Archivio per la categoria ‘Informazioni a 5 Stelle’

Lampedusa e sbarchi. Il nuovo pozzo di petrolio.

Rescued refugees from Libya

 

di Matteo De Vita

 

Appena eliminato il reato di clandestinità Lampedusa è stato immediatamente classificato nuovamente come meta da raggiungere da parte dei trafficanti di clandestini che oramai hanno raggiunto un fatturato record che oltrepassa i 2 miliardi di euro. E cosa fanno? Quello che si raccoglie a livello di testimonianze è disastroso: prendono vecchi ammassi di legno, gli infilano un motore fuoribordo e caricano semplici esseri umani alla volta dell’America democratica cioè Lampedusa. É diventato nuovamente un giro spaventoso fatto di spese sanitarie, navi, servizi che attingono dalla cosa pubblica a danno per la maggiore dei cittadini italiani che oltre ad un debito pubblico di 2.100 Miliardi devono finanziare anche tutto questo scempio.
Alfano da grande gladiatore dichiara che Lampedusa dovrebbe diventare il portone d’Europa. Vi siete chiesti mai il perchè? vi rispondo subito: clandestini oggi significa denaro liquido che dai trafficanti passa per i mediatori che a loro volta girano anche alla politica.
In allegato trovate da fonti attendibili le descrizioni dei drammi, che non sono altro che denaro contante che arriva in Italia.
(Fonte il messaggero)
Tra tutti gli sbarchi di Lampedusa si scopre adesso che ci sono anche gli scafisti. Gli investigatori stanno indagando, infatti, su tre persone – due tunisini e un algerino che conosce l’italiano – unici magherebini presenti sull’imbarcazione piena di soli siriani. A indurre gli investigatori a ritenere che sul legno di 12 metri ci fossero persone esperte, alla guida è proprio la destinazione di arrivo dell’imbarcazione: il molo Favaloro dove sono ormeggiate le motovedette della guardia costiera e della finanza. I migranti hanno atteso l’arrivo delle Fiamme gialle rimanendo in banchina. Gli investigatori sospettano che dietro gli sbarchi possano esserci dei basisti, a Lampedusa, che danno informazioni all’organizzazione che gestisce il racket degli esseri umani. Circostanza che potrebbe essere confermata da un intercettazione agli atti dell’indagine sul naufragio del 3 ottobre, tra alcuni tunisini e alcuni libici. Nella telefonata gli interlocutori si scambiano informazioni su partenze e arrivi dei pescherecci.
Un barcone con 150 migranti – Nella mattinata di oggi, lunedì, un motopesca con a bordo oltre 150 migranti di diversa etnia è approdato al porto di Lampedusa. L’imbarcazione non era stata avvistata in precedenza ed ha raggiunto senza problemi il molo della maggiore delle Pelagie. Tra gli extracomunitari ci sono anche donne e bambini, tutti in buone condizioni di salute. I migranti, assistiti al loro arrivo da forze dell’ordine e volontari, sono stati trasferiti al centro d’accoglienza di Contrada Imbriacola già stipato con un migliaio di ospiti.
Il nuovo tragico bilancio: 365 vittime nei naufragi – Intanto si cerca di tracciare il bilancio dei naufragi del 3 ottobre e dell’11 ottobre. Un altro corpo è stato recuperato dai sommozzatori nella acque antistanti l’isola dei Conigli a Lampedusa dove il 3 ottobre scorso è naufragato un barcone con oltre 500 persone. Con l’ultimo recupero il bilancio ufficiale e provvisorio sale a 365 vittime. Continua inoltre la ricerca dei superstiti dell’altro barcone naufragato a largo delle coste maltesi, dove ci sarebbero stati almeno 188 morti. Secondo i racconti di alcuni sopravvissuti a bordo ci sarebbero state almeno 400 persone tra cui molte donne e bimbi. I superstiti sono 212. I cadaveri recuperati, 38. Mancherebbero all’appello, quindi, circa 150 persone. Se la cifra fosse reale nei due naufragi del 3 ottobre a Lampedusa e dell’11 ottobre a Malata sarebbero morte oltre 552 persone.
L’esodo delle bare – Intanto, anche oggi proseguiranno le operazioni di trasferimento delle bare con le spoglie delle vittime del naufragio dello scorso 3 ottobre. Ieri hanno lasciato l’isola, alla volta di Porto Empedocle, le prime 150 casse imbarcate sulla nave “Cassiopea”. Stamani la nave “Libra” ne caricherà altre salpando alla volta del porto agrigentino.
(fonte sky tg24)
E’ ininterrotto il flusso migratorio verso le coste siciliane. Altri 595 immigrati sono stati soccorsi nel Canale di Sicilia in tre diverse operazioni coordinate dalla Guardia costiera. Il gruppo più numeroso, di 398 persone, è stato condotto a Lampedusa. Nella stessa isola sono approdai altri 111 che erano su un gommone, mentre 86 sono stati condotti a Porto Empedocle (Agrigento). Sommando a questi i 181 sbarcati la scorsa notte nel porto di Siracusa, sono in totale 776 i profughi giunti in Sicilia nelle ultime 12 ore.
Al centro d’accoglienza di contrada Imbriacola, a Lampedusa, si trovano al momento 1.250 persone, a fronte di una capienza massima prevista per 350.

