Archivio per la categoria ‘La Parola Agli Esperti’

Matteo De Vita fonda la Broker’s Consulting.

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di Nadine Ferrero

Un’agenzia di Brokeraggio Multimodale dedita allo sviluppo del territorio e alla produttività d’impresa. E’ questo il nuovo prodotto lanciato da Matteo De Vita (Broker del Consorzio Romano Coneas da 2 anni) che principalmente si occuperà di far ottenere credito alle imprese tramite istituti bancari esteri, tutelarle dalla tassazione attuale che ha raggiunto la vetta media del 78%, coinvolgerle nei nuovi mercati con apertura di società veicolo con sede a Londra, Lugano, Dubai. Con il supporto di Broker’s Consulting sarà possibile acquistare società precostituite oppure costituirne di nuove secondo le tue esigenze, impiantare industrie e gestire e tutelare la tua proprietà intellettuale. La società fondata da De Vita darà supporto alle imprese in base al business che vorranno condurre.

Matteo De Vita: è stato per me di fondamentale importanza partire con questo nuovo progetto dedito allo sviluppo d’impresa con strumenti completamente nuovi da inserire nel mercato Italiano. L’impatto è stato molto gradevole, specie per molti imprenditori che hanno la necessità di tutelare il proprio patrimonio immobiliare nei confronti delle tassazioni massive come appunto quella Italiana. Le tipologie di prodotti variano a seconda delle esigenze della nostra clientela, per farla breve in base alla necessità strutturale e progettuale del cliente la mia attività è quella di costruirgli un collaterale che lo tuteli da eventuali ripercussioni fiscali, bancarie e societarie.

Società offshore, conti offshore, business offshore, Equity, Trading, Finanza Straordinaria, Leasing Strumentale.

Il servizio di Broker’s Consulting è anche quello della costituzione di società offshore. Con offshore si intende un termine generalmente utilizzato impropriamente per indicare imprese create in centri finanziari con un livello di imposte molto basso, che di solito si trovano su isole (come le Isole Cayman o le Bahamas o le Seychelles) ma non necessariamente. Spesso utilizzato come sinonimo di paradiso fiscale.

Queste società sono spesso usate per proteggere l’identità del proprietario o beneficiario di determinati beni, per vari motivi oppure per ridurre in qualche modo la pressione fiscale di altri paesi. In realtà, proprio perché non è illegale, tutte le multinazionali hanno società offshore costituite in paesi dal regime fiscale agevolato, per una più accettabile tassazione degli utili. Questo solitamente viene studiato dai manager delle compagnie attraverso lo strumento dell’ingegneria finanziaria. Esistono paesi indicati in black list dagli uffici tributari italiani, quindi chi apre società offshore in paesi inseriti in apposite black list, rimarranno comunque sottoposte a indeducibilità.

Matteo De Vita: le off-shore rappresentano il futuro imprenditoriale di molti imprenditori capitalizzati che non vogliono ricevere ripercussioni mediatiche. Molti con il termine off-shore pensano solo al paradiso fiscale cosa assolutamente errata. Identificate le off-shore come uno degli strumenti maggioritari di tutela che porteranno al portafoglio clienti di Broker’s soggetti con grandi capacità economiche da tutelare. Naturalmente le operazioni di consulenza saranno anche operazioni di operatività dato che personalmente mi occuperò anche di Internazionalizzazione. 

