‘Attualità e notizie’

Tutti Vogliono un Fenomeno

 

Fallo anche tu
Eccome no
Si guadagna di più
E’ comodo
Qui nessuno diventa autonomo
senza fare un po’ il fenomeno

Tutti vogliono un fenomeno.

Ricordo perfettamente le frasi, il modo di comunicare, le locandine colorate, il simbolo del wi-fi dappertutto, a volte ho sognato anche persone che cercavano il segnale wi-fi vicino alla locandina del candidato sindaco Cascavilla senza ottenere però risultato.

E da perfetto fenomeno è apparso nelle nostre vite con una durata media di 4 mesi intensi (giusto il tempo di vincere le elezioni), scomparso subito dopo dalla scena fatta di riflettori che si spengono e naturalmente di strategie politiche pronte a proiettarsi nei confronti di una città, San Giovanni Rotondo, che da troppi anni ormai è alla ricerca di politici che abbiamo le capacità di stravolgere in meglio la vita di tutti noi.

Durante la campagna elettorale del 2016 tutti i cittadini di San Giovanni Rotondo hanno avuto modo di analizzare il valore umano, politico, sociale dei candidati sindaci per scegliere quello che più era idoneo a questo incarico così prestigiorso in una città che vive di difficoltà, di imprese che chiudono ogni giorno, di una popolazione che vive di povertà, di una popolazione che non ha mai avuto politici (almeno negli ultimi 20 anni) in grado di mettere in campo strategie per donare a questa città produttività e ricchezza.

E mentre tre candidati sindaci parlavano di programma e di problematiche, il quarto candidato sindaco stravolgeva le nostre menti con il suo slogan elettorale denominato “Città Smart”. Cosa significhi in realtà il concetto di città smart lo ha citato nei suoi numerosi interventi collocando la smart alle radici della storia della nostra città, la smart alle aree infrastrtturate, smart finanziamenti europei, smart sviluppo territoriale e molto altro, tutto per San Giovanni Rotondo, per i cittadini e per il territorio, tutto racchiuso in una sola parola: SMART.

Finita la campagna elettorale, Cascavilla vince con un taglio di circa 200 voti.

Dalla quantità delle informazioni date al popolo, tutte racchiuse nel concetto Smart ovviamente, il cittadino aspetta ormai da circa dieci mesi le auto volanti, il wi-fi gratuito che prende in ogni parte della città, le strade in ordine, gli ottovolanti, i droni che ti portano la spesa a casa ed un primo cittadino pronto sulla rete ad operare per ogni esigenza del cittadino. Non entrando poi nel merito delle analisi politiche, tutti si aspettavano quindi una città perfetta, quella che partendo dalle radici della propria storia (cito gli #smart_spot) doveva restitutire a tutti noi un habitat nuovo con le signorine in tanga pronte a soffiare con le grandi foglie i sangiovannesi sdraiati al sole per dare spazio al nuovo, all’uomo della tecnologia, ad uno staff politico efficiente, algli #smart_super_eroi.

Guardate l’immagine in allegato. Non vi dice nulla? Guardate tutti voi le date di pubblicazione del social. Ma come? l’uomo dalle grandi tecnologie, l’uomo smart, l’uomo che durante i suoi comizi faceva le dirette facebook e online 4 spettatori mentre lui parlava di numerosi sangiovannesi che ci guardavano dagli altri stati d’europa promettendo cambiamenti che permettessero il rientro dei nostri concittadini, non comunica più sui social dal giorno in cui ha vinto le elezioni? Eh no, eh no, questo proprio no. La #smart_comunicazione la #smart_tecnologia gli #smart_social hanno immediatamente arretrato la loro avanzata nei confronti del progresso tanto atteso?

Quindi la chiusura della mensa, le strade disastrate, i servizi sociali che non funzionano, le imprese che continuano a chiudere, i sangiovannesi che continuano ancora ad emigrare presso altri stati, i giovani che non trovano lavoro in città, i finanziamenti europei mai entrati in scena come promesso rientrano tutti nel concetto #Smart?

Adesso magari usciranno con un bel comunicato che metterà da parte le promesse per dire alla popolazione che il primo anno di governo è sempre quello più difficile, quello in cui vanno assestati degli equilibri nella maggioranza, quello in cui non possono stare a perdere tempo sulle critiche fatte dai cittadini, ivi compresi quelli che gli hanno eletti quindi per esigenze che rientrano nel concetto della #smart_politica diranno che i risultati arriveranno, non conosciamo l’anno, ma arriveranno.

Vi ricordate durante la campagna elettorale cosa succedeva? Alle richieste dei cittadini cosa rispondevano? sembravano tutti dipendenti modello pronti ad ubbedire ad ogni comando del cittadino esattamente come nelle puntate di #Masterchef

Voglio vedervi ballare    – cittadini
Sì, chef                                   – politici
Voglio vedervi sudare     – cittadini
Sì, chef                                   – politici
E non chiamatemi chef   – cittadini
Sì, chef                                   – politici

Dopo circa dieci mesi la città è ferma all’anno 2000, l’innovazione del concetto #smart rientra anche nella sfera della politica che a differenza degli altri governi doveva consegnare ai cittadini dei risultati immediati e nulla si è visto. Gli #smart_droni, le #smart_innovazioni e tutto il resto fino ad oggi hanno funzionato come slogan, come spot elettorale, come il #fenomemo apparso e poi scomparso.

Ad oggi la realtà di #Smart è quella della casa madre Mercedes che propone a tasso zero presso i propri punti vendita.

E’ proprio vero: Tutti vogliono un fenomeno — Ma se poi diventi un fenomeno — Cadi a terra in questo domino!!!

 

 

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Federico Fiorentino. Ecco la verità dei fatti.