I soccorsi – Il gommone con i 111 a bordo è stato segnalato da uno straniero con una telefonata alla centrale operativa della Guardia costiera, cui ha fornito il numero del telefono satellitare di uno dei passeggeri. Questo ha permesso di localizzare il natante, verso il quale è stato dirottato il mercantile italiano “Valpadana” per fornire la prima assistenza, in attesa dell’arrivo di due motovedette salpate da Lampedusa, dove sono rientrate dopo aver imbarcato i profughi, tutti in discrete condizioni di salute.
Un grosso peschereccio che trasportava 398 persone è stato individuato a 78 miglia da Lampedusa dopo che uno dei passeggeri aveva chiesto aiuto con un satellitare, e raggiunto da un’altra motovedetta della Guardia costiera e da un pattugliatore della Guardia di finanza, che lo hanno scortato nel porto dell’isola.
La terza imbarcazione su cui viaggiavano 86 profughi è stato segnalato da una telefonata alla Guardia Costiera di Palermo e soccorso dalla nave “Vega” della Marina militare, che ha preso a bordo gli 86 migranti e si è diretta a Porto Empedocle.

Altre due imbarcazioni da soccorrere – Nella mattinata di mercoledì 25 settembre la Capitaneria di porto di Palermo ha ricevuto la richiesta di soccorso da un telefono satellitare di un profugo su gommone alla deriva. Sul punto è stato dirottato il mercantile “Patria”, che ha preso a bordo i migranti per poi navigare verso Trapani. Ma prima che arrivasse, è stato segnalato un altro natante di immigrati in difficoltà e lo stesso “Patria” ha virato per raggiungerlo.

 

 

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Politici Sangiovannesi. Troppo facile dire Buon Natale!!!

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di Matteo De Vita

Dopo un anno di politica assente, fatta di ribaltoni politici e di continui rinvii su quelle che dovrebbero essere le manovre dedite a risollevare la nostra città da una situazione patrimoniale ed economica disastrosa, i Politici Sangiovannesi non provano nessuna vergogna nell’utilizzare la classica frase magica: “c’è chi scrive Buon Natale di cuore, chi assimila concetti poetici d’alto bordo riconducendosi ad un Natale vissuto in questa realtà, chi addirittura utilizza mercenariamente il Natale per ricongiungere eventuali rotture politiche”.

Il Natale è utilizzato anche come strumento politico dedito a far dimenticare “le mancanze” che questa amministrazione continua a distribuire su tutto il territorio. E pensare che nel Sindaco Pompilio inizialmente si notava uno spirito di collaborazione costruttivo, che si è rilevato poi completamente fallimentare sul piano operativo.

Basti pensare (giusto per citare le esperienze personali) le richieste fatte dall’Associazione Nuovamente per la realizzazione del “Time Festival” su cui il comune nulla ha mosso: un festival che avrebbe portato posti di lavoro per 123 giovani Sangiovannesi disoccupati, oppure le richieste fatte per la “riqualificazione della Masseria Agropolis” su cui è stato presentato un progetto in linea di massima dedito alla riattivazione della struttura su cui il Sindaco Pompilio nulla ha fatto. 

Molto probabilmente il Sindaco Pompilio, che ha una visione dell’imprenditoria contorta, non riesce ad entrare in una visione politica e produttiva che porti alla nostra città nuovi posti di lavoro.

A questo punto voglio ricordare al Sindaco Pompilio che è troppo facile recitare copioni in consiglio comunale, è troppo facile dire che il nostro comune è tra i primi in Italia riguardo la trasparenza, è troppo facile asfaltare una strada, illuminare una rotonda, inaugurare una fontana. Se ancora non lo ha capito carissimo Sindaco Pompilio la nostra San Giovanni Rotondo sta morendo: chiudono in media 3 posizioni fiscali la settimana, gli artigiani hanno difficoltà con il pagamento delle tasse, la stragrande maggioranza dei settori non sono in difficoltà, sono falliti che è ben diverso.

A volte, scendere dai palazzi istituzionali e rendersi conto delle realtà che vive la nostra città, aumenterebbe l’esperienza di vita, le capacità politiche e si diventerebbe più comprensibili nei confronti di un popolo che, in tutto il vostro asset politico, vi manderà a casa uno per uno.

