Archivio per la categoria ‘Dee Jay’

Francesco Farfa. Gemello di “Lealtà & Dovere”.

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di Matteo De Vita

A volte quando si esce con gli amici, ci si ritrova a parlare di passioni e di musica come compagne delle nostre giornate. Un esempio che si ripercuote da anni nelle mie conversazioni quando si fa accenno alle consolle di livello è Francesco Farfa. Tutti i deejay che hanno percorso una certa strada nella loro formazione portano tutti con se i vari esempi da seguire. É molto importante dire questo perchè fino a 15 anni fa il proprio idolo della consolle veniva idolatrato per la sua performance dietro la consolle ed il suo disegno musicale proposto in discoteca facendo riferimento alla sua bravura tecnica e d’approccio al giradischi; ai giorni d’oggi invece è ben diverso: si riconoscono gli idoli da seguire in base alle manovre di marketing effettuate dai soliti “manager di agenzia” che vendono fumo negli occhi distribuito in massa e ingannando gli ignari frequentatori delle discoteche che, ricordiamolo, comprano un prodotto falso deciso dal mercato, invece che un prodotto vero deciso dalle persone attraverso tutta una miriade di selezioni e di indagini di mercato.

Tenendo presente questo concetto, in quanti delle nuove generazioni conoscono un deejay (giovane anche) come Francesco Farfa? Provate a farvi questa domanda. Bhè per chi ne sa poco e meglio ancora per chi è schiavizzato alle informazioni che il mercato fa passare per buone vendendo balle, oggi voglio mettere in evidenza un deejay, Farfasound che ancora oggi è un prodotto del mercato, forse poco considerato perchè Francesco Farfa è un esempio di Lealtà & Dovere e tiene alta la dignità della nostra storia, quella del deejay, non vendendosi al sistema ipocrita che oramai è sopraggiunto negli ultimi anni.

Delinearvi le qualità tecniche di Francesco Farfa dietro la consolle sarebbe poco rilevante per molti; invece no, io parto proprio da quelle perchè un deejay di qualità lo si riconosce proprio dall’aspetto tecnico e musicale riproiettato dietro la consolle. E’ proprio quello che succede nel 1990 al nostro Farfasound che viene immediatamente collocato in una realtà importante per le sue qualità tecniche al mix e l’unificazione dei suoni. Basta vedere il materiale che si trova in rete per capire il livello di qualità musicale ma soprattutto la passione che viene fuori tra un disco e l’altro.

In molte occasioni, durante il mio percorso musicale e artistico, ai tempi dei campionati nazionali ho seguito Francesco e mi incuriosiva cercare di capire quale fosse il suo pregio migliore ma soprattutto con quale elemento riesce ad avere, durante i suoi set, ancora oggi, una marcia in più; l’unica risposta vera che mi son potuto dare è la seguente: “passione e coerenza”. Adesso voi potreste dirmi: “tutti i deejay svolgono il proprio set con passione”; La mia risposta è: assolutamente si; bisogna però saper distinguere i vari livelli di passione: oggi quello che io vedo in molti artisti “venduti per buoni” è una classificazione della parola passione; difatti definisco un buon 80% degli artisti presenti sul mercato nel nostro settore come appassionati in modo forzato riferendomi alle grandi spinte dall’alto che molti artisti hanno solo perchè raccomandati da un sistema; e naturalmente poi esistono gli appassionati veri come “Farfasound” su cui basta far riferimento al percorso artistico, fatto di gavetta e di ore e ore di giradischi per capire quale sia la vera qualità artistica e musicale che un deejay dovrebbe possedere. 

A questo proposito voglio ricordare che 20 anni fa, Francesco Farfa veniva messo in evidenza da riviste come DJ Mag oppure Update o ancora Muzik per le sue reali capacità e bravura e non perchè i suoi manager spingevano come avviene oggi prodotti di cui nulla sappiamo e che sono discutibili su ogni aspetto. Come mai oggi per guadagnare la prima pagina di una rivista importante conta il portafoglio e non la bravura?