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di Matteo De Vita

Che la città di San Giovanni Rotondo vive di invidia e di inaccortezze lo sapevamo dai tempi della Guerra Civile, ultimamente però si vive con l’intento SPREGIUDICATO di screditare addirittura persone inattaccabili con l’intento di rompere gli equilibri a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo. É quello che sta accadendo negli ultimi giorni nei confronti del cittadino a 5 Stelle Federico Fiorentino, persona umile e di grande rispetto che a mio avviso questa città dovrebbe utilizzare come #succo_culturale in tema di pubblica amministrazione. Insulti, falsità, provocazioni sulla rete tutto solo per screditare un cittadino onesto, che conosce nel dettaglio la pubblica amministrazione e aggiungo anche oggetto di terrore di diversi attuali consiglieri comunali rieletti che ben conosco la grande cultura e preparazione del Fiorentino in tema di atti, procedure e andamento della P.A.

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Nell’immagine in allegato troviamo l’esempio tangibile di quanto da me sopra dichiarato. Infatti come potete ben notare un profilo denominato SONA_SLE’ pubblica un post pubblico dove dichiara l’incompatibilità di qualcosa senza specificare nomi e/o persone. Immediatamente nelle file dei commenti è intervenuto il Sign. Matteo Grifa (Candidato UDC nell’ultima tornata elettorale) che dichiara: “Volevano sfruttare il movimento pensando di trovare fortuna”. Da quello che si riesce a capire utilizzando la “logica politica” la conversazione sostiene a loro modo di dire che il Federico Fiorentino non sarebbe stato compatibile ne alla candidatura da Sindaco dei pentastellati ne all’attuale carica da consigliere comunale. Peccato per loro che le persone come Federico sono abituate a documentare tutto in onore “proprio a quel ruolo istituzionale come dirigente” che ha ricoperto per anni quindi la verità SCRITTA E DOCUMENTALE è agli atti del consiglio comunale del 19 Luglio. Ora mi domando: non è che questi atteggiamenti hanno per obbiettivo la costituzione di un nuovo meet-up a 5 stelle con l’intento di trasferire le autorizzazioni del logo a 5 stelle da un meet-up all’altro? Io suppongo di si. Ed inoltre: perchè affermare cose non vere quando tutto è agli atti? Bugie Bugie Bugie e su facebook poi diventa il classico incontro che ha per obbiettivo solo screditare e non ricercare la verità ma per il Sign. Grifa il movimento è utilizzato come il mezzo per ricercare la Fortuna e magari di quale fortuna parla potrebbe spiegarlo direttamente al popolo della città di San Giovanni Rotondo visto che il NON STATUTO mette tra le prime regole quella si tagliarsi lo stipendio (ANVEDI TE CHE FORTUNA).

Federico Fiorentino, detto in poche parole, è stato messo a riposo dalla pubblica amministrazione che rappresenta in qualità di dirigente comunale e da quel momento ha avuto la libertà di poter intraprendere la propria carriera nel movimento. L’inps (a suo modo di conteggiare gli anni per mandarlo in pensione) sostiene che il Federico Fiorentino deve ancora svolgere circa 17 mesi. Federico per non perdere anni di sacrifici ha temporaneamente dato per buono quello che sostiene l’inps in attesa dell’esito del suo ricorso presso il Giudice del Lavoro. Federico ha tutti i documenti che attestano che ha compiuto tutti gli anni per poter accedere al riposo pensionistico ma l’inps sostiene di no. Dato che federico è venuto a conoscenza di queste informazioni solo qualche giorno prima del consiglio comunale, c’è qualcuno che vuole solo screditarlo come nell’immagine dei vari commenti presi dall’account facebook SONA_SLE, e nonostante c’è una nota scritta agli atti del consiglio comunale ed esiste documentazione che prova tutta la legalità documentale del Fiorentino, c’è qualcuno che smanetta dietro le tastiere perchè ha come obbiettivo primario l’appropriarsi del logo del Movimento 5 Stelle della nostra città.

Concludo semplicemente invitando questi signori a vivere più tranquilli perchè le BALLE mediatiche se le porta il VENTO e che Sona Sle mi ricorda un gruppo RAP di città che a me piaceva anche parecchio, quindi dalla vita #RAP STYLE alla POLITICA c’è un’oceano di INCOMPATIBILITA’.

All’attuale MEET-UP a 5 stelle di base al PASTEUS posso solo dire di svegliarsi perchè a mio avviso c’è qualche TALPA che trafila informazioni politiche. SVEGLIATEVI.


 

Per tutto il resto ecco a voi la verità targata FEDERICO FIORENTINO

 

Signor Presidente, Signori Consiglieri Comunali,
come tutti ben sanno, il sottoscritto Federico Fiorentino, proclamato Consigliere Comunale a seguito delle consultazioni elettorali amministrative 2016, già Segretario Generale comunale, titolare della sede di Manfredonia,

• con Decreto n.947 del 19 gennaio 2016 del Ministero dell’interno – Dipartimento degli affari interni e territoriali, è stato collocato a riposo anticipato per limiti di servizio a decorrere dal 1° giugno 2016 (ultimo giorno di servizio 31 maggio 2016);

• In relazione ed in ottemperanza a tale provvedimento, gli uffici preposti hanno predisposto e trasmesso alla competente sede territoriale dell’INPS, la relativa pratica di pensione in data 16 febbraio 2016;

• come disposto dal Ministero, il 31 maggio 2016 ha prestato l’ultimo giorno di servizio attivo e dal successivo 1° giugno 2016 ha cessato ogni servizio attivo in qualità di Segretario Generale comunale ed è stato cancellato dall’Albo Nazionale del Ministero perché collocato in quiescenza;

• dallo stesso 1° giugno 2016, la sede di Segreteria Generale di Manfredonia, vacante, è stata assegnata ad altro collega Segretario Generale dotato dei previsti requisiti di legge per ricoprirla;

• del tutto inaspettatamente ed in maniera inusuale, in genere, l’INPS, dopo oltre quattro mesi dal ricevimento della pratica di pensione, con nota pervenuta al sottoscritto ed agli altri Uffici interessati solo in data 18 giugno 2016, comunicava le proprie determinazioni non riconoscendo circa 19 mesi valutabili ai fini dell’anzianità di servizio e ciò nonostante il puntuale e positivo esame già fatto dall’Ufficio ministeriale datore di lavoro;