La buona politica è quella che dice buon natale quando i settori produttivi hanno pieno regime, la buona politica è quella che dice buon natale cedendo parte del proprio stipendio per aiutare le famiglie di San Giovanni in difficoltà, la buona politica è quella che dice buon natale con un programma natalizio dedito a distrarre la popolazione da tutti i problemi, la buona politica è quella che trasmette sicurezza al proprio asset aziendale, la buona politica è quella che è sempre in stretto contatto con la popolazione.

Ora, premettendo che nel pensiero sopra citato, l’attuale amministrazione non è impegnata neanche in uno dei punti delineati mi chiedo:

CON QUALE CORAGGIO GRIDATE A GRAN VOCE BUON NATALE AI SANGIOVANNESI?

Letta. “Venghino immigrati Venghino”.

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Fonte. Il Fatto Quotidiano.

Sono almeno sei mesi che giornali e tv evitano di raccontare che Gianni Letta è sotto inchiesta. Nonostante le carte circolino nelle redazioni dei maggiori quotidiani e delle agenzie di stampa, nessun direttore ha pubblicato le intercettazioni che raccontano come le emergenze sono state usate per fare affari e favori. Letta è considerato l’uomo del dialogo e soprattutto il sottosegretario con cui gli editori hanno trattato e tratteranno gli aiuti alla stampa in crisi. L’unica testata che ha offerto una panoramica dell’indagine è stato il mensile campano “La voce delle voci”. Le agenzie di stampa si sono occupate della faccenda solo il 29 aprile per comunicare, su input della Procura di Roma, che i pm avevano chiesto l’archiviazione di Letta. Ma non hanno spiegato per quali reati fosse indagato e oltretutto hanno diffuso una notizia monca. Letta è stato scagionato dall’accusa di associazione a delinquere, ma rimane indagato per abuso, turbativa d’asta e truffa. Su queste ipotesi di reato, si è svolto un surreale ping pong tra le Procure di Roma e Potenza, dove entrambe sostenevano la competenza dell’altra e non volevano occuparsi di lui. Alla fine ci ha pensato la Cassazione, che ha spedito tutto a Lagonegro.

Gianni Letta è indagato da dieci mesi per il business dell’immigrazione. Nessuno però lo sa (o lo scrive). Lo ignora persino il magistrato che dovrà occuparsi di lui. Si chiama Francesco Greco (solo omonimo del procuratore aggiunto di Milano) e lavora da poche settimane a Lagonegro, un comune di 5 mila abitanti in provincia di Potenza, dove la Procura più piccola d’Italia, con un solo pm che fa contemporaneamente il capo reggente e il sostituto, dovrà decidere la sorte dell’uomo più potente del governo dopo Silvio Berlusconi. Con “Il Fatto quotidiano”, che gli chiede notizie sullo stato del fascicolo, Greco cade dalle nuvole. Eppure nel luglio scorso il dossier Letta è stato destinato al suo ufficio dalla Cassazione, dopo un surreale conflitto di competenza fra i magistrati di Roma e Potenza. Tutti però si sono dimenticati di dirgli che sulla sua scrivania sta per arrivare una valanga di informative, corredate da mesi di intercettazioni. Carte che accusano il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, in concorso col capo del dipartimento Immigrazione del ministero degli Interni, Mario Morcone, e con alcuni manager de “La Cascina”: una holding di cooperative da 200 milioni di euro di fatturato, braccio secolare di Comunione e Liberazione a Roma, nata come mensa per gli studenti della Capitale, che oggi controlla ospedali, hotel a 4 stelle e ristoranti di grido (come il Pedrocchi di Padova e Le Cappellette di Roma), dove i clienti vip lasciano sulle pareti la loro foto accanto alla dedica di Giulio Andreotti. Letta è sotto inchiesta per reati piuttosto pesanti: abuso d’ufficio (fino a 3 anni di carcere), turbativa d’asta (fino a 2), truffa aggravata (fino a 6).

Potenza del Vaticano 
L’indagine parte da Potenza, quando il pm Henry John Woodcock si mette a lavorare su una presunta organizzazione specializzata nell’aggiudicarsi commesse pubbliche truccando le gare. A indagare sono gli uomini della squadra mobile e quelli del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, diretti dal colonnello Sergio de Caprio, alias Capitano Ultimo, l’ufficiale che arrestò Totò Riina. Gli investigatori intercettano e pedinano i fratelli Angelo e Pierfrancesco Chiorazzo, dirigenti della Cascina e di altre società. E quasi subito scoprono che i due stanno tentando di accaparrarsi gli appalti per i centri di assistenza ai rifugiati, grazie agli aiuti di Letta. E’ l’estate del 2008. Giornali e tv lanciano ogni giorno “l’allarme immigrati” e il governo dichiara addirittura lo stato d’emergenza. Letta si muove alla sua maniera. A legarlo alla Cascina non sono solo i rapporti di consuetudine con Chiorazzo, ma è soprattutto la comune vicinanza al Vaticano e ad Andreotti, numi tutelari della cooperativa. Per anni La Cascina ha accumulato appalti dalle Alpi alla Sicilia, dalle università alle strutture pubbliche, dai teatri agli stadi, fino alla bouvette del Senato. Nel 2008 l’Asl di Taranto le ha scucito la bellezza di 8,8 milioni di euro; il comune di Roma altri 20. Non è un mistero che i vertici della Cascina selezionino il personale anche sulla base di elenchi stilati da vescovi e politici di area. Ma il gruppo non disdegna le alleanze trasversali, come quella intrecciata con il governo di Fidel Castro per gestire due hotel di lusso sulle spiagge di Santa Lucia e di Varadero. La crescita tumultuosa, le scelte sfortunate (come quella di Cuba) e 74 milioni di debiti con il fisco, hanno però messo la holding ciellina alle corde.