É vero lo so, sto miscelando (giusto per restare in tema) dei concetti che rientrano in un arco temporale di 20 anni in cui sono cambiate un sacco di cose e di situazioni (in peggio). Quello che voglio farvi capire è l’assoluta falsità di questo settore che negli anni ha portato in quarantena i prodotti veri (cioè i deejay di livello) per posizionare sul mercato prodotti falsi che come burattini alle dipendenze del sistema si prestano in opere e situazioni mai viste.

Cosa centra tutto questo con Francesco Farfa? Ogni deejay di livello come Francesco Farfa che non si è venduto ad un sistema centra con questi discorsi. Innanzitutto va precisato per i molti che non hanno ancora assimilato le terminologie che per deejay si intende avere perfetta destrezza e capacità nella miscelazione di brani sui quali passaggi lo strumento fondamentale che ne fa da padrone è il giradischi. Tutti quelli che ancora oggi o perchè schiavi della tecnologia o perchè non sanno cosa sia un giradischi si vendono sul mercato come deejay professionisti non avendo neanche la conoscenza di un giradischi e di tutte le fasi da gavetta che bisogna vivere per poi definirsi deejay di livello, sono dei falsi ipocriti e millantatori da consolle.

L’attuale mercato ha completamente offuscato i concetti e le verità: in una intervista Francesco Farfa ha delineato un concetto che riguarda la sua storia nel delineare come la vera carriera di un deejay vada intrapresa passo per passo; disse testuali parole: ho iniziato in una piccola discoteca di pomeriggio, fino ad arrivare poi alla disco di paese più importante, poi a quella della provincia più importante e poi pian piano sono cresciuto e sono stato richiesto per realtà più importanti; ecco amici, questo è il perfetto esempio di gavetta artistica che ancora oggi un deejay dovrebbe seguire prima di giocare in serie A. Ora la domanda parte spontanea: come mai esistono dei personaggi che balzano dalla cameretta alle consolle più importanti d’europa? Lascio a voi le risposte. 

Concludendo questa mia nuova testimonianza che delinea un perfetto esempio da seguire come Francesco Farfa (maestro in consolle) voglio lasciarvi con un concetto presente nella sua biografia che condivido: Francesco Farfa immagina i set come esperienze ultraterrene, in cui prendere per mano l’ascoltatore e trascinarlo verso le scoperte più disparate, a volte celestiali, a volte brutalmente terrene. Come dovesse ogni volta superare un Acheronte, Farfa punta tutto sulla creazione di un ponte fra sè e il pubblico, influenzandolo, guidandolo, ma recependo anche le sue volontà, spingendosi un passo oltre, rischiando, mettendosi in discussione.

Uno stato quasi ipnotico che permette, all’audience come a lui, di sublimare insieme verso territori inesplorati.

Cari sostenitori, con questo cerco di farvi capire che il nostro settore, seppur con tutte le problematiche che cercheremo di risolvere, rimane la miglior passione di tutti i tempi. Un deejay quando non suona, viaggia sempre in compagnia della musica e si nutre di essa.

Come sempre, fatevi delle domande e datevi delle risposte.

 

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Reboot. Un Fake DeeJay senza fine.

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di Matteo De Vita

In molti nell’ultimo periodo mi chiedono che fine abbia fatto Reboot e a tal proposito ho tirato fuori le mie considerazioni effettuando una analisi logica degli accaduti; Innanzitutto va precisato per i molti che credono ancora alle idiozie delle varie testate giornalistiche inerenti al nostro settore, che Reboot non è un deejay ma un buon producer. 

Ricordo ancora i diversi accreditamenti fatti da alcuni manager di agenzie italiane nel delineare Reboot un personaggio dedito a diventare l’erede delle consolle per esprimere il miglior concetto di musica elettronica. Tutto questo poi non è avvenuto ovviamente.