• con la massima tempestività ed in tempo utile, sentito anche l’orientamento degli Uffici del Mininterno, è stato proposto ricorso giurisdizionale avverso tale provvedimento negativo licenziato dalla Direzione INPS competente;

• dopo la proclamazione degli eletti e in data 3 luglio 2016, il sottoscritto produceva al Comune di san Giovanni Rotondo, la propria legittima dichiarazione di compatibilità ed eleggibilità ai sensi delle norme in materia stante l’assenza di incompatibilità per effetto della vigenza Decreto n.947 di collocamento a riposo, licenziato a mio favore in data 16 febbraio 2016 dal Ministero dell’Interno, datore di lavoro;

• a seguito di tale evenienza e dopo una serie di congiunte valutazione con gli Uffici da cui dipende e stante il particolare ordinamento riguardo allo status dei Segretari Comunali e Provinciali, Il Ministero dell’Interno – Dipartimento Affari Interni e Territoriali, con Decreto n. 9916 del 6 luglio 2016, ha annullato, non revocato, il proprio precedente Decreto n.947 del 19 gennaio 2016 di collocamento in quiescenza, con conseguente collocamento a disposizione con decorrenza 7 luglio 2016 . Tale provvedimento del Ministero è pervenuto allo scrivente in data 11 luglio 2016 a mezzo servizio postale, non prima.
La fase della disponibilità, non è certamente un istituto che, di per se, determina l’incompatibilità alle cariche elettive nell’ambito della regione in cui si esercita la funzione di vertice . L’incompatibilità alla carica di consigliere comunale è data dall’ essere Segretario Generale di provincia o comune superiore a 15000 ab.(o forma associativa corrispondente) avente sede nel territorio della regione nel quale ha sede il Comune dove svolgere la carica elettiva (art.11,3°co, lett. b) del Dlgs n. 39/2013).
Quindi, la causa di incompatibilità è determinata dall’incardinamento nella posizione e funzione di vertice di uno dei Comuni della Regione di appartenenza funzionale e non dalla qualità semplicemente detenuta in disponibilità.

Ciò brevemente premesso per la dovuta chiarezza delle cose, a rettifica della propria dichiarazione di compatibilità, resa al Comune in data 3 luglio 2016, dichiaro, ai fini della presa d’atto da parte del Consiglio Comunale di San Giovanni Rotondo, la causa di incompatibilità sopravvenuta alla carica di Consigliere Comunale di questo Comune, a me nota in data odierna, per effetto del provvedimento di nomina dell’Agenzia e di incardinamento in posizione di vertice di un Comune nell’ambito della Regione di appartenenza notificatagli oggi alle ore 13,30.
Chiedo al Segretario di riportare in atti la presente dichiarazione e al Consesso di prenderne atto.
Preciso e dichiaro a futura memoria dei vari detrattori, calunniatori e diffamatori, (specialmente attraverso FaceBook) di non essere affatto interessato ad alcuna carica politica: comunale, regionale, nazionale o europea.
La presente dichiarazione d’incompatibilità è atto dovuto da parte dello scrivente, ed in ogni caso, sarebbe stata sollevata dallo stesso Consiglio Comunale.

19 luglio 2016-07-19 Federico Fiorentino

Patrizio Erca. PERCHE’ VOGLIONO TOGLIERE EQUITALIA?

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di Patrizio Erca

Cari amici, questa che vi sto per raccontare, consideratela come fosse una bella favola…
Dei “Dossier” molto interessanti su Agenzia delle Entrate ed Equitalia potrebbero a breve essere rivelati e resi pubblici.

A farlo sono alcuni esponenti del Fondo monetario internazionale e dell’Ocse. Soprattutto questi ultimi, pare che abbiamo preso la cosa davvero sul “serio”, mettendosi in testa di andare a fondo ascoltando tutti coloro che per un motivo o per l’altro hanno avuto a che fare con il braccio armato del fisco.
Ne sono scaturiti due voluminosi dossier. Ma che fine hanno fatto?
Boh???? forse sono stati secretati…. Secretati??! Sì avete capito bene!
In un paese di “cantanti”, quando si parla di fisco, tutti zitti e muti!!!!!

I dossier sono nelle mani di pochissimi: una mezza dozzina di persone al ministero dell’Economia ed un paio di collaboratori del Presidente del Consiglio dei ministri al quale gli è stato spiegato molto bene cosa c’è scritto dentro….
E le sue recenti uscite sulla prossima abolizione di Equitalia, non debbono essere prese solo come l’ennesima trovata elettorale del Governo o dell’opposizione……
Gli analisti dell’Ocse dipingono un quadretto delle nostre agenzie e in particolare dell’attività di riscossione nei confronti dei microcontribuenti da brivido. Lo stesso quadro che migliaia di persone invisibili conoscono bene, ma che la tradizione fiscale “alla Visco” nega da sempre.
Il punto centrale è che negli ultimi quindici anni queste Agenzie hanno concentrato nelle loro mani un potere incontrollabile su tutti; e quando dico tutti, INTENDO TUTTI!!! Alle funzioni di accertare banalmente l’evasione ed eventualmente riscuoterla, hanno sommato un potere, micidiale, di condizionamento delle norme fiscali e di loro interpretazione CHE PUÒ SCHIACCIARE CHIUNQUE!!!
Ora queste cose, oltre che i nostri cari politici, le sanno anche gli analisti internazionali ed alcuni professionisti indipendenti. Anzi sono proprio quegli analisti che hanno recentemente fatto approvare dal G20 la stretta più forte mai fatta contro l’elusione fiscale da parte delle multinazionali (sono le norme “BEPS” sulla erosione ed elusione internazionale delle basi imponibili).
Nel rapporto Ocse si dice che il comportamento dell’Agenzia delle entrate nei confronti delle grandi imprese, nell’accompagnarle al rispetto delle norme, e nella eventuale riscossione dell’evaso è ben fatta, secondo gli standard internazionali. Ciò che proprio non funziona è il resto: presunzioni tributarie sui ricavi, attività di accertamento troppo dure, contenzioso sbilanciato tutto a loro favore.
E per coloro che hanno le capacità di contrastare efficacemente l’azione del fisco, questi ultimi vengono brutalmente eliminati, o almeno ci provano…… 😉
Immaginatevi cosa potrebbe succedere se questi “dossier”, a firma Ocse e Fmi, fossero divulgati durante una delle nostre continue campagne elettorali o referendaria….
I nostri cari politici saranno pure incompetenti, ma di certo non sono sprovveduti.
E lo stesso Renzi, guarda il caso, che ha criticato «il lato oscuro» dell’Agenzia delle Entrate, è stato “redarguito” dalla sua responsabile, la illustrissima Dott.sa Orlandi.
Per alcune settimane sono stati anche sondati alcuni ex dell’Agenzia per sostituire in corsa la Orlandi (nominata però proprio dal premier, su spinta di Visco), ma poi si è deciso di soprassedere: basterà non riconfermarla a scadenza…