“Pronto, sono Gianni Letta”
Per risollevarsi dalla crisi, il vicepresidente Angelo Chiorazzo – 35 anni, celebre per aver organizzato nel ‘97 una contestazione a Oscar Luigi Scalfaro alla Sapienza di Roma, molto stimato dal segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone – punta sugli appalti in uno dei settori più redditizi e meno controllati: gli immigrati. Legatissimo a Clemente Mastella (era con lui sull’aereo di Stato da Roma al Gran Premio di Monza nel 2007), soprannominato nell’Udeur “il vaticanista” per aver organizzato vari incontri fra lo statista di Ceppaloni e Bertone, Chiorazzo ha un altro asso nella manica: proprio Letta. Il 6 agosto 2008 – si legge nelle carte – Angelo è a Palazzo Chigi col cappello in mano. Una delle sue società gestisce già il Centro accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Bari con 1200 ospiti, e sta per aprirne un altro a Taranto da 400 posti. Ogni ospite “vale” fino a 50 euro di rimborsi pubblici al giorno. Il manager fiuta l’affare (il gruppo incassa già 70 mila euro al giorno) e vorrebbe espandersi in tutt’Italia. Letta chiama il capo dell’immigrazione al ministero, il prefetto Morcone, che si mette a disposizione. Due giorni dopo Chiorazzo torna alla carica a Palazzo Chigi con la lista dei “Cara” più appetibili. In cima all’elenco, Foggia e Crotone. Dopo il secondo incontro, Letta richiama Chiorazzo per dirgli che qualcosa comincia a muoversi: “Il prefetto di Crotone mi dice che vuole che lei vada o lunedì o martedì… perchè poi lui va a Cosenza dove è stato trasferito e dice: ‘E’ meglio che lascio le cose fatte’. Allora, o lunedì o martedì mattina la aspetta in Prefettura… eh… a nome mio”. Chiorazzo ringrazia e già sogna parlando con i colleghi: “Crotone è il campo più grande d’Europa, può arrivare a 1300 persone”. Con il fratello Pierfrancesco, aggiunge: “Devi andare in Calabria a battere il ferro finché è caldo (a Crotone l’indagine sarà archiviata, ndr) ”.

L’appalto al telefono 
La dottoressa Alberti si produce in un esercizio di dettatura che pare il remake della celebre scena di “Totò, Peppino e la malafemmina”. “Allora scriva”, esordisce mentre Chiorazzo prende nota: “Alla direzione centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo. Alla cortese attenzione del prefetto Forlani, Roma. Oggetto: offerta di strutture ed accoglienza sita in Policoro, Matera”. Seguono dieci righe di dettato, dopo di che la signora ha un soprassalto di coscienza: “Senta, ma poi i posti quanti sono?”. E Chiorazzo: “210”. La funzionaria dello Stato per un attimo si ricorda del suo ruolo e pone un problema non secondario: “Ma c’è tutto? Cioè, per un’accoglienza dignitosa, c’è tutto?”. Chiorazzo la rassicura: “Sì, sì, sì, tutto. C’è tutto”. E meno male. Gli investigatori invece annotano: “Nessuna tempestiva verifica preventiva è stata eseguita dal ministero per accertare che effettivamente la struttura fosse in possesso di tutti i requisiti necessari e per verificare la sicurezza e la salubrità dei luoghi”. Solo il prefetto di Matera, un giorno prima di aprire il “Cara”, sguinzaglia una delegazione a controllare. “Sta di fatto”, prosegue la nota, “che dopo gli accessi eseguiti, su apposita richiesta della Prefettura di Matera, dall’Asl5 di Montalbano Ionico, è emerso che la struttura ospitante il Centro, in via del tutto eccezionale, può contenere al massimo 107 persone”. Così il 16 novembre 2008 la Prefettura invia un fax urgentissimo per comunicare che gli ospiti in soprannumero vanno trasferiti. Nel frattempo l’Auxilium potrebbe aver incassato 5 mila euro in più al giorno riempiendo il “Cara” oltre i limiti. Secondo la Procura di Roma, in questa vicenda non ci sarebbe nulla di penalmente rilevante. Il pm Sergio Colaiocco ha fatto archiviare l’accusa di associazione per delinquere contro Letta e Morcone. Poi, pur non essendo competente per territorio, ha lasciato intendere che – se fosse per lui – li scagionerebbe anche dalle altre accuse di abuso, truffa e turbativa. A suo avviso, lo stato d’emergenza legittima tutto. Secondo Woodcock, invece, l’emergenza non farebbe venir meno l’obbligo di chiedere almeno cinque preventivi prima di assegnare un appalto milionario con un paio di telefonate. Ora la parola passa al pm unico di Lagonegro. Se avrà tempo.