Per una mia esperienza strettamente personale, analizzando la fase logica di un “Fake deejay come Reboot”, il primo concetto che non riesco a metabolizzare è la sua totale menzogna riprospettata davanti a migliaia di persone durante i suoi set. Tanto per iniziare i suoi allegri “giochini da consolle” effettuati ad ushuaia sono il perfetto esempio di cosa un vero deejay non dovrebbe rappresentare: innanzitutto si esibisce sempre e solo con una consolle formata da mixer-computer-X1 Native Instruments, tradotto in Italiano parliamo della “consolle del dilettante”; nei suoi set non esiste matematicità e struttura, mi spiego meglio: ascoltando anche dal vivo i suoi set, reebot non riesce a monitorare quello che suona, mi riferisco nello specifico ai mix, al miscuglio dei suoni, a brani che per natura girano a 118BPM ma che il grande genio della consolle fa girare a 125BPM rovinando sia la struttura del brano che la voglia di farti ballare su esso.

Tolta la sua totale falsità dietro l’altare, tolto il suo sudore durante i set, tutti ci chiediamo: dov’è finito Reboot? Chi l’ha visto negli ultimi periodi? La risposta è molto semplice: da quando ha annunciato la sua fuoriuscita dal gruppo Vagabundos & Company Reboot non ha avuto più una serata di rilievo nel panorama europeo. Questo ti fa capire semplicemente come sia alto il potere dei manager d’agenzia che hanno ramificato indemocraticamente il loro potere in ogni stato europeo, drogando di informazioni errate migliaia di persone che non colte in ambito musicale, comprano per buono un prodotto falsato e totalmente idiota recandosi in luoghi meravigliosi per ascoltare dei “falsi deejay come Reboot”. 

Ora, io ritorno sempre sugli stessi concetti, sulle stesse problematiche ma anche sugli stessi obbiettivi: “spazzare via gli ipocriti delle consolle”. L’accaduto a Reboot è un piccolo gesto di democrazia, nel senso che mi sento molto più alleviato se questi personaggi abbiano avuto un forte calo di serate dovute anche alla loro totale impreparazione dietro la consolle.

Ma ritornando al personaggio in oggetto la domanda, anche per chi rappresenta in Italia Reboot è sempre la stessa: Reboot è un deejay? La mia risposta è molto semplice e lineare: Reboot rappresenta il totale orrore nella rappresentanza di una cultura del deejaying ormai superata da chi crede che la massima espressione musicale sia legata solo al brano che si ascolta, senza guardare i movimenti del deejay, i suoi mix, le sue capacità di collocare i suoni al momento giusto e per finire l’aspetto che io grido da anni e cioè “la struttura tecnica nel mix disegnando un deejay set”. Detto questo credo che è solo questione di tempo, ma quando la nostra battaglia diventerà di oggetto mediatico inizieremo a spazzare via questa gente riconsegnandola alla storia come i fallimenti più puri inerente l’arte del deejaying.

Come sempre, chiudendo i miei articoli dico sempre a tutti voi: fatevi delle domande e datevi delle risposte.

 

 

Lady Bulgari. Quando finisce la musica e inizia LUCIGNOLO.

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di Matteo De Vita

Cari lettori e amici. Oramai è diventato un dato certo: il settore del deejay, grazie anche all’intervento di Lucignolo fatto nella trasmissione del 2 Febbraio 2014, vogliono distruggerlo in ogni modo. A farla da padrone in questa puntata è una ragazza che si chiama Antonella Bulgari nata vicino Brescia la quale spiega la sua passione per la musica e senza entrare nel dettaglio (cosa che a noi tutti deejay amanti del settore ci farebbe piacere ascoltare), parla della sua massima espressione artistica nell’esibirsi in “topless” durante le sue serate.