Nel frattempo si dovranno riformare le Agenzie.
Quindi, cari amici, sotto lo slogan di abolire Equitalia c’è dunque molto, ma molto di più….
L’obiettivo è quello di ridurre i poteri normativi dell’Agenzia, riportandoli al ministero, e fonderla con Equitalia, unendo così accertamento dell’evasione e riscossione del dovuto.
Tutto questo, per un solo ed unico motivo: tenere segreti i “dossier” con i rapporti sul fisco di Ocse e Fmi di cui TUTTI, MA PROPRIO TUTTI, hanno una gran fottuta paura !!!!! 😀
Un saluto a tutti.

Patrizio

VOGLIO UN SINDACO

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di Matteo De Vita

Siamo alle solite,

nel classico style Sangiovannese, con la campagna elettorale alle porte, non si riesce ancora a capire quali sono gli schieramenti politici in campo, chi i candidati Sindaci che dovranno intraprendere la campagna elettorale.

Tutto questo perchè si aspetta sempre che qualche notizia trafili e come per le indagini che esegue la magistratura anche gli schieramenti politici stanno facendo spionaggio uno contro l’altro per capire quali siano le strategie da attuare ma soprattutto individuare gli eventuali traditori che, si sa, in base alle promesse con base di polestirolo, spuntano sempre fuori cambiando schieramenti all’ultimo secondo.

Per non divulgarmi però in discorsi che già conosciamo, quest’anno voglio dedicare ai futuri candidati il mio personale in bocca al lupo seguito da una poesia:

Voglio un Sindaco solare che non faccia distinzioni tra cittadini di serie A e di serie B;

Voglio un Sindaco amico che non faccia problemi se lo invito a cena;

Volgio un Sindaco Padre, perchè solo un padre di famiglia può capire cittadini in seria difficoltà economica;

Voglio un Sindaco che prenda continue iniziative a favore dello sviluppo economico;

Voglio un Sindaco preparato, che non si intimidisce davanti a richieste estorsive fatte dai consiglieri in conglio comunale o nelle riunioni di maggioranza;

Voglio un Sindaco che attui una politica di rivalutazione del nostro territorio e che non pensi che l’economia del Paese sia basata solo su alberghi e Frati Cappuccini;

Voglio un Sindaco che faccia continue riunioni pubbliche con il suo popolo per capire come vanno le cose in città;

Voglio un Sindaco che mi faccia una spending-review comunale di almeno 4 milioni di euro sull’attuale bilancio;

Voglio un Sindaco che prenda in considerazione progetti seri di ogni genere, soprattutto se chi li propone fa parte dell’opposizione;

Voglio un Sindaco che metta in piedi un sistema telematico per abolire la carta;

Voglio un Sindaco che risponda davvero entro 30 giorni ai protocolli che riguardano progetti per iniziative da intraprendere in città;

Voglio un Sindaco che non legiferi pensando sempre e solo a San Giovanni Rtoondo come città religiosa ma che si allarghi anche ad altri orizzonti;

Voglio un Sindaco che abbia nel suo staff almeno il 50% di persone sotto i 35 anni;

Voglio un Sindaco che mi faccia venir voglia di vivere nel meraviglioso paese di montagna chiamato San Giovanni Rotondo;

Cittadini di San Giovanni Rotondo – Elezioni 2016 – VOTATE LA PERSONA

 

 

 

 

 

 

 

Confermate da parte delle Coop le mazzette ai Politici

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Fonte il sole 24 ore

 

Le mazzette della Coop viaggiano sotto le mentite spoglie di consulenze (spesso fittizie) e subappalti ad imprese indicate dai politici. Francesco Simone, il super-consulente della Cpl Concordia arrestato nei giorni scorsi per la tangentopoli ischitana, conferma le accuse della Procura di Napoli e, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, ammette l’esistenza di un «sistema corruttivo» e di un «protocollo ben collaudato» all’interno della società.

Confessione che ha portato i pm a mettere sott’inchiesta per corruzione l’ex sindaco di Procida Luigi Muro. A lui – secondo Simone – sarebbe stata riservata una quota quantificata tra il 10 e il 20% di una società costituita ad hoc dalla Cpl Concordia per accelerare – anche grazie ai suoi rapporti con l’attuale primo cittadino isolano – le autorizzazioni amministrative. Il dirigente ha raccontato di aver assistito a colloqui tra Muro e Roberto Cesari, ex presidente della Cpl, durante i quali si faceva esplicito riferimento alla vicenda. Cesari si sarebbe poi anche lamentato con Simone per il fatto che Muro «voleva monetizzare subito il suo guadagno» vendendo la propria quota appena ottenuto il finanziamento.