 

SENATORE MASTRANGELI : QUELLA DI DE VITA E’ ULTERIORE VERITA’.

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di Nadine Ferrero.

<<Una Lunga conversazione con l’attivista Garganico per discutere sulle problematiche che il movimento 5 stelle sottovaluta>>

Dopo le varie vicende di cronaca riguardanti il senatore sull’espulsione da parte del movimento 5 stelle, l’attivista di San Giovanni Rotondo replica: è stata una buffonata senza precedenti“. Marino Mastrangeli si può definire uno dei padri del movimento 5 stelle, ha sempre seguito con impegno e costanza tutte le iniziative a 5 stelle con passione e dedizione e le votazioni riguardo la sua esplulsione sono da ritenersi vergognose. Ho avuto un lungo colloquio con il Senatore Mastrangeli che non sarà presente al comizio di piazza ma che appoggia a pieni voti le mie iniziative sull’attivismo locale. 

Ci sono attivisti a caccia del “voto online” continua De Vita. Il movimento sottovaluta il comportamento di molti personaggi che si credono attivisti solo perchè prendono le firme in piazza o perchè fanno da Copia/Incolla dei post di Grillo. A mio avviso l’attivismo è tutt’altro ed il mio lavoro fatto da quando sono andato in TV lo renderò pubblico nell’incontro con i miei cittadini che amo e stimo. San Giovanni in questo momento è diviso come struttura meetup e se questa situazione continuerà senza un confronto continuerò con la mia linea di pensiero, dato che finora tutte le mie memorie hanno avuto conferma.

Un lungo colloquio tra i due 5 stelle, uno Portavoce l’altro Attivista, per parlare delle problematiche del movimento con l’obbiettivo di migliorarlo. De Vita ha anche espresso le sue preoccupazioni al senatore riguardo la problematica dei meetup di tutto il territorio nazionale che in molte città si stanno dividendo per problematiche interne o per divergenze che si creano tra gli attivisti, cercando di sottolineare come anche all’interno dei gruppi territoriali vadano quantomeno inserite delle regole base a soluzione del problema.

 

 

Crimi e Lombardi mollano Grillo: “Il blog nemmeno lo leggiamo più”.

crimi-lombdi Nadine Ferrero.

Il tempo passa. I Cinque Stelle cambiano. Vito Crimi Roberta Lombardii due capigruppo del M5S ora si fanno intervistare da tutti. Anche dai settimanali popolari come Oggi. Così nel numero che uscirà domani in edicola c’è una doppia intervista ai due piccoli leader grillini. L’elemento nuovo però è una presa di distanze dal leader Beppe. I sondaggi sono in calo e  le piazze si svuotano. Metteteci pure la bufera su diaria e rimborsi che i grillini vogliono tenere in tasca e il flop a Cinque Stelle è pronto. Così in linea con altri parlamentari, Crimi è Lombardi cominciano a far scricchiolare la loro devozione verso il capo supremo.

Non leggiamo il blog – La prima frecciatina arriva parlando del blog di Beppe. La Bibbia a Cinque Stelle. Il vadenecum del Movimento. Il M5S è il blog e il blog è il M5S. Crimi e Lombardi però ora si dissociano: “Quando ci emanciperemo da Grillo e Casaleggio? Già fatto. I post quotidiani di Grillo a volte ci dimentichiamo perfino di leggerli”. Una dimenticanza quella della Lombardi, che di sicuro non farà piacere a Beppe. Il vento è cambiato. Prima le bacheche facebook e i profili twitter di Crimi e Lombardi erano un copia e incolla continuo de post di Beppe. Ora invece “distrattamente” se ne dimenticano.