Vorrei chiarire, tanto per cominciare, che Lady Bulgari non è una deejay professionista e che ha semplicemente unificato la parola deejay ad un suo modo di esibirsi in pubblico unificando “musica & tette” cosa che con tutta sincerità poteva risparmiare. Giustamente come blogger non mi permetto di giudicare la vita e le scelte di nessuno ma le domande che vorrei sottoporre alla Lady Bulgari sono migliaia ma mi limiterò a scrivere quelle più importanti: Gentile Lady Bulgari lei sa cos’è un deejay set? ha mai sfiorato un giradischi? conosce le differenti tipologie musicali che il mercato offre? Franco Trentalance (noto attore porno) ha scoperto il suo fascino ma perchè catapultarla nel mondo musicale quando lei di musicale conosce ben poco? perchè, una bellissima donna come lei scoperta da Trentalance non ha scelto la strada del porno? 

La sua biografia parla di “Sex Appeal” e mai di rapporti con la musica e quindi con il lavoro del disk jockey. Addirittura si delinea un binomio fatto di musica e bellezza cosa che francamente parlando non tiene in piedi la sua immagine e credibilità come deejay all’interno delle discoteche. Utilizzare il binomio musica e bellezza è un grosso azzardo per chi di musica, di extended mix, di bpm, di campionatura, di programmi professionali, di cultura musicale ed infine di qualità tecnica al mix conosce ben poco se non proprio nulla.

Ma quello che tutti i deejay veri devono sapere è che le problematiche rimangono sempre le stesse: nel caso della Lady Bulgari abbiamo le solite presenze televisive (evidentemente fallimentari), presenze in alcuni film (evidentemente fallimentari) e quindi, dato che magari l’industria della televisione si è aperta poco (o nulla) alle sue prestazioni da attrice e da personaggio televisivo cosa fare per restare al centro dell’attenzione? Il risultato è sotto gli occhi di tutti. 

Le perplessità continuano quando discoteche come Hollywood (milano) Felix (latina), che dovrebbero essere il massimo dell’espressione musicale, ospitano Lady Bulgari in Topless facendole esibire dietro una consolle. Sia ben chiaro che non critico l’ospitata in Topless (quella fa piacere a tutti) ma critico la Topless che cavalca la consolle della discoteca, mettendo mano ai cdj, senza avere nessuna competenza in merito.

Ma la cosa che fa veramente traballare ogni limite della ragione è vedere nella sua biografia testuali parole: “si tiene a precisare che L’artista è una DJ a 360°”. Anche qui le domande sorgono spontanee: cosa significa deejay a 360°? 

Mettiamo in chiaro una cosa gentile Lady Burlesque: è bello vedere persone che si danno da fare in più settori nella vita però, dopo aver fatto l’attrice o le comparse, dopo essere andata in tv, dopo aver insegnato il fitness burlesque alle sue allieve credo che (parlando a nome  di tutta la categoria di deejay professionisti in Italia) questo settore poteva anche risparmiarselo dato che lei non ha le competenze tecniche e culturali per definirsi una deejay, come lei scrive, a 360°.

A nome di tutti i deejay professionisti veri d’Italia le auguriamo il meglio per la sua carriera artistica ma la invitiamo immediatamente a lasciare in pace questo settore che, con l’ulteriore intervento fatto anche dalla trasmissione Lucignolo, continua a morire nell’anonimato totale.

Saluti

AAA”Riccardo Amnesia”Milan – Un dilettante da 4 Soldi

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di Matteo De Vita

Dopo un periodo apparentemente tranquillo, rieccoci nuovamente alle solite. Inutile dirvi che, anche se non ci si sente da un mesetto circa, la nostra nazione continua la sua fase di “Sfornamento di Bluff Dee Jay” come nelle catene di produzione delle grandi industrie.

Oggi mi sposto però su quelli che vantano il proprio operato a gran voce ma che nella fattibilità contano quanto gli ASSI quando regna BASTONE. Parlo dei direttori artistici ovviamente: quelli che sfociano le loro potenzialità ma non conoscono il mondo della notte; quelli che hanno vestiari indossati per migliaia di euro e che pagano le rate per vestire in quel modo; quelli che fanno una foto con il “Bluff di turno” e credono di essere diventati i padroni delle movimentazioni artistiche in determinati luoghi.