 Nei prossimi giorni, intanto, i pm potrebbero convocare come testimone anche Giulio Tremonti. I riferimenti all’ex ministro dell’Economia spuntano in una intercettazione ambientale nell’ufficio di Simone («ovviamente, il suo rapporto, la sua vicinanza con lui mi crea delle opportunità di relazioni importanti quando servono», dice) e in una conversazione telefonica del febbraio 2014 tra lo stesso Simone e il manager Maurizio Rinaldi nella quale si parla – scrivono i pm – dell’interessamento di Tremonti per la «trasformazione in Spa della società Cpl distribuzione e della relativa quotazione in Borsa».

Simone viene intercettato al telefono anche con Massimo D’Alema al quale chiede la disponibilità per organizzare, tramite il sindaco di Ischia Giosi Ferrandino, «una riunione degli albergatori più importanti» per una degustazione dei suoi vini. Nel corso del colloquio, omissato delle risposte dell’ex premier, il manager accenna in maniera frammentaria a Cuba e ai «cubani che vengono domani» oltre che a un «responsabile delle assicurazioni sull’estero di Milano».

La posizione di D’Alema è chiara: non è indagato, ma i pm potrebbero essere interessati a capire la natura dei rapporti della sua fondazione Italianieuropei con la coop rossa. Il capitolo relativo ai finanziamenti agli enti culturali è uno degli snodi dell’inchiesta dei pm Woodcock, Loreto e Carrano. La Cpl Concordia finanziava anche la Icsa fondata dal sottosegretario ai Servizi segreti Marco Minniti con regolari bonifici di 20mila euro l’anno. Gli inquirenti hanno però «il fondato sospetto che parte del denaro» versato dalla Coop all’associazione di studi strategici «costituisca il ‘prezzo’ per potersi aggiudicare gare di appalto a cui intendono partecipare». Negli atti si fa riferimento in particolare a una chiacchierata tra l’ex presidente Casari e il vicesegretario generale della Icsa Giovanni Santilli che dice al primo di considerarsi «privilegiato» perché «parte della fondazione».

Agli atti del procedimento c’è spazio (tanto) anche per la politica. E appare quasi una sorta di contrappasso, rispetto alle polemiche degli ultimi giorni tra i grillini e il Pd, la telefonata intercettata del numero uno della Concordia nella quale dice (chissà se per scherzo o meno) che lui «voterà 5Stelle in quanto l’indicazione è quella».

Intanto emerge che l’organismo di Vigilanza della Cpl Concordia propose nel dicembre 2014 al Cda una serie di azioni correttive da mettere in campo alla luce delle «violazioni» e delle «carenze procedurali e organizzative riscontrate» nelle indagini interne avviate dopo che era emerso il coinvolgimento di Cpl in due inchieste: quella sulla metanizzazione di Ischia e quella sugli appalti al Policlinico di Modena, deflagrata a fine maggio 2014 con 63 indagati, tra cui l’allora direttore generale Stefano Cencetti. A firmare quella relazione, ora agli atti dell’inchiesta, c’era anche Maurizio Rinaldi, presidente del consiglio di amministrazione della Cpl Distribuzione, finito poi agli arresti nei giorni scorsi. L’Odv proponeva alcune azioni, come la risoluzione del contratto di collaborazione con Massimo Ferrandino, che risultava sospesa per iniziativa dello stesso avvocato, spiegando che i contratti di consulenza erano difformi agli standard aziendali e che non c’erano elementi per affermare che la concreta necessità di quella consulenza legale fosse stata condivisa con l’ufficio legale di Cpl. L’organismo proponeva anche la sospensione dei pagamenti a Tunita Sarl, la “cassaforte” occulta dell’azienda, gestita da Simone, con cui venivano creati i fondi neri da usare per corrompere chi di dovere.

Confessioni di un Finanziere “Incasso Tangenti per lo Stato”

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di Libero Quotidiano

Memorie di un finanziere della polizia tributaria. Si potrebbe intitolare così il sorprendente documento esclusivo che state per leggere. Si tratta della trascrizione, fedele alla lettera, del disarmante sfogo di un disincantato, onesto e preparato maresciallo della Guardia di Finanza, impegnato da diversi lustri nei temutissimi controlli alle imprese. L’uomo, di cui evitiamo di indicare dati anagrafici e curriculum per non renderlo riconoscibile, ha apparecchiato per Libero uno zibaldone di pensieri, suddiviso in capitoletti, sul suo lavoro di tutti i giorni. Che per lui è diventato un tran tran asfissiante, capace di condurlo quasi al rigetto. Il risultato è questa spietata radiografia che stupisce e, in un certo senso, preoccupa di un mestiere che tanto trambusto porta nelle vite degli italiani. Infatti in questo sfogo il militare dipinge le ispezioni delle Fiamme gialle come un ineluttabile meccanismo stritola-imprenditori il cui obiettivo non sarebbe una vera e sana lotta alle frodi fiscali, ma una fantasiosa e famelica caccia al tesoro indispensabile a lanciare le carriere di molti professionisti dell’Antievasione. «Nel nostro lavoro ci sono forzature evidenti, a volte imbarazzanti», ammette con Libero il maresciallo. Che qui di seguito svela retroscena e segreti dei controlli che intralciano ogni giorno il lavoro di centinaia di imprenditori. Una lettura che potrebbe agitare qualcuno e far alzare il sopracciglio ad altri. Ma a tutti deve essere chiaro che non di fiction si tratta e che domani il nostro maresciallo e la sua pattuglia potrebbero bussare alla vostra porta. Preparatevi a leggere il testo di questo finanziere raccolto in esclusiva da Libero.