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UNIAMOCI

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di Francesco Amodeo

Per mesi in campagna elettorale abbiamo visto i rappresentanti dei partiti opposti, schierarsi l’uno contro l’altro con una violenza verbale inaudita, li abbiamo visti diffamarsi, accusarsi, denigrarsi a vicenda. Si sono dichiarati battaglia ed hanno preso le distanze gli uni dagli altri. Le tv raccoglievano questi loro teatrini, li fomentavano, i vari conduttori come maestri d’orchestra sventolavano le loro mani per accompagnare il suono delirante delle loro grida accusatorie. La tv ha trovato per mesi proprio in questi teatrini la sua overdose di share. Sempre più drogati di numeri e percentuali ma sempre meno portatori di verità, veicolando una realtà di comodo per lo più manipolata e sempre meno raccontata. Ora il Governo è fatto. Leggo sui giornali che i due rappresentanti degli opposti schieramenti li hanno soprannominati “CIP & CIOP” come i due famosi scoiattoli del cartone animato. Ma qui di cartone c’è solo la loro dignità, mentre di animato non c’è nulla perchè queste persone sono già morte dentro schiavi del potere e vittime di loro stessi. Questo ora dovrebbe bastare per farci aprire gli occhi e suscitare in noi una reazione compatta. Ci sarebbe da chiedere un vero e proprio risarcimento danni a tutte le tv che si sono prestate a questo teatrino nascondendoci al tempo stesso le vere cause della crisi e coprendo i suoi mandanti. Dovremmo chiedere un risarcimento morale a tutti i politici/attori di questa farsa. Ma nella vita ho capito che quando lotti per il giusto nessuno ti da niente se non lotti per esso. Credo allora che dovremmo unirci per cominciare la nostra battaglia ideologica che deve essere incentrata unicamente nella lotta ai poteri forti che stanno spogliando il nostro paese dalla democrazia, dopo averci tolto la sovranità politica e monetaria e nella lotta alla disinformazione dei media complici di questo vile progetto. La nostra battaglia non può avere un colore politico definito. Per noi adesso devono esistere solo due schieramenti: da una parte il popolo consapevole e pronto a reagire e dall’altra parte i poteri forti pronti a sottometterci. E’ una battaglia che dovrebbe riguardare tutti ed unirci tutti. Dimentichiamo destra e sinistra, partiti moderati ed estremismi, ci hanno dimostrato che sono quasi tutti la stessa cosa.C’è un solo grande nemico mondialista e c’è bisogno di tanti alleati. Per il momento ho ricevuto tantissima solidarietà ma nessuno ancora che si sia realmente fatto avanti come movimento o come partito per sposare la mia causa. La domanda più frequente è Sei di destra ? sei di sinistra ? IO SONO.

Questa è la risposta giusta: io sono il mio sogno, quello di ridare l’Italia agli italiani e la dignità al popolo. Non posso mai raggiungerlo da solo non ho i mezzi e non ho le capacità ma posso continuare a sognarlo e a condividerlo con voi senza pretese

. I dre AM = I AM ::::::: IO SO g NO = IO SONO :::: Come dimostra questa equazione, noi siamo esattamente quello che sogniamo di essere.

TOO MANY SECRETS

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di Eugenio Benetazzo
La festa è finita. L’era del segreto bancario e della riservatezza finanziaria hanno ancora pochi anni di vita o forse fanno già parte del passato. Basta con i segreti, soprattutto quelli bancari. La road map che abbiamo davanti ha stimato per il 2020 la nascita degli Stati Uniti d’Europa, sempre che le prossime elezioni germanesi non rappresentino un secondo caso eclatante di ingovernabilità e destabilizzazione politica a fronte della continua escalation di gradimento e consenso del nuovo partito antieuropeista, Alternativa per la Germania, mi riprometto di tornarci ancora più avanti. L’idea su cui stanno convergendo tutte le economie europee, con il solo veto del Regno Unito, è una confederazione di stati accomunati da una stessa politica bancaria, fiscale ed economica, e per fare questo è obbligatorio rispettare alcuni steps che sono stati decisi proprio la scorsa estate. Nonostante i proclami e le risoluzioni degli organismi sovranazionali, gaudenti ispiratori di questa politica di convergenza, due paesi chiave per il loro ruolo storico in Europa, come Italia prima e Germania poi, potrebbero compromettere tuttavia questa visione da realizzarsi negli anni successivi.