Uno in particolare ha acceso la mia attenzione: mi ricordo che scrisse contro la mia persona uno stato su facebook che delineava il totale fallimento di questa battaglia, un certo Riccardo. Ebbene si, purtroppo quando i fallimenti dei direttori artistici toccano il fondo, tutto può servire per accendere le attenzioni su di loro, naturalmente attaccare anche Matteo De Vita che non chiede altro di tutelare il settore del deejay con degli equilibri a favore della produttività, cercando di non uccidere ulteriormente questo settore che ormai è prossimo al fallimento.

Ma tutti voi non vi siete fatti una domanda: ma perché siamo prossimi al fallimento? Le risposte sono tante e voglio schematizzarle in modo che possiate far girare questo urlo che viene dai deejay professionisti:

– siamo prossimi al fallimento perchè i deejay non sono tutelati dalla legge; – siamo prossimi al fallimento perchè siamo sottopagati; -siamo prossimi al fallimento perchè troppi dalla sera alla mattina si sentono deejay professionisti acquistando una consolle da 70 euro; – siamo prossimi al fallimento perchè i direttori artistici (razza infame) hanno ben accese le loro lenti di ingrandimento quando mettono sul tavolo le consolle di locali conosciuti sui cui fanno letteralmente “”scannare”” i deejay minacciandoli di portare gente, minacciandoli di fare tavoli, minacciandoli costantemente di portare vendite al locale altrimenti si viene esclusi; -siamo prossimi al fallimento perchè il p.r. è una categoria assolutamente inutile se viene riportata come figura dietro una consolle per esibirsi nei set; -siamo prossimi al fallimento perchè è matematicamente impossibile fare serate per 30€; -siamo prossimi al fallimento perchè la gente è anche stanca di vedere degli incapaci dietro le consolle;

Quello che mai però, macchierà la nostra dignità cari direttori artistici, è l’attesa del giorno in cui tutti i vostri bluff saranno smacchiati uno per uno, perchè questo operato aprirà il suo vortice di curiosità e comunicherà alla gente che tutti i bluff che offrite sul mercato non sono altro che il vero fallimento del nostro settore, per non parlare della totale non-credibilità che avete inoltrato su tutto l’attuale assets di discoteche Italiane.

Quando gli Italiani, tramite il nostro operato, diventeranno curiosi per voi è la fine.

Un saluto a tutti i colleghi che ogni giorno, pur di tutelare questo settore, non si vendono a questi dilettanti da quattro soldi che sfociano tanto le loro capacità artistiche, ma che sullo stato di fatto non sanno neanche cosa sia davvero un piano marketing per valorizzare i propri prodotti musicali o i propri deejay all’interno delle discoteche.

Come sempre: fatevi delle domande e datevi delle risposte.

 

Christian Vlad. Difetto di fabbrica.

NEWS-2di Matteo De Vita.

Il vero Cancro e la vera casta nel settore del deejay in Italia è rappresentato dall’informazione costruita in modo completamente distorto dalla realtà. Difatti da una parte c’è la “verità” e dall’altra parte ci sono i “media” con l’informazione. Intanto voglio farvi capire che sono due cose “separate” perchè nel settore del deejay non c’è il giornalista buono o il giornalista cattivo, difatti da una parte “c’è chi dice la verità” e dall’atra “dei servi” al servizio appunto di quello che il mercato vuole far passare per buono come concetto completamente lontano anni luce dalla verità.

L’altra sera, uno dei sostenitori mi contatta, dicendomi che Christian Vlad, conduttore di un noto programma televisivo che intervista gente del settore, ha pubblicato il seguente post sulle sue pagine che cita testualmente: “chi nn sa fare insegna e chi nn sa fare neanche quello fa i blog! Anche le lasagne di mia nonna sono le più autentiche ma la barilla vende di più! A certa gente bisognerebbe procurare l indirizzò di un ufficio di collocamento a San Giovanni rotondo così magari padre Pio fa il Miracolo e gli trova un lavoro Così da smettere di dire e scrivere cazzate. “La libertà di parola e stampa é sacrosanta ma nn scrivere cazzate è una cortesia x chi legge”.

