Archivio per la categoria ‘La Vita di Matteo De Vita’

Matteo De Vita si racconta…(parte seconda)

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di Matteo De Vita.

All’età di otto anni frequentavo la “chiesa madre”. Sono anni che non dimenticherò mai. In piazza Padre Pio c’era la sede del catechismo e durante la settimana non vedevo l’ora che arrivasse il martedì ed il giovedì pomeriggio. Ero un terremoto in classe. Mi ricordo che la mia maestra di nome “Giuseppina” mi metteva seduto sempre vicino a lei per tenermi buono durante la lezione. Il prete di allora era Don Leo, persona che porto sempre nei miei pensieri come simbolo di pacatezza, di aiuto, di amore per il prossimo. Erano gli anni dei primi amori, gli anni in cui la domenica ci si recava dai nonni, che ci donavano 1000 lire per poi spenderli al chiosco di “Biase” vicino alla scuola Melchionda.

A dieci anni ho iniziato il mio percorso musicale, iniziando a imparare direttamente sul giradischi la mia passione di sempre, quella del disk Jockey. Nel 1993 mettevo da parte i soldi che ricevevo dai nonni ogni domenica e con gli stessi, supplicavo mio papà per andare almeno una volta al mese presso disco “Tony Nardi” che aveva un noto negozio di dischi nella città di Manfredonia. Più veloce della luce arrivo all’anno della Cresima che ho eseguito sempre nella città di Manfredonia, presso la Cattedrale Santa. Avevo 16 anni. Nel 1996, le mie giornate erano talmente piene che il tempo sembrava camminasse alla velocità della luce: al mattino scuola, al pomeriggio andavo sui cantieri con mio padre per imparare il mestiere del muratore, alla sera sul giradischi. Tempo per i compiti, mai. La cosa che più ricordo, imparando il mestiere del muratore è il fatto che tutti gli operai di mio padre nei primi giorni mi prendevano in giro, scherzando ovviamente, assumendomi sempre il compito di andare a prendere “l’ammola cucchiara”. Teo Teo, vai giù e vai a prendere l’ammola cucchiara? Solo dopo una settimana capivo che l’ammola cucchiara non esiste ed erano gli scherzi che i muratori professionisti, mastri da cantiere, facevano ad un pischello come me, seppur figlio del titolare dell’impresa.

Nello sport non sono mai stato un grande campione, ma per un periodo ho frequentato la palestra di arti marziali presieduta dal maestro “Aldo Fini”. Da Aldo ho imparato molto, sopratutto a relazionarmi meglio con nuove persone che nelle arti marziali trovavano il loro momento di pace e nello stesso tempo di sicurezza. Arrivai alla cintura marrone. Quando finivo la palestra andavo sempre da Nonna Maria che ha casa proprio lì vicino. Difronte la casa di nonna abita ancora un mio amico storico “Giulio” un ragazzo semplice, solare e appassionato di sport. Giulio è stato un punto di riferimento per me sin da piccolo, simbolo per me di affidabilità e coerenza. Spesso andavo da lui mentre si allenava nella sua palestra personale all’ultimo piano della sua abitazione, un luogo per lui molto importante che gli ha permesso di costruire quella mastodontica struttura muscolare. Mi voleva bene Giulio e molto, difatti andavo sempre da lui con la voglia di consegnarli qualche mio cd musicale, masterizzato ovviamente.

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Matteo De Vita si racconta… (parte uno)

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di Matteo De Vita.

Descrivere nel dettaglio tutte le mie esperienze di vita significherebbe riempire un hard-disk molto capiente ma ho deciso di svelarmi a puntate, come con le puntate di “beautiful”. Nasco a San Giovanni Rotondo il giorno 8 Luglio del 1983 alle ore 17:50, peso kg 3.300. Ho frequentato l’asilo nido e le scuole elementari presso l’istituto Forgione di San Giovanni Rotondo. La cosa molto curiosa che non riuscirò mai a dimenticare è l’essermi innamorato della maestra al primo giorno di scuola, difatti, le portavo dei fiori e lettere d’amore ed ero solo un bambino di prima elementare. Ricordo che insieme a mia madre formulavamo, durante i compiti del pomeriggio, le famose lettere d’amore per la maestra, cosa che mi invogliava sempre di più a frequentare l’istituto scolastico tutti i giorni e la cosa interessante è che andando a rivedere il registro ero l’unico della classe ad avere il numero più alto di presenze durante tutto il palinsesto scolastico. Le maestre mi ricordano ancora oggi per il biondino con gli occhi verdi.

Sono cresciuto in un quartiere molto vivace, zona costa conosciuto meglio come “il quartiere del bacino”. Tutti i giorni, in presenza di qualsiasi evento atmosferico si giocava a pallone, senza fermarsi fino a sera quando le urla di mamma mi richiamavano alla base, il richiamo a cui obbedivo immediatamente, dato che le poche volte che non ho obbedito le prendevo di santa ragione. Mio padre faceva il “capo mastro” per una azienda edile dedita alla costruzione del poliambulatorio e aveva degli orari di lavoro molto stressanti, infatti ricordo che a volte ritornava anche alle 9 di sera dopo una lunga giornata di lavoro in cui si gettavano i solai e per chi conosce la struttura poliambulatorio si San Giovanni Rotondo, sa perfettamente a cosa mi riferisco in termini di grandezza della struttura. Al ritorno da scuola, tutti i giorni, mi fermavo da un anziano di nome Lazzaro che non mancava mai ad insegnarci qualche cenno di saggezza legata ai vecchi detti Sangiovannesi, uno di questi stampato a memoria nel cervello è: “pcurar magna rcotta, ianna quà ciamma fà na lotta, tu cu li pad, ie cu li man, pufft ntarr lu pucurar” vi giuro che non ho mai capito cosa significa nel dettaglio ma sono quelle cose che ti rimangono impresse e che te le porti dietro per tutto il cammino della vita.

All’età di 7 anni festeggio il mio compleanno in un modo molto originale, ricordo che con il gruppo di amici del quartiere andammo sulla “crocicchia” che si trova in cima alla montagna situata difronte casa mia. Eravamo una decina, tutti ad urlare di felicità non per l’età o per il compleanno, ma semplicemente perchè si collegava quel giorno ad un giorno come un altro per amplificare la nostra pazzia adolescente. Scesi dalla montagna poi, ricordo che i miei genitori mi fecero un regalo meraviglioso, la mia prima bici.

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