Grillo è ingenuo – Crimi, invece, è più riflessivo. Lui la frecciatina a Grillo non la manda sul terreno della politica, ma su quello personale. “Una cosa che non mi va di Grillo: dà confidenza a tutti, non ha filtri nell’accoglienza. Lo conosco da sei anni, si fida di cani e porci. E’ troppo buono”, afferma Crimi. In pratica per il capogruppo al Senato, Grillo è un ingenuo. eh a giudicare dalle centinaia di smentite subite da Crimi da quando è a palazzo Madama, anche lui di ingenuità ne sa qualcosa. Poi i due grillini parlano della loro vita privata. Dice la Lombardi: “affronto i problemi, senza svicolare o rimandare. Però, nella velocità, a volte dimentico di ‘condividere’, di comunicare con gli altri”. E aggiunge: “Mio figlio lo vedo solo la mattina presto, perché quando torno a casa la sera già dorme. Ma mi consolo pensando che è per pochi mesi, o anni. E che sto facendo qualcosa per lui anche fuori casa”. Crimi invece ha qualcosa da imparare: “ho poca conoscenza dei complessi regolamenti parlamentari, che sto imparando a conoscere a poco a poco”. Crimi non conosce i regolamenti però sa far di conto e conclude con il tasto doelnte di “scontrini e spese”: “Pago 60-80 euro a notte per dormire, pagati i collaboratori con i 4.180 euro lordi al mese, e detratte le spese con parte della diaria, restituiamo tutto tranne 5.000 Euro lordi”. 

FEDERICA SALSI. ECCO LE VERITA’

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di Francesca Siciliano

«Dopo il mio caso è nato il partito dittatoriale nazionale di Grillo e Casaleggio, prima c’era molta più libertà, specialmente sui territori. La base è divisa tra collaborazionisti governativi e duri e puri. Grillo non farà mai patti con i partiti, vuole comandare tutto lui. Vuole le Larghe Intese per sbancare alle prossime elezioni, ma se si votasse tra 6 mesi il Movimento non sarebbe premiato».

Federica Salsi, consigliere comunale di Bologna. Ex grillina, scomunicata e allontanata dal MoVimento lo scorso ottobre dopo aver partecipato a BallaròIntelligoNews l’ha contattata all’indomani del “perdono” che Grillo ha concesso ai senatori dissidenti, rei di aver votato Grasso al Senato.
Lei è garbata e gentile. Non una parola fuori posto, né un attacco diretto all’ex “capo Grillo”, nonostante il pessimo trattamento riservatole (forse è lei che ha perdonato veramente). Serba ancora rancore? «Assolutamente no». Ma sotto-sotto, qualcosa nel MoVimento non andava fin dall’inizio…

 

Da epurata illustre del M5S, come ha accolto la notizia del “perdono” concesso ai grillini dissidenti che hanno votato per Grasso?

«Tornare sui propri passi quando si sbaglia è positivo. Sarebbe stato un grosso problema se, al contrario, Grillo avesse continuato a usare toni duri nei confronti di chi ha agito in buona fede e secondo coscienza».

Il trattamento per lei, invece, è stato diverso. Non prova risentimento?

«Mi sono disillusa (dopo essermi illusa) su Grillo nel momento in cui ho letto gli attacchi pesanti e volgari nei miei confronti. Lui ha usato tutta la forza del suo blog e tutta la sua forza comunicativa per attaccarmi, un consigliere comunale che non aveva la sua stessa parità di accesso ai mezzi di comunicazione e il suo stesso impatto mediatico. Lì mi sono resa conto di aver sbagliato nella valutazione di Grillo-persona. Il fatto che ieri si sia reso conto di aver esagerato nei confronti dei senatori non mi fa provare rancore. Sa, mi sono messa nei panni di quei senatori, so perfettamente quello che hanno provato in quelle ore, come si sono sentiti leggendo le accuse rivolte loro. È una sensazione tremenda che non auguro a nessuno. Comunque, oggi mi sento sollevata nel pensare che qualche barlume di coscienza abbia illuminato Grillo. Nel mio caso, invece, non si è mai ammorbidito. Niente barlume».

E’ delusa da Grillo-persona e anche dal MoVimento?

«Nì. Nel 2008 entrai nel Movimento degli amici di Beppe Grillo di Bologna, animato da persone con la volontà di cambiare le cose, e cambiarle dal basso. Le dinamiche erano partecipate, non c’erano ingerenze da parte dello staff di Grillo. Quando nel 2009 venne fondato il MoVimento 5 Stelle gli attivisti chiesero, mediante la stesura di un documento, che ogni decisione venisse presa in maniera partecipata. Ma la situazione non si è evoluta con questa coerenza: mentre noi a livello locale avevamo indipendenza di gestione, a livello nazionale ci venivano imposte le direttive di Grillo, calate dall’alto e senza diritto di replica. Rimanemmo molto delusi quando ci trovammo catapultati all’interno di un movimento preconfezionato, con tanto di logo e statuto perché ci saremmo aspettati un percorso veramente partecipato, anche per la costruzione del movimento in sede nazionale. Alcuni di noi hanno provato a farsi sentire, ma all’epoca ero un semplice consigliere di un piccolo quartiere di Bologna. Non potevo far molto.
Oggi posso dirle che condivido le linee del movimento sui temi quali l’ambiente, i costi della politica. Ma moltissime questioni che portavamo avanti in passato a livello locale non sono state più prese in considerazione. Il movimento ha iniziato ad avere la grande rilevanza nazionale che abbiamo visto, dopo il “post” livido che Grillo scrisse nei miei confronti: dal quel momento qualsiasi cosa Grillo abbia scritto o detto è diventata importante per media e tv».

