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Reboot. Un Fake DeeJay senza fine.

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di Matteo De Vita

In molti nell’ultimo periodo mi chiedono che fine abbia fatto Reboot e a tal proposito ho tirato fuori le mie considerazioni effettuando una analisi logica degli accaduti; Innanzitutto va precisato per i molti che credono ancora alle idiozie delle varie testate giornalistiche inerenti al nostro settore, che Reboot non è un deejay ma un buon producer. 

Ricordo ancora i diversi accreditamenti fatti da alcuni manager di agenzie italiane nel delineare Reboot un personaggio dedito a diventare l’erede delle consolle per esprimere il miglior concetto di musica elettronica. Tutto questo poi non è avvenuto ovviamente.

Per una mia esperienza strettamente personale, analizzando la fase logica di un “Fake deejay come Reboot”, il primo concetto che non riesco a metabolizzare è la sua totale menzogna riprospettata davanti a migliaia di persone durante i suoi set. Tanto per iniziare i suoi allegri “giochini da consolle” effettuati ad ushuaia sono il perfetto esempio di cosa un vero deejay non dovrebbe rappresentare: innanzitutto si esibisce sempre e solo con una consolle formata da mixer-computer-X1 Native Instruments, tradotto in Italiano parliamo della “consolle del dilettante”; nei suoi set non esiste matematicità e struttura, mi spiego meglio: ascoltando anche dal vivo i suoi set, reebot non riesce a monitorare quello che suona, mi riferisco nello specifico ai mix, al miscuglio dei suoni, a brani che per natura girano a 118BPM ma che il grande genio della consolle fa girare a 125BPM rovinando sia la struttura del brano che la voglia di farti ballare su esso.

Tolta la sua totale falsità dietro l’altare, tolto il suo sudore durante i set, tutti ci chiediamo: dov’è finito Reboot? Chi l’ha visto negli ultimi periodi? La risposta è molto semplice: da quando ha annunciato la sua fuoriuscita dal gruppo Vagabundos & Company Reboot non ha avuto più una serata di rilievo nel panorama europeo. Questo ti fa capire semplicemente come sia alto il potere dei manager d’agenzia che hanno ramificato indemocraticamente il loro potere in ogni stato europeo, drogando di informazioni errate migliaia di persone che non colte in ambito musicale, comprano per buono un prodotto falsato e totalmente idiota recandosi in luoghi meravigliosi per ascoltare dei “falsi deejay come Reboot”. 

Ora, io ritorno sempre sugli stessi concetti, sulle stesse problematiche ma anche sugli stessi obbiettivi: “spazzare via gli ipocriti delle consolle”. L’accaduto a Reboot è un piccolo gesto di democrazia, nel senso che mi sento molto più alleviato se questi personaggi abbiano avuto un forte calo di serate dovute anche alla loro totale impreparazione dietro la consolle.

Ma ritornando al personaggio in oggetto la domanda, anche per chi rappresenta in Italia Reboot è sempre la stessa: Reboot è un deejay? La mia risposta è molto semplice e lineare: Reboot rappresenta il totale orrore nella rappresentanza di una cultura del deejaying ormai superata da chi crede che la massima espressione musicale sia legata solo al brano che si ascolta, senza guardare i movimenti del deejay, i suoi mix, le sue capacità di collocare i suoni al momento giusto e per finire l’aspetto che io grido da anni e cioè “la struttura tecnica nel mix disegnando un deejay set”. Detto questo credo che è solo questione di tempo, ma quando la nostra battaglia diventerà di oggetto mediatico inizieremo a spazzare via questa gente riconsegnandola alla storia come i fallimenti più puri inerente l’arte del deejaying.

Come sempre, chiudendo i miei articoli dico sempre a tutti voi: fatevi delle domande e datevi delle risposte.

 

 

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