I primi obiettivi a breve termine sono il coordinamento ed il rafforzamento del sistema bancario dal punto di vista patrimoniale, soprattutto delle grandi banche transazionali, e successivamente l’inasprimento delle politiche di bilancio, al fine di arrivare ad una maggior tenuta dei vari paesi membri. Costi quel che costi, questo è quello che ci aspetta nei prossimi anni, l’Europa, soprattutto e sopra tutti. In questo outlook si inserisce anche la lotta con qualsiasi mezzo contro il segreto bancario, reo di creare forme di concorrenza sleale tra le varie nazioni oltre che essere il principale strumento a supporto dell’evasione fiscale. La presenza del segreto bancario in questo momento di crisi sistemica sta avvantaggiando alcuni stati a danno di altri, pensiamo solo ai fenomeni di delocalizzazione finanziaria (non ufficiali) che si stanno perpetrando in questi ultimi due anni, i quali hanno subito un continuo e progressivo aumento nei volumi. Molti piccoli risparmiatori stanno correndo da mesi ad aprire conti di deposito in Svizzera, Lussemburgo ed in Austria credendo che questi stati siano e soprattutto saranno in grado ancora di proteggerli, tuttavia per loro ormai la Caporetto per il segreto bancario sembra sempre più vicina.

Dopo il Lussemburgo, adesso anche l’Austria si è inchinata alla nuova Europa, dichiarandosi molto disponibile ad un’intesa con Bruxelles sullo scambio automatico di informazioni concernenti i depositi bancari detenuti in paesi esteri. La proposta di accordo identifica il 2015 come anno di massima entrata in vigore dello scambio di dati simultaneo. Dopo tutto, questo tipo di intervento strutturale (stile Big Brother) è piuttosto comprensibile se si vuole far digerire veramente alle popolazioni le tanto denigrate politiche di austerity, trasmettendo così l’idea che nessuno potrà esimersi dal versare le imposte nel paese di origine, soprattutto se avrà delocalizzato in paesi scudo. Sul fronte svizzero, il clima è tutt’altro che sereno, dopo la sottomissione austriaca, la vecchia Helvetia si trova da sola contro tutti, persino contro gli USA, un paese che ha ben pensato di colpire i suoi contribuenti che detengono illegalmente o legalmente fondi al di fuori dei confini statunitensi attraverso il FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act). In buona sostanza si tratta di un dispositivo di legge di recente introduzione (2010) che obbliga tutti i contribuenti dello Zio Sam a denunciare tutte le attività finanziarie detenute all’estero direttamente all’IRS.

Quest’ultimo acronimo identifica l’Internal Revenue Service, ovvero la corrispondente Agenzia delle Entrate negli USA. Il FATCA è la bestia nera per le banche che sono obbligate, assieme ad altri intermediari finanziari come broker e investment house, a comunicare al Tesoro Americano i vari importi in deposito oltre ai vari movimenti in entrata e in uscita, saldi periodici e così via discorrendo. Utile sapere che alcune tra le più grandi banche del mondo, HSBC, Deutsche Bank, ING e Credit Suisse hanno chiuso d’ufficio i conti dei loro clienti americani pur di non dover essere soggetti a tale normativa e dover perdere gran parte delle loro caratteristiche distintive come discrezionalità, riservatezza e segretezza. L’America ha sempre fatto da apri pista, pertanto tra qualche anno anche in Europa si arriverà ad un meccanismo di controllo e supervisione delle transazioni e risorse finanziarie di ogni contribuente, sia esso italiano o tedesco o francese. Come dice il titolo, too many secrets, i troppo segreti devono finire e con essi purtroppo anche quelle poche certezze che davano ad ogni individuo alcune sicurezze, almeno sul piano finanziario: in futuro, infatti e purtroppo, le certezze saranno una prerogativa esistenziale dei grandi organismi sovranazionali a cui saremmo tutti asserviti.