Ossessione numeri – Dietro alle verifiche ci sono enormi interessi economici: il dato del recupero dell’imposta serve a molti. Sia ai politici che ai finanzieri. Nella Guardia di Finanza il raggiungimento degli obiettivi legittima l’ottenimento dei premi incentivanti e gli stipendi stellari dei generali, che sono decine: uno per provincia, più uno per regione. Nel nostro Corpo esistono vere e proprie task-force che si occupano di fare previsioni di recupero d’imposta e a fine anno queste devono essere raggiunte, come se l’evasione fiscale si basasse su dei budget. Gli operatori sul territorio sono meno di chi elabora questa realtà virtuale, su 64 mila finanzieri siamo circa 4 mila a fare i controlli.

Indietro non si torna – A fine anno i generali chiedono il dato dell’imposta evasa constatata e lo confrontano con quello dell’anno prima. Il risultato non può essere inferiore a quello di 12 mesi prima. Se il dato scende bisogna dar conto al reparto centrale di Roma del perché si siano recuperati meno soldi e il comandante del reparto periferico rischia di vedersi bloccare la carriera. Per questo le nostre verifiche proseguono anche di fronte a evidenti illogicità. I nostri ufficiali parlano solo di numeri e quando hanno sentore di un risultato, magari per una previsione affrettata di un ispettore, corrono dai loro superiori anticipando che da quella verifica potrà venir fuori un certo risultato: a quel punto non si può più tornare indietro. Il verbale diventa subito una statistica, una voce acquisita e ufficiale di reddito non dichiarato. Quando si prospetta un ventaglio di possibilità per risolvere una contestazione si concentrano le energie sempre su quella che porta il risultato più alto. Che sarebbe poco grave se fosse la strada giusta. Ma spesso non lo è. Per la Finanza quello che conta è il dio numero. Il nostro unico problema è come tirarlo fuori.

Per riuscirci c’è un nuovo strumento infernale, la cosiddetta “mediana”, che va di gran moda tra gli ufficiali. La si pronuncia con rispetto e deferenza, anche perché da essa dipende la carriera di chi la evoca. Si tratta di uno studio fatto a tavolino, che stabilisce il valore medio della verifica necessario a raggiungere gli obiettivi, il tetto al di sotto del quale non si può andare. Se capiamo che in un’azienda il verbale sarà di entità inferiore alla mediana, derubrichiamo la verifica a controllo in modo che non entri nelle statistiche ufficiali.

Alla Guardia di Finanza abbiamo uffici informatici che elaborano dati in continuazione. Ma si tratta di numeri “drogati”, come lo sono quelli dei sequestri. Nei magazzini dei cinesi ho visto colleghi registrare alla voce “giocattoli” ogni singolo pallino delle pistole per bambini. Spesso questi servizi si fanno in occasione delle feste natalizie, così passa l’informazione che sul territorio c’è sicurezza.
Con questi numeri i generali si riempiono la bocca il 21 giugno, giorno della festa del Corpo. Lo speaker spara cifre in presenza di tutte le autorità, dei presidenti dei tribunali, dei politici, ecc. ecc. Quel giorno è un tripudio di dati pronunciato con voce stentorea: recuperata tot Iva, scovati tot milioni di redditi non dichiarati, arrestati x emittenti fatture false. Una festa!

Normativa astrusa – La normativa tributaria italiana è talmente ingarbugliata che si presta alla nostra logica del risultato a ogni costo. Per noi è piuttosto semplice fare un rilievo visto che siamo aiutati da questa legislazione astrusa e abnorme, spesso contradditoria e conflittuale. Nel nostro Paese è quasi impossibile essere in regola e per chi lo sembra ci prendiamo più tempo per spulciare ogni carta. Infatti se una norma può apparire favorevole all’imprenditore, c’è sicuramente un’altra interpretabile in maniera opposta. E in questo ci aiuta l’oceanica produzione di sentenze, frutto di un eccessivo contenzioso. Un contratto, un’operazione possono essere interpretati in mille modi e alla fine trovi sempre una sentenza della Cassazione che ti permette di poter fondare un rilievo su basi giuridiche certe. Questo è il Paese delle sentenze.

Analizzando un bilancio, un’imperfezione si trova sempre. Magari per colpa dello stesso controllore che prima dice all’imprenditore di comportarsi in un modo e poi in un altro, inducendolo in errore. Per esempio, su nostro suggerimento, un’azienda non contabilizza più certe spese come pubblicità (deducibili), ma come spese di rappresentanza (deducibili solo in parte). Quindi arriva l’Agenzia delle Entrate e spiega che quelle non sono né l’una né l’altra. A volte succede che qualcuno abbia già subito un controllo, abbia aderito a un condono e, zac, arriviamo noi e contestiamo lo stesso aspetto, ma in modo diverso. Dopo i primi anni nel Corpo non ho più sentito di controlli chiusi con un nulla di fatto e in cui si torna a casa senza aver contestato qualcosa. Alla fine chi lavora impazzisce.

Chi sbaglia non paga – Come è possibile tutto questo? Semplice: perché chi sbaglia non paga, ma anche perché chi sbaglia non saprà mai di averlo fatto. Il motivo è semplice: noi non comunichiamo con l’Agenzia delle Entrate e non sappiamo mai che fine facciano i nostri verbali. Per questo se ho commesso un errore non lo verrò mai a sapere: il nostro è solo un verbale di constatazione, a renderlo esecutivo è l’Agenzia delle Entrate che lo trasforma in verbale di accertamento. Però raramente i nostri colleghi civili bocciano il nostro lavoro, anzi questo non succede nel 99,9 per cento delle situazioni. Si fidano di noi e, anche se sono molto più preparati, nella maggior parte dei casi prendono il nostro verbale e lo notificano, tale e quale, al contribuente. Quello che sappiamo per certo è che i nostri verbali, giusti o sbagliati che siano, diventano numeri e quindi non ci interessa che vengano annullati, tanto non ne verremo mai a conoscenza né saremo chiamati a risponderne. Per noi resta un grosso risultato. E visto che nessuno paga per i propri errori, il povero imprenditore continuerà a trovarsi ignaro in un castello kafkiano fatto di norme e risultati da ottenere.