Quindi il suo caso è stato un paradossale spartiacque prima della consacrazione di Grillo a Lider Maximo?

«Sì, il mio caso è stato quell’elemento di crisi che ha messo sotto stress il movimento e che ha accelerato o enfatizzato il processo del riconoscimento di Grillo come leader unico».

Quanto influisce il Casaleggio pensiero o quello di un intellettuale come Becchi, sul personaggio Grillo?

«Grillo ha una sua personalità molto carismatica, lui riesce meglio di altri a comunicare i contenuti del Movimento. Alcuni di questi sono frutto delle sue ricerche, lui da sempre si è occupato di tematiche politiche, economiche, finanziarie. Per la creazione del MoVimento 5 Stelle, però, deus ex machina, è Casaleggio. Grillo fa la parte dell’aggregatore di masse, fa il frontman. Ma la parte comunicativa e la strategia è tutta opera di Casaleggio».

Potrebbero essere state le parole del Papa, molto apprezzato da Grillo, sul perdono a fargli cambiare idea sui dissidenti?

«Credo si sia accorto di averla sparata troppo grossa e ha voluto correggere il tiro. Anche perché la rete ha criticato molto le sue parole pesanti. La base si è lamentata. Non penso, dunque, che il suo ammorbidimento sia stato dettato da una folgorazione venuta “dall’alto”».

E come mai la base non è riuscita a fargli cambiare idea sull’accordo con il Pd? Anche in quel caso c’è stato fermento.

«In realtà, la rete da questo punto di vista è spaccata a metà: una parte invoca l’appoggio a un governo Bersani, un’altra vuole andare avanti dura e pura; non c’è una categoria predominante. In merito a un potenziale accordo, comunque, credo siano entrate in gioco proprio le ideologie del M5S. Grasso non appartiene al Pd in senso stretto, è un magistrato dell’antimafia; per questo Grillo, immagino abbia voluto chiudere un occhio. Sulla restante possibilità, grava il tema di fondo, per questo non c’è soluzione. Pure se l’idea viene dalla rete. Non è concepibile da parte del Movimento l’appoggio ad un qualsiasi partito, sarebbe un cedimento a quel sistema vecchio e corrotto che vogliono rivoluzionare». 

Il fatto che il M5S abbia chiesto a Napolitano o il governo o la presidenza Copasir e Vigilanza Rai, può essere pretattica o c’è dell’altro?

«La strategia è quella di Highlander: ne rimarrà uno solo. Stiamo assistendo ad una lotta senza quartiere tra le forze politiche per ottenere lo scettro del potere. Grillo punta in alto e probabilmente sì: quella di oggi può essere una strategia al fine di delegittimare tutte le forze politiche».

Quindi, anche lui come Bersani-pigliatutto?

«Non parlerei di somiglianza, piuttosto di non voler riconoscere gli altri come interlocutori. Grillo vuole andare avanti per la sua strada, punta al 100%, vuole dimostrare, mediante la delegittimazione degli altri, che il M5S è l’unica forza adatta a governare, non vuole scendere a patti. E lo sta facendo in maniera violenta: il non voler dialogare con nessuno, il continuo attacco nei confronti dei suoi… vuole comandare tutto lui».

Si aspettava il “botto” del M5S alle elezioni?

«Sì, perché a prescindere da tutte le dinamiche cha hanno disilluso alcuni militanti, il malcontento nazionale era talmente generalizzato che ha avuto la meglio. La gente era stufa di vedere le solite facce, come Bersani e Berlusconi. E quindi nonostante le perplessità sulla conduzione del movimento o sulla democrazia interna, i cittadini hanno scelto il male minore. È interessante, però, vedere come a livello locale, e mi riferisco soprattutto a Bologna, rispetto al dato nazionale il M5S ha avuto una flessione del 6%».

Quindi ha inciso il suo caso?

«Sì, gli elettori che conoscevano me e il movimento hanno valutato in maniera negativa ciò che è successo. Chi ha visto da vicino quello che è successo non ha premiato Grillo. Però l’exploit nazionale ha messo nell’ombra questo dato, a quanto pare molto meno significativo».

Gli italiani, prima o poi lo capiranno, o alle prossime elezioni accorderanno ancora la loro fiducia a Grillo?

«Dipende da quando si svolgeranno. Se dovessero essere tra 6 mesi il M5S non otterrà un consenso così diffuso: tornare alle urne a breve segnerebbe un fallimento. E a mio avviso l’Italia non se lo può permettere. Ora lui si è trovato a gestire un consenso elettorale superiore alle aspettative e non sa gestirlo. Il suo obiettivo era quello di poter fare confusione ad oltranza, ecco perché spera che gli altri partiti si organizzino nelle Larghe Intese: avrebbe le mani pulite per continuare una sorta campagna elettorale perenne stando all’opposizione».