Innanzitutto la prima domanda che farei al sign. Vlad è la seguente: come mai questo accanimento nei confronti della mia persona quando proprio lei non è mai stato tirato in causa? sign. Vlad lei è un deejay? quelli che lei ospita nella sua trasmissione poco ricca di contenuti e molto ricca di falsi poeti chi sono? ci farebbe la cortesia di farne esibire uno in diretta nazionale in modo da vedere come protagonista principale il giradischi e come protagonista secondaria la bocca?

Le dico questo perchè ho analizzato molte interviste da lei effettuate e non ha neanche l’idea di quanti quintali di balle hanno dichiarato i suoi ospiti su cui lei, da ottimo dipendente di un sistema, chinava il capo facendo passare per buono tutto quello che dicevano facendo arrivare una informazione completamente distorta al pubblico che la guarda da casa. 

Lei nel suo post dice che chi non sa fare insegna, benissimo, conosce le doti di chi non sa fare (anche se ho ben capito che si rivolge al sottoscritto) dietro al giradischi prima di aprire bocca? In poche parole lei dice che quelli che non sanno fare aprono i blog; perfetto, allora come mai il 90% dei personaggi che lei ospita ancora non aprono un blog? E poi, tralasciando sua nonna e le lasagne perchè porto rispetto per gli anziani, lei dice che quelli come me sparano cazzate; le dico una cosa: potrebbe dirci quali sono le cazzate?

Parlo di cazzate quando voglio la democrazia dietro le consolle? sono cazzate gli attuali risultati di un mercato che valorizza i nomi e non i talenti? è giusto pagare per ottenere successo? è giusto vedere personaggi che non sanno neanche come sia fatto un vinile rubare il lavoro ai veri deejay che magari sono a casa perchè non hanno il calcio nel sedere delle conoscenze o meglio ancora non hanno denaro da dare ai manager d’agenzia?

Puntualizzando poi la sua citazione su Padre Pio in questo contesto delinea il suo livello umano nei confronti di un Santo che ha migliorato la vita di molte persone ed il destino di una città come San Giovanni Rotondo, quindi prima di citare il nome di San Pio si lavi la bocca.

Mettiamo carne a cuocere immediatamente: dato che lei è un perfetto “difetto di fabbrica” del nostro settore, messo lì a fare interviste che a mio avviso destano moltissima perplessità sul livello dei contenuti, e dato che lei è stato bravissimo a ricordare l’operato del blog http://www.matteodevita.com che a suo avviso spara cazzate le dico quanto segue: “iniziamo a far parlare meno la bocca e molto di più il giradischi” perchè da quanto ho visto finora siete solo bravi ad attaccare e parlare per far passare i vostri messaggi, mentre io come DeeJay & “blogger” in questo caso, conoscendo le mie qualità tecniche, ci ho messo in prima persona la faccia sfidando i diversi bluff che il mercato offre. Avete paura di un confronto ad armi pari? Coerenza sign. Vlad, coerenza. Se punta il dito contro di me lo faccia bene e da uomo con gli attributi, non in questa metodologia da signorinella, con tutto il tutto il rispetto per le signorinelle.

Se lei, carissimo Vlad, vuole mettersi in fila per essere “parcheggiato” anche dietro la consolle, prenda il biglietto e aspetti il suo turno. Questa è una rivoluzione democratica che non ferma più nessuno e voglio ribadirle il concetto se non lo ha capito: quello che noi gridiamo è A CASA I DEEJAY FAKE. Fare un programma sui problemi che per esempio le ha mensionato Alex Gaudino no? Ci pensi!

Lei nel nostro settore caro Vlad rappresenta il “tutto al contrario di tutto”.