San Giovanni Rotondo: E’ una Questione di Buchi

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di Michele Gemma

Casse quasi vuote. Al Comune di San Giovanni Rotondo suona l’allarme. Dopo il buco Gema, l’esposizione finanziaria dell’Ente nel progetto musicale Actor Dei, ci sono da aggiungere altri due fregature: quella della Gestor Spa, 216mila euro, e delle somme anticipate dal Comune per la costruzione delle cabine Enel, superiori a 44mila euro. Nonostante tutto il Comune di San Giovanni Rotondo ha rispettato il patto di stabilità interno, ovvero non ha peggiorato il proprio saldo finanziario, rapporto entrate-uscite. Lo spettro del dissesto finanziario (vedi San Nicandro Garganico e San Marco in Lamis stando alle dichiarazione del sindaco Angelo Cera) per la città di san Pio sembra non esserci.

Dissesto no ma difficoltà si. Secondo indiscrezioni sul conto corrente di Palazzo San Francesco ci sarebbe poca liquidità disponibile. In soli quattro mesi l’apparato comunale burocratico ha sborsato quasi 7 milioni di euro per pagamenti, relativi all’anno 2012, di diversa natura. Forniture di energia elettrica, utenze telefoniche, stipendi, carburanti, onorari, manifesti, forniture idriche, acqua minerale, gagliardetti personalizzati, merce da buffet, fiori freschi e corone d’alloro, liquidazioni franchigie per sinistri, spese per gli asilo nido ed altro ancora. Sin qui nulla di strano. Sempre che 20mila euro di spese postali per un Comune, di circa 27mila abitanti, non rappresentino qualcosa di esagerato. Il bilancio d’esercizio 2012 dell’Ente si è chiuso, al di là di spesate più o meno normali, con un avanzo di amministrazione di 381mila 226 euro. Il patrimonio netto del Comune, ossia la consistenza del patrimonio di proprietà, supera abbondantemente i 28 milioni di euro. Nella stessa somma sono iscritti, ed è uno dei punti dolenti delle casse di Palazzo San Francesco, i crediti di dubbia esigibilità. I medesimi corrispondono ad una grossa fetta di denari: 3 milioni 350mila 695 euro. La parte più sostanziosa dei “soldi virtuali” si trova alla voce somme riscosse e non versate dalla Gema S.p.A. per tassa rifiuti, Ici, Tributi minori e proventi contravvenzionali. L’azienda di riscossione che ha bucato diversi Comuni (l’azione giudiziaria sta facendo il suo corso) tra i quali anche quello caro a san Pio. Un buco largo oltre 2 milioni di euro. Non meno importanza rivestono i 938mila euro di esposizione finanziaria maturata dal Comune di San Giovanni Rotondo nel progetto musicale Actor Dei. Il musical dedicato alla vita del frate con le stimmate proclamato santo nel 2002.

Altri 216mila euro, derivanti dalla tassa per l’occupazione di suolo pubblico, non sono stati versati dalla ditta Gestor Spa nel corso dei pregressi esercizi finanziari (la durata dell’anno contabile che per i Comuni coincide con quello solare: dall’1 gennaio al 31 dicembre). L’ultimo debito di dubbia esigibilità è rappresentato dalle somme anticipate, 44mila euro 114 euro, dal Municipio per la costruzione delle cabine Enel.

Al momento Palazzo San Francesco resta nel girone dei “buoni pagatori”. Considerate anche due uscite. La prima è riferita alle spese per il personale, riferite sempre all’anno 2012, che superano di qualche euro quota 4 milioni e mezzo per circa un centinaio di dipendenti (una media di circa 45mila euro annui a dipendente). La seconda è inerente le prestazioni di servizio che ammonta a circa 9 milioni. Il problema, stando alle indiscrezioni trapelate dal Palazzo, è che nelle casse comunali ci sia una scarsa liquidità disponibile. Sino a qualche giorno fa si parlava di 170mila euro. Altra batosta che sta mettendo a dura prova i conti dell’Amministrazione pubblica è rappresentata dalla ormai celebre “tassa Bramante”, gli introiti dell’imposte (non da ultima l’Irpef comunale) serviranno a liquidare gli eredi della famiglia Bramante, in forza della sentenza emessa dal Tribunale civile di Foggia in merito ad un mancato indennizzo per esproprio di terreni. Il debito totale, di 3 milioni di euro, sarà pagato dai sangiovannesi. La scadenza del pagamento di una delle quattro tranche è alle porte. La situazione appare sotto controllo anche se i segnali economici e finanziari che arrivano da Palazzo San Francesco non sono propriamente rassicuranti.