Ha votato per il M5S alle ultime elezioni?

«Posso dirle che sono andata a votare. Nel segreto dell’urna…».

 

L’inizio della fine dei Partiti Politici

625743 XVII LEGISLATURA: PRIMA SEDUTA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

 

di Matteo De Vita.

La crisi economica è sicuramente elemento scomodo per la nostra amata Italia, specie quando ascoltiamo le varie cronache su gente che, non sapendo più come rimediare ai debiti o all’umiliazione, si toglie la vita nei modi che apprendiamo dai telegiornali. Sicuramente tutti i connazionali che hanno avuto il coraggio di affrontare un gesto simile, rimarranno per quanto mi riguarda “eroi nazionali” che ricorderemo per l’eternità.

La crisi però va anche ringraziata. Solo grazie ad essa si è riusciti a capire per vie generali tutto il benessere “reale” che gira intorno ad un partito politico, dai rimborsi elettorali, alle agevolazioni sul cibo nei palazzi istituzionali, alle auto blu, a tutte le agevolazioni di cui nessuno parla in tv come tessere da “golf club” – “dico club” – “convenzioni abbigliamento” e tanto altro che pian piano come vedete sta venendo a galla.  Certo un bilancio dello Stato da 800 Miliardi di Euro non lo ottieni solamente mettendo in evidenza le spese politiche però ci fornisce una vaga idea su come la casta politica abbia costruito intorno a se un palcoscenico fatto di benessere ad ogni livello.

La cosa molto interessante è che nonostante il Movimento 5 Stelle abbia raggiunto l’ottimo risultato elettorale, pensando ad un paese completamente nuovo, i partiti continuano il loro “modus operandi” come se la mazzata a 5 stelle non gli abbia neanche incuriositi, pensando che è solo la foga momentanea legata al voto di protesta e che tutto ritornerà come prima ed anche in tempi molto brevi. Sulla base di questi comportamenti antidemocratici cari politici sono lieto di comunicarvi che è davvero partito il vostro processo di distruzione definitiva.

Il semplice paragone possiamo vederlo dai comportamenti di tutti i 5 stelle che hanno immediatamente portato risultati eccezionali confermando le parole dette in campagna elettorale: stipendio dimezzato del 50% – rimborsi elettorali rifiutati – nessun accordo con i partiti – rendiconto pubblico delle spese sostenute e tanto altro che abbiamo visto con dati alla mano e non chiacchiere o promesse.

Sulla base di questi semplici dati, che i partiti hanno sottovalutato, è iniziato il tramonto dei partiti. Ora questo non è un vanto al movimento 5 stelle perchè sicuramente anche noi abbiamo da risolvere problemi all’interno, ma la differenza sostanziale è che i nostri problemi da risolvere riguardo gli attivisti e riguardo le candidature non compromettono il bilancio dello stato e non sottraggono denaro a nessuno, i vostri problemi invece toccano interessi economici, politici, sociali, personali, e tanto altro ancora. Lo si vede dal comportamento di molti politici di vecchio stampo che ultimamente utilizzano frasi interessanti come “dobbiamo intervenire perchè l’Italia è in crisi profonda oppure quando dite che c’è gente che muore e non possiamo più perdere tempo”.

Quali azioni hanno messo in evidenza la vostra morale nei confronti dei cittadini? A mio avviso nessuna.

Avete mai toccato i vostri stipendi? Avete mai rinunciato alle auto blu? Avete mai rifiutato i rimborsi elettorali? Avete mai rinunciato ai doppi incarichi? Avete mai accentuato sulle rinnovabili come futuro? Siete mai usciti dai palazzi per vedere i drammi che si vivono in giro dove in alcune stazioni ferroviarie d’Italia si accoltellano per un panino? Quanti di voi conoscono il dramma che si prova nell’avere debiti? Avete mai detto basta ai vitalizi? Come mai non avete messo un tetto alle pensioni e donato la parte restante ai cittadini? come mai gli extracomunitari prendono 430 euro mensili, gli ospitiamo anche negli alberghi e gli italiani dormono sotto i ponti?

Beppe Grillo è patrimonio del mondo a questo punto, dato che, paragonando l’operato del movimento 5 stelle all’operato di tutti i partiti politici le dimostrazioni date sono sotto gli occhi di tutti.

Uno dei più amati a 5 Stelle Alessandro Di Battista ha portato a conoscenza di tutti quello che nelle aule istituzionali i parlamentari del PD gli comunicavano riguardo l’elezione del presidente della repubblica con testuali parole: “Rodotà è interessante come presidente ma non lo votiamo solo perchè è stato proposto dal Movimento 5 Stelle”. Questa semplice definizione ci fa capire quanto sia lontana la definizione di Democrazia per i collusi dei partiti.

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