Cari sostenitori, io sono sempre qua nel metterci la faccia con tutti. Fatevi una domanda: come mai nessuno di questi nomi da me citati non viene dietro la consolle, davanti ad un pubblico neutrale, facendoci vedere cosa sa eventualmente fare dietro al giradischi zittendo definitivamente il De Vita che parla? Come sempre, fatevi delle domande e datevi delle risposte ma a mio avviso i bluff hanno una paura fottuta nel presenziare ad una sfida ad armi pari, dato che, ad armi pari vince chi è il migliore.

Teo De Vita

Marco Trani. Ci lascia un vero deejay.

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di Matteo De Vita

Un nome che sicuramente viene immediatamente ricordato per i suoi operati negli anni addietro come uno dei migliori deejay della nostra nazione. Oggi, 21 settembre 2013 ci lascia il grande Marco Trani, un deejay vero, un deejay spettacolare, uno che di mix ed unificazione dei suoni rientra nelle Top Ten dei deejay più importanti della nostra nazione.

Basta immediatamente visionare i diversi video che la rete offre per capire di chi stiamo parlando. E’ inutile un vero deejay lo riconosci dopo pochi minuti, difatti la massima padronanza della consolle, l’assoluta tranquillità nel controllo del mix, il totale liberismo nel selezionare dischi e nello stesso tempo far divertire migliaia di persone identificano in Marco l’assoluta e totale passione donata per questo lavoro. 

Negli ultimi 30 anni Marco, partito prima dalle situazioni locali in Roma e poi proiettato al mercato nazionale è stato per molti un esempio da seguire: difatti cari lettori che ormai mi seguite da tempo con onore voglio testimoniarvi che MARCO TRANI è sempre stato un professionista, MARCO TRANI ha sempre aiutato con dei consigli sani i nuovi nastri nascenti, MARCO TRANI non si è mai venduto al sistema, MARCO TRANI non è mai stato un deejay testa di legno schiavo delle agenzie come succede oggi, MARCO TRANI ha sempre saputo distinguersi per i suoi approcci musicali e di mix dietro una consolle, MARCO TRANI è un vero deejay e lo rimarrà in eterno perchè ha sempre tenuto alto il valore del nostro lavoro non svendendolo mai a nessuno.

Molti oggi lo ricordano, parlando delle cause della sua morte, io voglio ricordarlo invece per la sua vita piena di amore, piena di musica, piena di rispetto per il nostro lavoro, piena di emozioni.

A questo giro cari amici, il dolore è forte ma è anche gioioso sapere che lassù, l’amministratore del mondo aveva bisogno di un un vero deejay dietro la consolle per le serate in paradiso. Ci lascia il deejay dei ricordi, delle belle serate in discoteca, del sano divertimento; ci lascia un vero pezzo di storia. 

Caro Marco non voglio dirti riposa in pace ma ti dico quello che un vero clubber grida sempre a gran voce ad un vero deejay: ULTIMO ULTIMO ULTIMO ULTIMO ULTIMO ULTIMO ULTIMO ULTIMO ULTIMO………

Ciao Marco

Allarme Krokodil in Italia. La droga che scarnifica.

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Fonte scienza panorama.

KROKODIL – Ecco arrivata in europa la nuova potentissima droga “Krokodil”. La krokodil è una potente droga ancora poco conosciuta in Europa. Nonostante sia venuta alla ribalta già dal 2010 in Russia, per fortuna per il momento non è ancora molto famosa. Si tratta di un miscuglio di sostanze chimiche, è tre volte più potente dell’eroina ed ha un costo di gran lunga inferiore a qualsiasi droga in circolazione. La sua diffusione si sta velocizzando giorno dopo giorno, soprattutto perché è facile da produrre e procura potenti effetti.E’ composta da: Codeina (sostanza che si trova nei più comuni analgesici). Benzina, olio, detersivo industriale e iodio. E’ una droga che ti mangia dose dopo dose, attacca le ossa e sulla pelle si formano grandi piaghe, ragione per cui molto spesso si è costretti a ricorrere all’amputazione degli arti. Ora c’è il rischio che questa pericolosissima droga si diffonda anche in Italia.