Imprese sacrificali – Gli imprenditori con noi sono sempre gentili, ci accolgono con il caffè, sopportano di averci tra i piedi per settimane, ma si capisce che vorrebbero dirci: scusateci, ma avremmo pure da lavorare. A noi però questo non interessa: dobbiamo contestargli un verbale a qualsiasi costo e quando bussiamo alla loro porta sappiamo che non hanno praticamente speranza di salvezza. Per contrastare e contestare questa trappola infernale l’imprenditore è costretto a pagare consulenti costosissimi, ma noi rimaniamo sempre sulle nostre posizioni. A volte capita che per provare a difendersi il presunto evasore chiami in soccorso come consulenti ex finanzieri, ma spesso questo non gli evita la sanzione. Anzi.

Negli ultimi anni ho notato una certa arrendevolezza da parte degli imprenditori: dopo un po’ si stancano. Capiscono, e ce lo dicono, che tanto dovranno fare ricorso perché noi non cambieremo idea. Per tutti questi motivi molti di loro costituiscono a inizio anno un fondo in previsione della visita della Finanza. Sono coscienti che qualcosa dovranno comunque pagare.

Chi fa veramente le grandi porcate, chi apre e chiude partite Iva, emette false fatture o costituisce società di comodo magari alle Cayman è molto più veloce di noi e per questo non lo incastriamo, mentre azzanniamo quelli che operano sul territorio e che sono regolarmente censiti nelle banche dati. Alla fine lo Stato colpisce sempre i soliti noti. Non è una nostra volontà, ma dipende dal fatto che non abbiamo risorse per fare la vera lotta all’evasione e in ogni caso dobbiamo fornire dei numeri al ministero per poter legittimare la nostra esistenza come istituzione. Anche in Europa.

Tangente di Stato – L’imprenditore, se accetta la proposta di adesione al verbale entro 60 giorni, paga solo un terzo di quanto gli viene contestato e spesso salda anche se non lo ritiene giusto, per togliersi il dente ed evitare ricorsi costosi (a volte più dei verbali) e sine die. In pratica accetta di pagare una tangente allo Stato. Agli imprenditori i ricorsi costano molto e se la commissione provinciale, il primo grado della giustizia tributaria, dà ragione allo Stato, l’imprenditore prima di ricorrere alla commissione regionale, il secondo grado, deve pagare metà del dovuto. Per questo chi lavora spesso preferisce chiudere la partita all’inizio, pagando un terzo.

Giustizia da farsa – Il contradditorio tra Guardia di Finanza e imprenditori durante le verifiche è una farsa, perché ognuno rimane sulla propria posizione, ma va fatto per legge. Nel contradditorio gli imprenditori non hanno scampo: quel numero, quell’ipotesi di evasione, ormai è stato venduto e non può più essere ridimensionato. È entrato nel sistema e nelle nostre statistiche. A noi non interessa se magari dopo anni quel verbale verrà annullato e non avrà prodotto alcun introito per lo Stato.

Le cose non vanno meglio con la giustizia tributaria, gestita da commissioni composte da avvocati, commercialisti, ufficiali della Finanza in pensione che fanno i giudici tributari gratuitamente giusto per fare qualcosa o per sentirsi importanti. È incredibile, ma in Italia il sistema economico-finanziario viene affidato a un servizio di “volontariato”.

La verità è che un tale esercito di volontari senza gratificazioni economiche non se la sente di cassare completamente il lavoro di finanzieri e Agenzia delle Entrate e l’imprenditore qualcosa deve sempre pagare. Difficilmente questi giudici per hobby danno torto allo Stato.
L’assurdità è che vengono pagati 30-40 euro per motivare sentenze complesse che hanno come oggetto verbali da milioni di euro, scritti da marescialli aizzati dal sistema.

Formazione assente – Il nostro vero problema è la mancanza di specializzazione di un Corpo che cerca di riscattarsi nel modo sbagliato, provando a portare a casa grandi risultati, sebbene “storti”. A volte l’ignoranza aiuta a far montare un rilievo che non sta né in cielo né in terra. Sulla nostra formazione non ho niente da dire, perché non esiste. Eppure dobbiamo confrontarci con specialisti agguerriti, leggere documenti in lingue straniere, e la gran parte di noi non sa una parola in inglese. Non ci forniscono nemmeno i codici tributari aggiornati, mentre spendono milioni per farci esercitare ai poligoni, visto che siamo inspiegabilmente ancora una polizia militare, come solo in Equador e Portogallo. Un commercialista lavora 12 ore al giorno e si forma continuamente. Dall’altra parte della barricata c’è gente come noi che non vede l’ora di scappare via dall’ufficio, dove spesso non ha neppure a disposizione una scrivania o la deve condividere con altri colleghi. In questo modo il lavoro diventa l’ultimo dei pensieri. I più bravi vanno in pensione appena possono, per riciclarsi come professionisti al soldo delle aziende. Ci vuole una fortissima motivazione per studiare una materia terribile come il diritto tributario. Avvocati e commercialisti trovano gli stimoli nelle parcelle, da noi un maresciallo con vent’anni di servizio guadagna 1.700 euro. Gli incentivi li dobbiamo trovare dentro di noi, magari pensando di sfruttare il sistema per trovare un altro lavoro. È illogico che un mestiere così delicato, dove si contestano milioni di euro d’evasione, sia affidato a gente sottopagata e impreparata. L’unico modo di tenersi aggiornati è quello di studiare a proprie spese, pagandosi master e corsi. Purtroppo la formazione è costosissima e spesso ci rinunciamo. È chiaro che un sistema del genere presti il fianco al rischio della corruzione.

In più bisogna considerare che per noi le verifiche sono particolarmente rischiose. In base alla mia esperienza non le facciamo con la giusta professionalità, possiamo commettere errori in buona fede, essere invischiati in fatti che neanche capiamo. Per esempio alcuni di noi sono stati accusati di aver ammorbidito un verbale per un tornaconto, in realtà lo avevano fatto per ignoranza e per questo ora quasi nessuno vuole più fare questo tipo di lavoro.