Alle non rasserenanti condizioni delle casse municipali ha, certamente, contribuito una alternata presenza del titolare della delega al Bilancio. Dal mese di giugno del 2011, dalla elezioni a sindaco di Luigi Pompilio, sono ben tre gli assessori che si sono succeduti sulla poltrona della borsa comunale. Dapprima Gianfranco Latiano, in quota Fli, che ha rassegnato le proprie dimissioni dopo circa nove mesi di mandato a “causa di esigenze professionali”. Poi Bambina Mangiacotti. Sempre espressione di Futuro e Libertà incaricata dal primo cittadino nel mese di luglio dell’anno scorso. L’esperienza di Mangiacotti dura ancor meno di quella di Latiano. Solo cinque mesi. A dicembre Pompilio gli revoca l’incarico. A fine marzo dopo il mezzo ribaltone politico che ha visto l’ingresso in maggioranza dell’Udc, l’incarico di assessore al Bilancio viene conferito ad Antonio Centra di Scelta Civica. Quest’ultima formazione nata all’indomani delle elezioni politiche di febbraio. In sintesi su 24 mesi disponibili la postazione al Bilancio è stata occupata per circa 14 mesi. Troppo poco e troppo altalenante il cammino di un Assessorato, quello al bilancio, cruciale per la programmazione amministrativa di un Ente.

Gioco d’azzardo: la storia di un Sangiovannese

michele gemma

 

di Michele Gemma

Ha iniziato con una partitina all’interno di un bar di San Giovanni Rotondo. Con due euro ha ottenuto una vincita di 220 euro. Il guadagno di una settimana di lavoro. Giuseppe, è il suo vero nome,  sin dall’età di 16 anni ha scelto di fare il muratore. “Un lavoro che mi ha sempre affascinato, che richiede sforzo fisico e mentale”, commenta l’uomo malato di gioco d’azzardo. Stesso fascino che ha subito dalle macchinette “mangia soldi”. Che, per un crudele scherzo del destino, lo hanno sedotto con vincite relativamente importanti. “La prima volta che ho buttato i soldi nelle macchinette risale a circa quattro anni fa. Con due miseri euro ne ho vinti oltre 200. Non mi sembrava vero. Io che, da 25 anni, sudo la giornata, avevo in mano 200 euro per il solo fatto di aver schiacciato i pulsanti di un apparecchio elettronico. Tanta era la gioia che lo dissi anche a mia moglie. Andammo a cenare fuori casa. Una cosa che non facevamo da molto tempo. Dai primi anni di matrimonio. Una serata non sudata ma ricca di gioia. Il giorno successivo, prima di andare a lavorare, andai al bar per prendere un caffè. Un lusso che potevo permettermi visto che nella cassa casalinga vi era qualche euro in più.  Incontrai altri lavoratori come me, tra questi un “capo mastro” che conoscevo da molto tempo. Lo inviati a farmi compagnia. I caffè li pagai con una banconota da 5 euro. Ricevendo un resto di 3,20 euro. Soldi che immediatamente andarono a finire in una macchinetta posta all’interno del bar. Non vinsi. Nel pomeriggio, finito il mio lavoro, tornai nello stesso bar. Con l’intento di recuperare i tre euro persi la mattina. Cambiai una banconota da 10 con altrettanti pezzi da un euro. I primi sei euro andarono via come il vento, la settima monetina fu quella fortunata. Centrai il bonus. Per ben nove volte la macchinetta sganciò dalla propria pancia 100 euro. Ogni euro messo dentro corrispondeva a 100 euro di vincita. Avevo in mano uno stipendio: 900 euro. Stavolta, colpito quasi da senso di colpa, non dissi niente a mia moglie. Lo ricordo bene, nonostante la vincita, non riuscii a dormire. Ero eccitato. Sconvolto. La grossa vincita fu l’inizio della fine per me e la mia famiglia. Nei giorni successivi, sicuro del fatto che i soldi che andavo a giocare non erano previsti nel bilancio familiare, buttai all’interno delle slot tutti i 900 euro. All’inizio avvertii una sensazione di leggerezza. In tutti i sensi. Sia delle tasche e che della mente. Il mio lavoro, seppur non abbastanza renumerativo, consentiva, alla mia famiglia, di tirare la carretta dignitosamente. Stipendio che dopo qualche tempo non bastò più.  Il gioco era diventato una malattia. Lavoravo per guadagnare denaro da buttare nella “mangia soldi”. Mia moglie iniziò a girare case per piccoli prestiti. Mio figlio poté andare ad una gita scolastica grazie alla generosità di un’amica di mia moglie. Il matrimonio andò in crisi. Mia moglie minacciò di raccontare tutto ai servizi sociali e ai carabinieri. Ero diventato aggressivo nel linguaggio e scontroso nel rapporto. Mio figlio aveva paura di me. Nel giro di qualche anno , circa tre, mi sono “fumato” oltre 6mila euro. Da qualche mese, grazie anche ad un duro intervento nei miei confronti di un amico di famiglia, ho riallacciato i legami familiari. Appena percepisco lo stipendio consegno l’intera somma, con relativa busta paga, a mia moglie che gestisce il tutto non facendo mancare niente a me e a mio figlio”.