Il primo, grave, allarme nei confronti della droga killer è arrivato in Italia lo scorso agosto, quando anche Panorama.it si occupò di Krokodil. Ora se ne torna a parlare, ma a che punto sono i controlli sulla diffusione di questo stupefacente, in grado di sciogliere la pelle e le ossa, e si far squamare proprio come un coccodrillo? Secondo gli esperti del Dipartimento Politche Antidroghe italiano, il monitoraggio del territorio è costante e tutti gli operatori sanitari sono stati allertati in modo da segnalare immediatamente eventuali casi nei quali si fossero imbattutti.

In campo è sceso il Sistema Nazionale di Allerta, a sua volta chiamato in causa da una segnalazione dell’Osservatorio Europeo sulle droghe e le tossicodipendenze OEDT, per la sempre maggiore diffusione di questa droga in Russia, fin dai primi anni 2000, in particolare in Siberia, e di recente anche in Germania (dal 2011 diversi i casi segnalati in territorio tedesco ). Il problema è anche la difficoltà nello scoprire eventuali casi, se non quando è troppo tardi. L’ingrediente principale di questo mix letale è la codeina, in Italia considerata uno stupefacente da oltre vent’anni (DPR 309/90). Questo principio, però, è lo stesso contenuto nei principali farmaci per calmare la tosse, l’emicrania o nei medicinali contro il mal d’orecchie dei bambini, anche molto piccoli. Da qui la facilità nel reperirla, per poter confezionare la “miscela” letale di Krokodil, con un semplice fai-da-te. Alla codeina, infatti, vengono aggiunti semplice detersivo industriale, benzina, olio e iodio. Sostanze tutte facili da reperire, tanto che la droga viene definita “da strada” in Russia, dove è molto diffusa, ma anche in Ucraina e Bielorussia, dove il consumo è aumentato.
“Siamo di fronte ad un mix di sostanze molto pericoloso” secondo quanto dichiarato da Giovanni Serpelloni , capo del DPA, “che dopo essere stato “cucinato” a domicilio, viene iniettato per endovena dai tossicodipendenti, immeidatamente con gravi ed irreparabili danni ai tessuti”. Secondo il DPA in Italia non ci sono al momento casi, ma l’attenzione è massima e l’invito è chiarissimo: “Vogliamo ricordare ai consumatori di evitare qualsiasi assunzione di questa sostanza in caso ne venissero in contatto, e agli operatori di segnalare immediatamente eventuali casi riscontrati al Sistema di Allerta, attivando contemporaneamente cure antibiotiche in ambiente specialistico”.
Gli effetti di Krokodil, infatti sono devastanti fin dalle primissime assunzioni: dopo le prime due iniezioni in endovena si crea dipendenza. Al primo contatto con i tessuti interni, li danneggia in modo irreparabile, dissolvendo il tessuto ossseo, mentre la pelle si squarcia, con la formazione di grosse piaghe, a volte così spesse da rendenre necessaria l’amputazione degli arti. La speranza di vita di chi assume Krokodil in modo continuativo è bassissima: da 1 a 3 anni. Solo 1 tossicodipendente su 100 riesce a disintossicarsi. Solo in Russia si stima che 100.000 ragazzi muoiano ogni anno per colpa di Krokodil, su una popolazione 2,6-6 milioni di tissicodipendenti. Tutti sono giovanissimi: l’età media è inferiore ai 30 anni, ma ci sono anche 12enni che ne fanno uso.
La diffusione di Krokodil nell’ex Unione sovietica, d’altro canto, è facilitato dal fatto che viene considerato un’alternativa più economica alla eroina. Ma la desomorfina, nome scientifico del principio attivo derivato dalla codeina, è anche molto più potente della morfina: fino a 8-10 volte in più. Inventata nel 1932 negli Stati Uniti, venne subito subito impiegata come potente analgesico, come la morfina dalla quale appunto deriva.

 

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