Risorse all’osso – I nostri capi hanno budget di spesa sempre più ristretti. Nonostante ciò ogni ufficiale deve portare a casa i risultati con i soldi e le pattuglie che ha. Risultati almeno uguali a quelli dell’anno precedente. A causa di questa mancanza di mezzi siamo costretti a portare via dalle aziende penne, risme di carta, spillatrici. E secondo me gli imprenditori se ne accorgono, ma non dicono nulla per compassione.
Onestamente gli ufficiali non sono responsabili di questa penuria di risorse, visto che i fondi destinati alla lotta all’evasione vengono decisi dai politici. Ma la frustrazione dei nostri superiori viene compensata da ottimi stipendi personali che lievitano grazie ai risultati conseguiti. Cosa che ovviamente non succede a noi.

Nel nostro lavoro, la mattina, ammesso che trovi una macchina libera, devi prima fare car-sharing e accompagnare diversi colleghi ai reparti, quindi ti restano due o tre ore per fare visita a un’azienda. Quando rientriamo da una verifica il nostro principale problema è segnare sul registro quanti chilometri abbiamo fatto e quanta benzina abbiamo consumato. Arriveremo al paradosso di fare le verifiche in ufficio a contribuenti trovati su Google.

Lontani dalla realtà – I nostri vertici sono lontani dalla realtà, sono convinti che noi facciamo “lotta all’evasione”. C’è una distanza siderale tra chi sta in trincea, come me, e chi vive nei salotti. Un maresciallo può parlare solo con il tenente e non con i gradi superiori. Il nostro messaggio viene filtrato e arriva al vertice completamente distorto. Nel nostro sistema militare non conta quello che pensi del tuo lavoro, ma il grado che hai sulle spalle. L’ufficiale non va a riferire al superiore se l’ispettore gli ha detto che un controllo potrebbe non portare a niente. Al contrario insinua nei vertici la speranza che un risultato arriverà. E così chi va in giro per aziende deve ingegnarsi per trovare il cavillo che porti al risultato, solo per sentirsi dire bravo o per una pacca sulla spalla. L’animo umano si accontenta di poco. In questa catena di comando in cui tutti devono fare carriera non sono ammessi dubbi od obiezioni, l’informazione reale resta a valle, al generale arriva quella virtuale, il famoso “numero”. In nome del quale vengono immolati molti evasori virtuali.

Credito: sofferenze bancarie in progressiva crescita

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Di Tendenze&Mercati

Il peso delle sofferenze bancarie in continua crescita è legato ai grandi prestiti che difficilmente vengono rimborsati. Su oltre 162 miliardi di euro complessivi (a febbraio 2014) di rate non pagate, 107 miliardi (66,1%) si riferisce a finanziamenti di grandi dimensioni (superiori a 500.000 euro), mentre 54,9 miliardi (33,9%) si riferisci a crediti minori (da 250 a 500.000 euro). In una platea di oltre 1,2 milioni di clienti “affidati” e in ritardo, cioè con prestiti, su appena 457 soggetti, in particolare, pesano sofferenze per 20,3 miliardi. E’ quanto emerge da un’analisi del Centro studi Unimpresa. Secondo lo studio, realizzato su dati della Banca d’Italia, guardando alla platea dei soggetti debitori, su 1.224.438 clienti in difficoltà con le rate, sono 47.876 (3,91%) quelli su cui pesa il 66,1% delle sofferenze (quelle relative ai finanziamenti maggior di 500.000 euro) mentre le sofferenze relative ai prestiti minori (fino a 500.000 euro) sono distribuite su 1.176.562 soggetti.

La prima fascia di prestiti, da 250 euro a 500.000 euro, è quella relativa a crediti per famiglie e piccole imprese. Per i prestiti fino 30.000 euro, i clienti in difficoltà sono 775.412 (63,3%) per un ammontare di sofferenze bancarie pari a 7,1 miliardi (4,4% del totale). Per i prestiti fino a 75.000 euro, i soggetti in ritardo sono 162.755 (13,3%) e le sofferenze corrispondono a 7,7 miliardi (4,8%). Per i prestiti fino a 125.000 euro, i clienti che rimborsano a fatica sono 87.559 (7,2%) e le sofferenze corrispondenti ammontano a 4,4 miliardi (5,2%). Quando i prestiti arrivano a 250.000 euro, si trovano in ritardo nel rimborso delle rate 108.053 soggetti (8,8%) e le relative sofferenze sono 18 miliardi (11,1%). Nella fascia successiva, che arriva a 500.000 euro di credito accordato, i clienti in difficoltà sono 42.783 (3,5%) e le sofferenze corrispondo a 13,5 miliardi (8,4%).

Poi si sale nella seconda fascia di prestiti, da 500.000 euro in su. Si tratta per lo più di affidamenti per medie e grandi imprese. Fino a 1.000.000 di euro, i soggetti sono 21.871 (1,8%) e le sofferenze 13,6 miliardi (8,4%). Fino a 2.500.000 euro i clienti sono 15.626 (1,3%) e le sofferenze 21,3 miliardi (13,2%). Fino a 5.000.000 di euro, i clienti sono 5.772 (0,5%) e le sofferenze 17,5 miliardi (10,8%). Fino a 25.000.000 di euro, i clienti sono 4.150 (0,3%) e le sofferenze 34,2 miliardi (21,1%). Oltre 25.000.000, i clienti sono appena 457 (0,1%) e le sofferenze 20,3 miliardi (12,5%).

“L’analisi del nostro Centro studi dimostra che la questione delle sofferenze bancarie è particolarmente complessa. Probabilmente sarebbe opportuno che le banche valutino il merito di credito sulla base di progetti e prospettive delle imprese e non solo sui bilanci. Serve maggiore attenzione e subito un confronto con le associazioni di categoria interessate: si apra un tavolo permanente” ha dichiarato Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa. Unimpresa.it

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