(tratto da una testimonianza reale. Articolo riproducibile solo dopo consenso dell’autore Michele Gemma)

Stalking. La Dott.ssa Miscio Spiega

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di Antonella Miscio

Perché in Italia ogni due giorni una donna viene uccisa per mano di un uomo, spesso fidanzati, mariti, compagni o ex compagni di vita?

Perché una donna adulta e intelligente al primo schiaffo non allontana da sé per sempre l’uomo che la sta maltrattando? Gli resta invece accanto, preferisce ripetersi «non sta succedendo a me, ci amiamo troppo lo devo comprendere…» e prepararsi il giorno dopo a dire ai figli, ai colleghi, agli amici che è  di nuovo inciampata ed è andata a sbattere contro lo spigolo del tavolo della cucina.

La verità è che un meccanismo patologico si innesca nella coppia, profanando quello che impropriamente in questi casi viene definito “amore”.  Rivelando che quella relazione non era fondata sulla dedizione reciproca e sulla cura l’uno dell’altra; ma sulla costante pretesa di possesso e superiorità da parte dell’uomo sulla donna.

Quel retaggio culturale secondo cui all’uomo “capofamiglia” tutto è lecito permane e cerca di riaffermarsi nelle famiglie e nelle scuole, andando a squilibrare i rapporti, i ruoli ed annientando la cultura.

Non sarà una serata di sensibilizzazione a contrasto della violenza, un convegno, un documentario, un’inchiesta o un libro a fermare la strage delle donne; neanche le migliori leggi  seppur necessarie, basteranno.

Eppure parlarne, scrivere, raccontare le storie, assegnare riconoscimenti a chi si è distinto per contrastare la violenza, andare nei teatri o nelle strade con un pensiero comune anti-violenza è un passo importante per capire e riconoscere il fenomeno. Solo essendo consapevoli della gravità del fenomeno e delle modalità su come affrontarlo è possibile combatterlo.

Movimento Internazionale Antistalking, Antipedofilia e Pari-opportunità

Dott.ssa Antonella Miscio

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